La Tela di Carlotta

5 cose che vorrei che ogni donna incinta sapesse

ott 27, 2015

Oggi alcune foto del mio pancione (che puoi vedere qui su La Tela) mi hanno fatta ripensare alla mia gravidanza. Ripensavo a quante cose ho imparato e quante ho già dimenticato e dovrò imparare di nuovo per scimmietta #2.

Ma ci sono 5 cose che mai scorderò e oggi voglio condividerle con tutte le donne che ci sono passate o ci stanno passando.

1. Non tutti i parti sono terribili e spaventosi. Non ascoltare la gente.

Una donna incinta è una calamita per storie di parto orribili. A me non dispiaceva, perché per natura mi piace prepararmi al peggior scenario possibile. Diciamola tutta, nessun parto è idilliaco come alcune mamme hippy vogliono farci credere, ma non tutti sono materiale per storie dell'orrore. Il mio è stato quasi da film. Te lo racconto qui.

Ma prima ti dico: se non vuoi, non ascoltare la gente. La gente parla troppo. Ha opinioni. Ti racconta storie, quasi sempre orribili. E se non hai un mente forte, ti demoralizza e ti fa credere che non puoi avere il parto che vuoi. Che mi porta al punto 2.

2. Partorire naturalmente, senza epidurale, è possibile.

Qui in Spagna sembrano essersi dimenticati che le donne hanno partorito senza epidurale per secoli e chiamano "naturale" il parto con epidurale. Quando dicevo ad un’altra mamma che non volevo l'epidurale, tutte mi ridevano in faccia. Certo, dipende dal parto (14 ore di travaglio magari mi farebbero cambiare idea), ma la mente è tutto e sentire le contrazioni è fondamentale: ad ogni contrazione, mi ripetevo che stavo soffrendo io per aiutare mio figlio in questo suo viaggio traumatico.

Inoltre, partorire sdraiata è per il grande schermo. Al bando le gambe all'aria! In piedi, accovacciate, sdraiate su un lato, sono tutte posizioni più naturali e se lo dite (o lo urlate) in ospedale, una buona ostetrica non ve lo impedirà.

3. La paura ferma il travaglio.

La paura rilascia adrenalina, che è il nemico numero uno dell'ossitocina, che è un ormone che favorisce le contrazioni e aiuta il bimbo ad uscire. Come evitare la paura? Non lo so, perché io non ho mai avuto paura del parto, anzi, lo aspettavo con ansia! Per me, la paura è un sentimento totalmente irrazionale, che credo si possa combattere con la conoscenza: più ci si informa sul parto, sulle sue fasi, e ci si prepara mentalmente (io l'ho fatto meditando, usando Headspace), meno paura si sente. E questo mi porta al punto 4.

4. Il corso pre-parto è fondamentale.

La conoscenza è potere, per 1. combattere la paura; 2. mettere in dubbio le autorità (solo perché un’ostetrica o un ginecologo ci dicono che dobbiamo sdraiarci o mettere l’epidurale, non significa che dobbiamo ascoltarli. Possiamo prima chiedere il perché e poi declinare se non lo consideriamo necessario); 3. convertire tuo marito nella tua mente pensante (Alex era preparatissimo e sapeva esattamente cosa volevo e cosa no. Sapevo di poter contare su di lui al 100% nel momento in cui io perdessi la lucidità).

Un buon corso pre-parto ti dà questo tipo di conoscenza. E scegliete il corso in base a quanto vi piace l’ostetrica: Graciela del centro Asunción y Pilar mi ha dato sicurezza in me stessa e mi ha fatto credere che potevo avere il parto naturale che volevo. E così è stato.

5. Dai regole precise alla famiglia e fatti rispettare.

Qui in Spagna, un parto sembra un matrimonio: tutta la famiglia (e parliamo di decine di persone) si riunisce in sala d’attesa con banchetti e giochi da tavola (non proprio, ma quasi). Era il mio peggior incubo.

Per me, un figlio è un’esperienza intima della coppia. Certo, non avrei mai negato ai nonni l’esperienza di un nipote appena nato, ma ho dato regole ben precise (nel mio caso, non ho voluto nessuno in casa al ritorno dall’ospedale, le notti e al mattino, momenti dedicati alla coppia). E ovviamente loro mi hanno rispettata e sono stati, ad essere onesta, un grande aiuto (il frigo era sempre magicamente pieno e pranzo e cena pronti a tavola).

La tua attitudine cambia tutto

Certo, può succedere di tutto e molte cose non dipendono da noi, da quanto siamo preparate, da quanta poca paura sentiamo. Ma penso che per me pensare positivo e credere di poter avere il parto che volevo ha fatto un'enorme differenza. Nella mia testa, non poteva che andare bene.

Che cosa hai imparato dalla gravidanza che non dimenticherai mai? Raccontamelo in un commento qui :-)

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Aiuto mamme e papà ad essere genitori più consapevoli e ad affiancare la scuola (o scegliere l’homeschooling) nell’educazione dei figli.

Educare a lungo termine

Filosofia Montessori, disciplina positiva ed educazione gentile: linee guida per genitori.
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Co-schooling: educare a casa

La scuola non basta. Siamo i primi e i migliori educatori dei nostri figli.
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Quando siamo partiti per un'avventura di due anni intorno al mondo, non pensavamo di fare homeschooling. Pensavamo che il viaggio avrebbe insegnato abbastanza a tutti e così è stato. Ma, applicando la filosofia Montessori, ci è venuto spontaneo seguire gli interessi di Oliver ed Emily mano a mano che sorgevano: scrivere, leggere, matematica, geografia, scienze… senza rendercene conto e con pochissime risorse, abbiamo educato i nostri figli a casa. Noi genitori possiamo fare molto con molto poco per mantenere vivo il naturale desiderio di imparare dei nostri figli. Con questo corso voglio cambiare il concetto di homeschooling.
Arriva a breve!

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Scrivo soprattutto di genitorialità consapevole, Montessori e multilinguismo. Dai un’occhiata agli ultimi post.

Montessori
Un giorno, io incinta di Oliver, mio marito mi disse: "Perché non mettiamo un materasso a terra nella camera del bimbo?". "Mai e poi mai" fu la mia risposta. È proprio così, con un rifiuto, che iniziò il mio viaggio Montessori e da allora respiro, vivo e applico la filosofia in casa ogni giorno, iniziando da me. Educare i bambini inizia da noi genitori. Per questo ho creato corsi apposta per i genitori che vogliono intraprendere un'educazione alternativa.
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La Tela di Carlotta l’ho sognato. Una mattina mi sono svegliata e nei miei sogni avevo creato un blog chiamato proprio come il romanzo. E niente, l’ho fatto! Molti anni e infiniti alti e bassi dopo, questa ragnatela di pensieri e storie è il mio lavoro. Ci ho messo molto tempo a capire che tipo di presenza online volevo essere e oggi lo so: sono trasparente, mostro vita vera, non pubblicizzo, consiglio solo marchi sostenibili (e non perché mi pagano) e credo nel valore del mio blog e dei miei corsi — perché se non crediamo noi nel valore del nostro lavoro, nessuno ci crederà per noi.
Carlotta
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Lo so! Anche io sono triste che sia già finito!