La Tela di Carlotta
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E alla fine arriva papà - Capitolo 1

mag 12, 2016

Una delle nostre prime foto insieme, scattata con Photo Booth a casa sua.

È da anni che voglio scrivere di come ho conosciuto Alex e la ragione per cui ho sempre posposto è perché è una di quelle storie che si vedono solo nei film. Volevo renderle giustizia per iscritto. Ma oggi mi sono ritrovata a scriverne—mi capita a volte, un momento sto facendo una cosa e il momento dopo sto scrivendo—e allora continuo.

Era l’estate del 2007 e, nonostante fossi venuta a Marbella con il mio allora fidanzato, chiamiamolo fidanzato, il mio cuore era libero e lo era in maniera molto onesta. Nei due anni dopo la separazione dal mio primo amore—un ragazzo bello, gentile e onesto con il quale passai cinque anni bellissimi e trasformatori della mia vita, quasi tutta la mia adolescenza—ero stata disperata ed infelice ed ero arrivata all’egoista conclusione che stare con qualcuno, chiunque, fosse più facile e meglio che stare da sola.

Il ragazzo con cui ero venuta a Marbella era quel qualcuno. Non ne ero innamorata—sfortunatamente non posso dire lo stesso di lui—ma quando mi propose di passare l’estate fuori dall’Italia mi sembrò la giusta via di fuga da una vita che mi stava stretta come un paio di jeans lavati a 60°C. Ero annoiata e stanca e demotivata. Avevo bisogno di un cambio (e di imparare lo spagnolo per laurearmi e chiudere per sempre il capitolo scuola).

Quel cambio arrivò in forma di un lavoro estivo in un piccolo ed accogliente ristorante italiano a Marbella, nel sud della Spagna. Si chiamava Terrazza Dual. Io e fidanzato avremmo lavorato lì tutta l’estate—anche se fidanzato, con le sue eccezionali doti di barman, ricevette un’offerta migliore in un cocktail bar un paio di settimane dopo il nostro arrivo e la colse al volo. Non c’era molto tempo per riposarsi o viaggiare, lavoravamo sodo, spesso in turni diversi per cui non ci incrociavamo nemmeno a casa, e nelle sere libere uscivamo con nuovi amici. Mi faceva bene stare lontana dall’Italia, ma sapevo che mi stavo ingannando nel disperato tentativo di cicatrizzare vecchie ferite ancora aperte.

Ed è allora che comparve Alex.

Una notte di giugno, questo ragazzo dall’aria scandinava, bello, biondo e abbronzato entrò al ristorante. Lo notai subito perché era bello, biondo e abbronzato. Ma va! Ordinò una pizza Dante da portare via, aspettò al bancone fissandomi palesemente con quegli occhi da orientale azzurri e sognatori e poi se ne andò.

Tornò parecchie volte durante l’estate: ogni volta ordinava una pizza Dante da portare via, si sedeva al bancone, mi fissava facendo finta di intrattenersi con quello che scoprì dopo essere l’iPhone di prima generazione (era appena uscito in America e pochissimo ce l’avevano in Europa)—quello stesso iPhone che è ora in display sulla mensola del salotto. E ogni volta, appena lo vedevano entrare, i camerieri mi guardavano e alzavano le sopracciglia con un sorriso a trentadue denti sul volto, come per dirmi Guarda chi c’è. Era diventato ufficialmente l’ammiratore non così segreto.

"Quando entrai al ristorante, tre ragazze mi vennero incontro e io scelsi Carlotta. Era bellissima, con una polo rossa che le marcava quel suo corpo a forma di clessidra (tra l'altro, non a caso è il corpo perfetto!) e i capelli mossi semi raccolti. Quella sera tornai a casa e dissi alla mia amica Cristina, che stava da me per qualche settimana, che avevo conosciuto la ragazza che sposerò e che diventerà la madre dei miei figli. Ma ci avrei messo un bel po' a trovare il coraggio di chiederle di uscire".

Due mesi. Di camerieri che sogghignavano e facevano battutine. Di cuochi che sbirciavano per non perdersi lo spettacolo. Di pizza Dante, seduto e fissandomi. Di sentirmi lusingata e un po’ emozionata. Di dimenticarsi che fidanzato mi aspettava a casa.

Ancora due mesi e… era tempo per me di fare le valige e tornare in Italia. Fidanzato era già partito la settimana prima per l’Uni, ma io avevo ancora due settimane per salutare Marbella. Per sempre, pensavo. Per la prima volta in molto tempo, mi sentivo bene sola, potevo lasciare le mie emozioni correre a briglie sciolte e sentire—davvero sentire—quell’infelicità che così a lungo avevo cercato di rattoppare. Stavo seduta ore davanti al mare, non mangiavo molto, parlavo spagnolo con scioltezza e condividevo tante lacrime con la mia amica argentina Natalia. Mi sentivo triste e meravigliosamente—masochisticamente?—bene.

Ancora due settimane e sarei tornata in Italia. Non dimenticherò mai quella sera. Un ragazzo americano ordinò due pizze da portare via e mentre aspettava, parlammo a lungo della bellezza dei bambini bilingue (già allora ero sicura che avrei cresciuto i miei futuri figli bilingue, a qualsiasi costo). Mi raccontò di come sua figlia e suo figlio, 5 e 3 anni, potevano cambiare facilmente non solo da spagnolo a inglese, ma anche da inglese americano a inglese britannico. Gli dissi quanto mi affascinasse e appassionasse la sua bellissima lingua e quanto, nella mia vita, volessi diventare quanto più bilingue l’età mi avrebbe concesso. Non lo sapevo ancora, ma avrei passato un sacco di tempo con quel ragazzo e sua moglie negli anni a venire.

"Ero ancora in ufficio a lavorare quando Matt mi chiamò. Mi disse: 'Sono appena uscito da Terrazza Dual, se non le chiedi di uscire sei pazzo'. Sapevo che aveva ragione, lo sapevo da molto tempo. Quella era la sera giusta. Uscii dall'ufficio, saltai sul primo bus, scesi quanto più vicino possibile al ristorante e camminai verso il ristorante al ritmo di Sealion by Feist (mi dava allegria). Una settimana prima, il mio amico Ivan mi aveva raccontato della 'teoria dei supermodelli': non chiedere, afferma quello che vuoi. Era esattamente quello che avrei fatto, sarei entrato e le avrei detto di uscire con me".

Quella sera Alex entrò al ristorante, si sedette al bancone, ordinò la sua pizza Dante e rimase a fissarmi, come sempre. Dentro di sé, nella sua anima di finlandese riservato, sapeva di dover fare appello a tutto il suo coraggio per chiedermi di uscire. A me, la ragazza con la polo rossa che aveva fissato per tutta l’estate.

Con il conto, dopo due mesi di nient’altro che pizza Dante, grazie e prego, iniziò una conversazione. Non ricordo esattamente cosa mi disse per attaccare bottone, ma ricordo bene come continuò.

“Dovremmo uscire a pranzo un giorno di questi.”

Così, all’improvviso. Aveva rotto il ghiaccio. All’improvviso. Aveva messo in pratica la teoria dei supermodelli. All’improvviso. Mi aveva detto di uscire con lui per pranzo.

Leggi il secondo capitolo.

Commenti

Maria • mag 17, 2016

Wow che romanticheria :) le tue parole trasmettevano perfettamente ogni singola emozione :) ma il prossimo episodio sarà a breve vero??? Non puoi mica lasciarci così...

🌸 Carlotta • mag 17, 2016

Maria, prometto che non vi farò aspettare troppo a lungo… per decidermi a scrivere questo ci ho messo anni, per i prossimi… ci metterò sicuramente di meno ahah 😉 Si sa, il difficile è iniziare!

Stefania • mag 17, 2016

Nooo ma bellissimo!!!!!!! chissà come prosegue il resto della storia!
tra l'altro, anche mio marito dice di aver pensato la stessa cosa dopo avermi incontrato la prima volta! e per me è così immensamente sorprendente che mi abbia riconosciuta e scelta tra mille!

🌸 Carlotta • mag 17, 2016

Eheh, presto scriverò il secondo episodio :-) Anzi, mi sono divertita talmente tanto a ricordare e scriverne, che ho deciso che ci saranno un sacco di capitoli, 10 anni di capitoli! 🌸 PS. Che teneri i nostri maritini, vero?

Valentina • mag 17, 2016

Che tenerezza! In attesa degli altri episodi....

Virginia • set 15, 2016

Ciao Carlotta!
Che bella storia, la vostra!! *_*
Adesso sono curiosa di sapere cosa hai risposto tu!
Un abbraccio a voi e buon giovedì!

🌸 Carlotta • set 20, 2016

Ciao Virginia, grazie per il tuo commento! Hai ragione, non ho più avuto tempo, ma è lì nella mia lista di post da scrivere e ogni volta che la apro mi guarda e mi sgrida! Prometto che lo scriverò presto, perché il meglio deve ancora venire! A volte ripenso a tutto e davvero mi sembra una storia da grande schermo! ❤

Geppi cerri • nov 22, 2016

Ciao Carlotta,tutto bello e romantico ma tutti ci stiamo chiedendo....come è la pizza Dante? Ti voglio bene , papo

🌸 Carlotta • nov 22, 2016

Ahah, sicuro che tutti si stanno chiedendo proprio quello! Pomodorini ciliegini, scaglie di parmigiano, ricola e prosciutto crudo! 😋

Geppicerri • nov 23, 2016

Stiamo tutti meglio. Bella scelta Alex!!

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Corsi online

Aiuto mamme e papà ad essere genitori più consapevoli e ad affiancare la scuola (o scegliere l’homeschooling) nell’educazione dei figli.

Co-schooling: educare a casa

La scuola non basta. Siamo i primi e i migliori educatori dei nostri figli.
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Quando siamo partiti per un'avventura di due anni intorno al mondo, non pensavamo di fare homeschooling. Pensavamo che il viaggio avrebbe insegnato abbastanza a tutti e così è stato. Ma, applicando la filosofia Montessori, ci è venuto spontaneo seguire gli interessi di Oliver ed Emily mano a mano che sorgevano: scrivere, leggere, matematica, geografia, scienze… senza rendercene conto e con pochissime risorse, abbiamo educato i nostri figli a casa. Noi genitori possiamo fare molto con molto poco per mantenere vivo il naturale desiderio di imparare dei nostri figli. Con questo corso voglio cambiare il concetto di homeschooling.

Educare a lungo termine

Filosofia Montessori, disciplina positiva ed educazione gentile: linee guida per genitori.
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La genitorialità è più semplice quando si ha una guida da seguire. Con questo corso inizierai la tua personale trasformazione interiore per diventare un genitore che educa con rispetto (per se stesso e per i figli), imparerai a usare empatia, comprensione e pazienza nelle crisi e troverai alternative ai metodi classici dell’educazione tradizionale, come minacce, castighi e punizioni. I bambini sono il futuro del nostro pianeta e il cambiamento può solo iniziare in casa.

Il blog

Scrivo soprattutto di genitorialità consapevole, Montessori e multilinguismo. Dai un’occhiata agli ultimi post.

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Non sappiamo come fare i genitori, lo impariamo ogni giorno. Questo è il mio essere madre, le mie piccole vittorie e le amare sconfitte, le mie verità scomode e le infinite lezioni di vita Montessori. E anche tutti i prodotti per bambini e i giocattoli che amiamo di più.
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Un giorno, io incinta di Oliver, mio marito mi disse: "Perché non mettiamo un materasso a terra nella camera del bimbo?". "Mai e poi mai" fu la mia risposta. È proprio così, con un rifiuto, che iniziò il mio viaggio Montessori e da allora respiro, vivo e applico la filosofia in casa ogni giorno, iniziando da me. Educare i bambini inizia da noi genitori. Per questo ho creato corsi apposta per i genitori che vogliono intraprendere un'educazione alternativa.
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La Tela di Carlotta l’ho sognato. Una mattina mi sono svegliata e nei miei sogni avevo creato un blog chiamato proprio come il romanzo. E niente, l’ho fatto! Molti anni e infiniti alti e bassi dopo, questa ragnatela di pensieri e storie è il mio lavoro. Ci ho messo molto tempo a capire che tipo di presenza online volevo essere e oggi lo so: sono trasparente, mostro vita vera, non pubblicizzo, consiglio solo marchi sostenibili (e non perché mi pagano) e credo nel valore del mio blog e dei miei corsi — perché se non crediamo noi nel valore del nostro lavoro, nessuno ci crederà per noi.
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