Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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5 cose che ho imparato da un neonato con la febbre alta

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Sono diabolica se dico che adoro questa faccina triste? È la mia scimmietta espressiva!

La prima febbre di tuo figlio è un’esperienza che non si scorda mai. E non importa quanto si sia preparati come genitori, la parte razionale del cervello va temporaneamente in ferie e ci si ritrova preoccupati e terrorizzati come sull’orlo di un precipizio inseguiti da lupi con gli occhi rossi (non chiedetemi perché, ma questo soleva essere un mio incubo ricorrente qualche anno fa).

Queste sono cinque cose che ho imparato dal mio cucciolo d’uomo con la febbre alta — ma che avrei voluto sapere prima.

  1. Nei bambini la febbre funziona diversamente. Tra i 38 e i 39 °C la febbre è bassa; tra i 39 e i 40 °C la febbre è moderata; sopra i 40 °C la febbre è alta. Inoltre, tanti genitori temono la febbre, ma la febbre non è altro che un meccanismo di difesa del corpo (le truppe alleate, insomma), quindi sempre benvenuta 🙂
  2. Se avessi saputo prima quanto ho scoperto al punto 1, quella notte che la febbre ha raggiunto i 39,5 °C non avrei dato a Oliver l’Apiretal (simile alla nostra tachipirina). Ma sarò più preparata per la prossima volta. Il mestiere del genitore è una lezione continua, quindi live and learn.
  3. La maggior parte delle volte non c’è bisogno di andare dal medico, anche se la febbre è l’unico sintomo. Vale lo stesso principio che vale per noi adulti: tanto riposo — meglio se in braccio a mamma 😉 — e mantenersi idratati, quindi tanto latte per le nostre tiny people. E spesso e volentieri, andare dal medico non è un’esperienza positiva.
  4. Il lamento del tuo neonato è una melodia spaccacuore, ma vale la pena registrarla e conservarla. L’altro giorno, riascoltandolo, mi sono ritrovata mamma nostalgica a pensare a quando non avrà più bisogno di noi quando avrà la febbre, di essere coccolato e curato. Sigh.
  5. Google è un ottimo medico se lo si sa consultare — altrimenti tutto, anche un prurito al piede, è sicuramente un tumore terminale.
    Io sono fortunata perché Alex è medico specializzato in tutto con Google alla mano e nei nostri anni insieme non c’è stata una volta che non sia andata dal medico senza sapere già a priori la diagnosi — ricorderò sempre una volta in cui avevo un dolore strano e Doctor Google lo aveva diagnosticato correttamente come ascesso e mi aveva anche avvertita sul fatto che al pronto soccorso avrebbero dovuto inciderlo. Insomma, santa tecnologia nella famiglia mia 😉

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