Allattare è una responsabilità, non una scelta.

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Aggiornamento:

La lingua di questo post è forte. Allora sentivo di dover attaccare per difendere le mie idee, perché io stessa non ne ero sicura.

Ora che sono mamma da oltre quattro anni e che ho due esperienze alle spalle, avrei scritto questo post molto diversamente: continuo a pensare che l’allattamento sia una responsabilità, il miglior inizio per un bambino a livello nutrizionale, e dopo aver sentito e visto infiniti casi diversi di maternità, sono ancora più convinta che tutte le mamme che lo vogliono davvero possano allattare con il giusto appoggio e la giusta guida.

Ma se lo riscrivessi (cosa che non faccio perché credo ci si debba sempre prendere la responsabilità delle proprie parole), sarei meno critica e più comprensiva verso le esigenze di mamme che decidono di non allattare, perché ogni famiglia, ogni bambino e ogni mamma è un mondo e ogni realtà va rispettata.

Quindi se approdi qui da neo mamma o no, ti invito a leggere il post, ma anche ciò che segue, che sono miei pensieri spontanei scritti in risposte ad altre mamme. Perché non c’è mai una sola verità, ancor meno nella maternità.


“Allatti?”

Fin dalle prime settimane di vita di Oliver, questa è stata la domanda all’ordine del giorno. E mi ritrovavo a rispondere non solo a signore anziane, pediatra, ostetriche, amiche bensì anche ad altre mamme.

E più ascoltavo questa domanda, più mi chiedevo tra me e me: “Ma che domanda è?”. Come siamo arrivati a credere che un figlio si può NON allattare? Che il latte artificiale sia altrettanto buono? Che allattare sia una scelta, non una responsabilità?

Mettere al mondo un figlio è (o dovrebbe essere) una scelta, allattarlo è una responsabilità.

La mia risposta è “Ovvio che allatto! Che altro?”. E no, non sono d’accordo con chi decide di non allattare. E no, non condivido chi si nasconde dietro scuse su scuse. I nostri figli li abbiamo messi al mondo noi, la loro esistenza è una nostra scelta, non loro. Il minimo che possiamo fare è scegliere ad ogni passo il meglio per loro, anche quando va contro ciò che è più comodo per noi e per il nostro stile di vita.

In questi quattro mesi da mamma ho imparato che  “Non avevo latte”, “Do latte artificiale perché non si sfama con il mio”, “Il latte è finito troppo presto” sono tutte dicerie e leggende metropolitane. O, a volte, scuse. Non sono una consulente, non sono un’esperta, sono solo una mamma informata che ha studiato la fisiologia dell’allattamento perché vuole il meglio per il suo bambino. E  il meglio è il latte materno — non quella schifezza artificiale che si compra in farmacia.

E sì, lo ammetto, ci sono stati momenti in cui Oliver piangeva a perdifiato rifiutando il seno e, nonostante tutto ciò che avevo letto e studiato, ho pensato “Magari sto finendo il latte, magari il mio latte non lo sfama più”. Quando il tuo bambino piange senza ragione apparente, ha il potere di far traballare tutto il tuo bagaglio mentale. Ma è proprio in quei momenti che bisogna prendere fiato, pensare di nuovo a poche e semplici regole dell’allattamento e aspettare. Perché passerà anche questa — che è il mio motto preferito.

In quei momenti questo è ciò che mi sforzo di ricordare:

Più si allatta, più si produce latte.

It’s not rocket science. Arriverà un momento in cui i seni sembreranno vuoti al tatto, ma significa semplicemente che la produzione di latte si è calibrata secondo la necessità del bambino. Quando il bambino ha fame, il latte sarà lì ad aspettarlo.

“Non ho latte” è una leggenda o una scusa.

Tutte le donne (o quasi, a esclusione di un 2-3% che ha squilibri ormonali o patologie che impediscono l’allattamento) hanno latte. Chi dice di non averne è perché non ha sufficiente pazienza d’allattare, non ci ha provato abbastanza, si è arresa troppo in fretta o, semplicemente, non ne ha voglia. Più si allatta, più si produce latte.

Il latte materno è sempre sufficiente.

Le mamme che non hanno voglia di svegliarsi di notte e introducono un biberon di latte artificiale in modo da condividere la/le poppata/e con il papà, in poco tempo inizieranno a produrre meno latte perché il corpo si abitua alle esigenze del bebè. Più si allatta, più si produce latte. Se si vuole condividere le poppate con il papà o avere un po’ di libertà in più, l’ideale è comprare una tiralatte e fare riserva in freezer del proprio latte.

L’allattamento a richiesta è la scelta migliore.

Il bambino allatta quando ha fame, non quando lo decide la madre. E poco a poco si crea la sua propria routine. Certo, la routine non sarà ogni giorno la stessa — inoltre i bambini passano attraverso quelle che in inglese chiamiamo “growth spurts” (picchi di crescita) durante i quali vogliono mangiare anche a tutte le ore… (potete leggerne di più qui) — ma con il tempo si stabilizzerà.

“Sto facendo la cosa giusta” è un mantra fondamentale.

Questa è una delle cose più importanti che ogni mamma che allatta deve ricordarsi o farsi ricordare da chi le sta vicino. I momenti di scoramento — in cui saremo ridotte a pensare che per nostro figlio siamo solo una tetta gigante — non mancheranno, come non mancheranno le volte in cui gireremo gli occhi quando ci sveglia di notte per la decima volta (“Di nuovo?”) per allattare. È proprio in quei momenti che bisogna ricordarsi che stiamo facendo la cosa giusta per noi e per nostro figlio e che prima o poi anche questo momento passerà.

La mastite, una brutta bestia!

Ne ho avute due in pochi mesi e non sono divertenti. La prima volta ero più impreparata e due giorni di febbre a 39°C hanno avuto la meglio. Ho deciso di fidarmi del medico e prendere un antibiotico prescritto per 5 giorni e che “non ha alcun effetto sul bimbo” — al terzo giorno, con Oliver stitico e insolitamente piagnone, ho smesso e ho ricorso al metodo della nonna: frequenti docce calde e massaggi e mo’ di mucca. In men che non si dica, la mastite era passata e Oliver era il bimbo felice e cagone di sempre.

Alla seconda mastite, invece di massaggi manuali ho usato il tiralatte e l’ho risolta in due giorni.


Pensieri a ragnatela dopo quattro anni da questo post

Quando si è mamme da poco, credo si abbiano pareri molto forti, perché ci si deve difendere (e difendere le proprie opinioni) da tutti.

Quando si è mamma da tanto (e averne allattati e smesso di allattare due per me è tanto) si è più sicuri di sé e si capisce che:

SÌ, magari la mia opinione rimane la stessa in generale: “è una responsabilità allattare”, perché questi figli li mettiamo al mondo noi e dobbiamo dare loro il migliore inizio in questo mondo (è secondo me, per il loro corpo, a livello nutrizionale, il migliore inizio è il latte materno).

Ma NO, se allattare ne va della propria serenità e stabilità mentale (perché non si voleva davvero allattare, perché ogni poppata è un incubo, perché l’idea dà ribrezzo… ne ho sentite tante in questi anni), allora è meglio non allattare, senza sensi di colpa né rimorsi.

LA PRIMA RESPONSABILITÀ CHE OGNI MADRE HA VERSO IL PROPRIO FIGLIO È LA PROPRIA SERENITÀ E STABILITÀ MENTALE, costi quel che costi.

Mi ci è voluto un lungo percorso dentro di me, nella giungla della maternità e un viaggio di 21 mesi nel tunnel della privazione del sonno, ma oggi so che ci sono tante esperienze e bagagli emotivi diversi e spero che ogni madre che non vuole allattare abbia la forza di ammetterlo (anche con la paura di essere giudicata) e trovi sul suo cammino un’ostetrica o una doula che sappia accoglierla e indirizzarla verso la propria serenità. 

Perché i bimbi hanno indubbiamente tanti benefici dal latte materno, ma ne hanno ancora di più da mamme (e genitori) felici. 

In questi anni di maternità ho conosciuto tante esperienze diverse. 

Stimo molto quelle mamme che nonostante avversità sovrumane (davvero sovrumane, che avrebbero fatto desistere me in un battibaleno) riescono ad allattare perché lo vogliono con tutte se stesse e non possono immaginare di non allattare il proprio bambino.

Stimo molto anche quelle mamme che ammettono che forse non avrebbero dovuto nemmeno provarci e che in una seconda gravidanza non allatteranno.

Perché come ho scritto sopra, non negherei mai l’importanza oggettiva del latte materno, ma oggi credo che la prima responsabilità che una madre (un genitore) abbia verso i propri figli sia la propria serenità. 

Non so in Italia, ma in Spagna le ostetriche hanno sempre più questa mentalità: informano sull’importanza del latte materno e aiutano il più possibile per favorire l’allattamento, ma lavorano sempre con la madre (e il bagaglio emotivo) che si trovano davanti. 

La stessa ostetrica che al corso preparto della mia seconda gravidanza ci parlò dell’importanza e dei benefici del latte materno, che ci disse che ogni mamma può allattare se lo vuole e lo desidera, che ci rassicurò che anche quando sembra non funzioni, lo si può ottenere se lo si desidera…

Quella stessa ostetrica disse a una mamma mia amica che esternò la sua esitazione (e senso di rifiuto) verso l’allattamento: “Se quando avrai tuo figlio tra le braccia, appoggiato sul petto per la prima volta, proverai ancora questa sensazione, non avere timore di ammetterlo a te stessa e agli altri come hai fatto ora. Se non vuoi allattare, il tuo corpo lo sente e te lo rende intollerabile. Ascolta sempre la tua mente e il tuo corpo. Ciò di cui tuo figlio ha bisogno più di tutto è una mamma serena. Tuo figlio è felice se lo sei tu”. 

Le disse anche che non si preoccupi perché esiste il latte artificiale ed è un’opzione più valida di soffrire ad ogni poppata. Che non lasci che il pensiero dell’allattamento non le permetta di vivere con gioia la gravidanza e i primi momenti (mesi) con suo figlio. 

Queste parole me le porto dietro da allora.

Tutto questo lo scrivo per farti capire cosa intendo quando dico che sono evoluta e oggi questo articolo lo scriverei in maniera molto diversa. Ma non rinnego il passato e mi piace prendermi la responsabilità delle mie parole, sempre e comunque, con i miei figli come con i miei lettori. Perché questo è l’esempio che voglio essere per i miei figli.


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Mi chiamo Carlotta, ho 33 anni, sono italiana, sposata con un finlandese e insieme cresciamo i nostri bimbi, Oliver (4) ed Emily (2), Montessori e multilingue. Stiamo vendendo tutto per viaggiare il mondo.

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  1. una mamma - Agosto 28, 2015

    Solo un pensiero. Sono d’accordo con te, totalmente. Il latte e’ la cosa migliore, ed e’ una responsabilità.
    Ma – non sono d’accordo sul tono. " E no, non sono d’accordo con chi decide di non allattare. E no, non condivido chi si nasconde dietro scuse su scuse e ancora scuse".
    C’e’ chi non e’ cosi’ fortunato. Che ha le ragadi e fanno un male atroce. Che magari non ha un marito innamorato di noi e di nostro figlio, che ci sceglie i vestiti dall’armadio e ci supporta. Che magari hai la depressione post-parto, e quel male proprio non lo vuoi. O ti senti più sbagliata, perché vorresti allattare ma non riesci, e non sai cosa fare. O magari il tuo bimbo e’ nato piccolo, ed e’ troppo rischioso aspettare che l’allattamento davvero prenda piede. O forse solo non hai il livello culturale per informarti da sola, e se ti dicono dagli il latte in polvere, tu ti fidi dei medici. E c’e’ chi non si può permettere la maternita’, e dopo una settimana gia’ lavora. Che anche se la legge dice che parte del tuo tempo e’ per l’allattamento o per tirarsi il latte, il tuo capo dice no, ed e’ lui che comanda. Chi semplicemente non si riesce a tirare il latte (ce ne sono molte). Chi non ce la fa, perché magari il parto e’ stato difficile e non hai le energie e devi già lavorare, e se qualcuno allatta il piccolo di notte, che sollievo. O magari il parto e’ stato difficile (un cesareo finito male, un’emorragia) e il piccolo e’ stato allattato artificialmente in ospedale, e non ha le energie per prendere la tetta, non sa più come si fa.
    Ma anche il caso di una mia amica, che aveva tutto l’appoggio del mondo, tutto e’ andato bene da subito, e’ tornata al lavoro e si tirava il latte, il suo capo le aveva messo a disposizione una stanza…. ma non riusciva a tirarsene abbastanza, e il bimbo ha iniziato a perdere peso invece che prenderne, ed e’ passata al biberon. O mia mamma, che si e’ lacerata tutta, ma proprio tutta, fuori e dentro, fino all’utero, e nessuno le ha spiegato che poteva allattarmi distesa, doveva andare al nido dell’ospedale, e non ce la faceva a stare seduta, o in piedi, e l’hanno tenuta in ospedale fino a che non ha perso il latte. E lei e’ medico, era laureata, sposata, supportata.

    E immagino ci siano altri mille casi. Anche quelle che semplicemente non hanno la voglia, o le energie.
    E neanche io sono un’esperta. Ma se c’e’ una cosa che ho imparato in questi mesi da mamma e’ che sono stata fortunata. Ho partorito come volevo, ho allattato come volevo. E non so come avrei reagito se non fosse andata così – forse mi sarei sentita "fallita" se mi avessero fatto un cesareo? E se non fossi riuscita ad allattare?

    Immagino che molte di queste donne sognassero di allattare. E che la scelta di non farlo (e si, possiamo chiamarla scelta se vuoi) sia stata sofferta, forse dolorosissima.
    E di certo, di certo non hanno bisogno di noi fortunate che "non condividiamo le loro scuse".

    • Cara mamma,

      non sai quanto piacere mi faccia il tuo commento (grazie!) e sono d’accordo con te in tante cose che scrivi. Ma, per amore del vero, ci tengo a risponderti onestamente.

      Rispetto immensamente donne come tua madre che magari non ce la fa, ma ci prova fino all’ultimo. Come la mia amica che il bimbo era prematuro e ha dovuto mangiare latte artificiale le prime settimane, ma lei (anche grazie ad amiche come noi) ha continuato a tirarsi il latte per non perderlo e ha poi insistito notte e giorno per fargli riprendere il seno (e ce l’ha fatta, perché come ci ha insegnato l’ostetrica, non c’è bimbo che con un po’ di cocciutaggine non preferisca il seno materno). O come l’altra mia amica che ha avuto gemelli e da sei mesi dorme 1 ora e mezza a notte per allattarli entrambi senza ricorrere al latte artificiale. O come l’altra mia amica ancora che, già provata da un’operazione alla schiena, ha dovuto partorire con cesareo e ha allattato le prime settimane con le lacrime agli occhi dal dolore. E mille altri casi.

      E soffro io per prima per quelle donne che non hanno potuto (davvero potuto) allattare per condizioni lavorative non idonee. Posso solo immaginare quanto abbiano sofferto loro in primis per non poter dare (e ricevere) questo meraviglioso dono che è allattare tuo figlio. E forse loro non hanno avuto scelta, ma tante altre mamme la scelta ce l’hanno e decidono di non allattare.

      A dire il vero, questo post è stato scritto dopo una conversazione su Facebook nata da una petizione di una mia amica per avere più personale di consulenza all’allattamento in Italia. Più personale, più informazione. Più informazione, meno “scuse”. Meno scuse, più bambini allattati naturalmente. “Se solo più donne sapessero che nel 97% dei casi ‘non avere latte è una leggenda metropolitana’ e che importanza abbia il latte materno nello sviluppo del loro bambino, forse non si arrenderebbero tanto facilmente”. Mi era sembrato un ottimo punto di vista, ma purtroppo molte donne si sono sentite attaccate dal suo commento e in dovere di dire la loro sul “perché bisogna rispettare chi decide di non allattare, sempre e comunque”.

      Sono dell’idea che rispettare non significhi condividere. E purtroppo, più leggevo i loro commenti, più dentro di me pensavo che no, non apprezzo né condivido chi non allatta per mancanza di voglia o energia, per non rovinarsi il seno, per dormire un paio d’ore di più la notte perché il giorno dopo lavora, per non richiedere aiuto professionale che insegni loro a tirarsi il latte quando tornano al lavoro. Ora, io stessa sono stata allattata per soli 3 o 4 mesi perché mia madre è tornata al lavoro e "avevo poco latte" e probabilmente non sono cresciuta meno bene per questo; ma se mia madre, allora 24enne e forse un po’ ingenua, avesse avuto l’informazione che ho io oggi, ci metto la mano sul fuoco che avrebbe fatto i salti mortali per allattarmi più a lungo (e con tutto ciò che stiamo scoprendo sull’alimentazione, chissà che essendo allattata più a lungo non avrei sviluppato le allergie di cui soffro da sempre, ma questa è un’altra storia di cui scriverò).

      Oggi, l’informazione è davvero a portata di tutti nella realtà in cui viviamo. E se non ne hai accesso tu, ce l’ha la tua amica. E ci sono gruppi di mamme che si ritrovano per scambiare trucchi e dubbi. E ostetriche e consulenti per l’allattamento appassionate che lavorano gratis pur di aiutare.

      E hai pienamente ragione, io sono fortunata, lo dico sempre, ho vinto la lotteria della vita e a volte mi chiedo se non sia tutto troppo bello per essere vero. E quando ho avuto anche io le mie notti insonni—e il giorno dopo ho dovuto mettere su un sorriso per dare lezione, giocare con mio figlio, pulire casa, fare lavatrici e via fino alla sera—e Alex mi ha ritrovata con le lacrime agli occhi la sera, mi sono chiesta come facciano alcune mamme meno fortunate di me. A loro va un grande “chapeau!”.

      Ma un’altra cosa è altrettanto vera—e la dico con un po’ di sfacciataggine perché ci penso e ripenso da molto tempo, ancora prima che nascesse Oliver. Se non fossi stata così fortunata con l’allattamento, grazie alle ricerche e alla conoscenza che ho sviluppato nei nove mesi di gravidanza, io personalmente non mi sarei arresa al latte in polvere. E non voglio dire “mai”, perché non mi piace, ma “mai” è proprio quello che sento.

      Grazie ancora per il tuo bellissimo commento! Spero di leggerti ancora da queste parti 🙂

  2. Silvia Azzolina - Marzo 14, 2016

    Un’esperienza che ti cambia la vita, vero?

    Intendo “cambiare idea”: ti fa scoprire che le sentenze scritte nella pietra (o scagliate come pietre) non sono state una buona idea.

    • Eh sì, Silvia, hai proprio ragione! Cambiare idea è sempre un’esperienza che ti cambia la vita. Proprio perché rende possibile essere autentici e dire la propria verità anche se scomoda, poco popolare. Perché la verità, anche quando scagliata come pietre, è sempre una buona idea, non trovi?

      Grazie per il tuo commento, mi hai fatto ricordare la lunga strada per arrivare a saper dire la mia senza paura di giudizi e critiche, o di poter—forse e chissà—cambiare idea. Un viaggio che auguro a chiunque 🌸

  3. Eleonora - Aprile 6, 2016

    Ciao! Mi presento,sono Eleonora, mamma di 24anni di una dolcissima bambina di 7.
    L’allattamento per noi é partito male anzi malissimo. Ittero alto, artificiale per farlo abbassare, suzione immatura essendo nata prima e tanti punti. Ma anche tanta cocciutaggine mia. Dopo un mese di lacrime, ragadi e tiralatte… Addio alle aggiunte e benvenuto allattamento esclusivo al seno. Ora siamo a 7mesi, allatto ancora moltissimo essendo autosvezzante e sono fiera di me. Davvero! Fiera della mia testardaggine, dei tiralatte notturni, delle lacrime e del sangue. Spero di continuare a lungo ancora, io Melissa e la sua amata tetta! Un abbraccio a te e Oliver!

    • Carlotta - Aprile 6, 2016

      Eleonora, bellissima storia, bellissima cocciutaggine! Grazie mille per averla condivisa con me, se con il prossimo sarò disperata, penserò anche a te!

      PS. Hai l’età della mia mamma quando lei ha avuto me… Per Melissa sarà bello avere una mamma così giovane, a me piace tanto!

  4. Cara Carlotta,
    mi chiamo Giulia e sono alla 35ma settimana della mia prima gravidanza. Sono capitata nel tuo blog proprio cercando info sull’allattamento.
    Onestamente, non ho ancora deciso che fare: sicuramente inizierò, ma sul ‘dopo’ non so. So che il latte materno è impareggiabile, sono un medico ospedaliero e qualcosina di fisiologia ne so (ho letto da qualche altra parte nel tuo blog che i medici non vi piacciono molto, ma che ci vuoi fare, qualcuno che pensa male di fare ‘sto mestiere ogni tanto ci vuole). La teoria la conosco tutta e posso anche comprendere il tuo punto di vista. Credo però anche che, nel caso in cui l’allattamento partisse male, non avrei la forza di fare la martire e di superare senza battere ciglio ragadi mastiti depressione & correlati vari. Sto cercando scuse? Forse. O forse ho consapevolezza dei miei limiti.
    Non so come andrà a finire il tutto, ma perdonami se ti dico che la cosa che spero più di tutte è di non incontrare, in quel momento così delicato che è il postpartum, qualcuno che usi con me il tono arrogante e perentorio che ho percepito in questo post. Lungi dallo spronarmi, la cosa mi farebbe stare ancora più da schifo. Ma forse secondo te sarebbe giusto Se io mi sentissi così, visto che il dolore, la febbre, il terrore della prossima poppata e la voglia di buttarsi dal balcone perché ci si sente annientate non sono altro che patetiche scuse.
    E spero per te che in un qualsivoglia momento di difficoltà nel tirare su i tuoi figli – capricci insopportabili, refrattarietà alla disciplina, quando saranno adolescenti e ti manderanno a stendere e ti sembrerà che tutta la fatica che hai fatto a crescerli e a inculcargli dei valori sia da buttare nel cesso per quello che è servita – anche tu non incontri qualcuno che ti tratterà con la tua stessa Intransigenza.
    Buona vita e in bocca al lupo per tutto.
    G

    • Ciao Giulia, che bellissimo commento, ti ringrazio (e giuro, senza sarcasmo!). Sai, non rinnego mai quello che scrivo e mai lo tolgo dal blog, perché credo nell’evoluzione personale e questo blog ne è pienissima. Ma ammetto che da allora, dopo quasi due anni di maternità, la mia visione al riguardo è cambiata tanto.

      Non che credo che allattare non sia una responsabilità, continuo ad esserne convinta, ma ho capito che anche se tutte le donne possono allattare, l’allattamento non è per tutte e lo rispetto profondamente. E onestamente apprezzo tantissimo quello che hai scritto: “sono consapevole dei miei limiti e non so se ne avrei la forza”. Questa non è una scusa, è una sincera ammissione di umanità che non può che essere apprezzata.

      Il messaggio che spero possa arrivare con questo post (scritto, tra l’altro in un momento di grande emotività e per questo dal tono più “perentorio”, che ormai non mi appartiene più), è che spero che sempre più mamme si informino prima di smettere di allattare perché “non ho latte”. E se poi decidono di smettere comunque, credo sia importante che sappiano ammettere a se stesse che è un proprio limite personale e che va bene comunque (io, personalmente, lo trovo più onesto).

      E sull’intransigenza, purtroppo in quei momenti di difficoltà di cui parli—che ci sono già stati e ci saranno sempre più–troverò sempre qualcuno che mi tratterà con la mia stessa intransigenza: me stessa, ahimè! Ma ci sto lavorando su, chissà che prima o poi non riesca ad essere più flessibile anche con me stessa.

      Grazie ancora, soprattutto per darmi la possibilità di ritornare su un post che oggi avrei sicuramente scritto diversamente. Buona settimana e un immenso in bocca al lupo con la tua gravidanza (mancano 5 settimana anche a me 🙂

      PS. No, voi medici siete una categoria che apprezzo e rispetto moltissimo, un mestiere fondamentale che grazie al cielo qualcuno è così pazzerello da scegliere (io non avrei mai potuto!). Purtroppo, però, qui in Spagna abbiamo avuto tante delusioni, dottori che sono sicura non piacerebbero nemmeno a te (e parlo del settore privato, perché il pubblico ogni volta mi stupisce positivamente). L’ultimo di questa lunga serie, e poi chiudo, qualche mese fa: Oliver è caduto e gli si è alzata l’unghia del mignolo. Era chiaro che l’avrebbe persa e dopo averla lasciata curare da sola per 4-5 giorni abbiamo deciso di portarlo dal pediatra per controllare che non ci fosse un’infezione. “Vorremmo solo escludere un’infezione”, abbiamo detto al pediatra, e la risposta è stata che dovevamo fare una radiografia (cosa c’entra con l’infezione?!) per escludere prima che il dito non fosse rotto (tra l’altro era ovvio che non era rotto). Oliver era particolarmente stanco e irrequieto dopo la lunga attesa in pronto soccorso, così gli ho detto che poteva guardare 10 minuti di canzoni sul telefono mentre mamma e papà finivano di parlare con il pediatra. Dopo insistere varie volte sulla radiografia e non saperci dire nulla su un’eventuale infezione, ha aggiunto: “E comunque se non volete la radiografia perché fa male, sappia [a mio marito] che quello che sta facendo sua moglie è peggio di 100 radiografie”. Con questo mi sono alzata e sono uscita. Non so tu, ma io questo “dottore” lo chiamo incompetente e poco professionale.

      • Circa il comportamento di quella mia ‘collega’ mi sarei comportata diversamente nel senso che il telefonino glielo avrei spaccato in testa: inqualificabile!
        Grazie della tua risposta, mi rendo conto adesso che anche io nel mio commento ho usato un tono decisamente aspro e me ne scuso, non intendevo esssere offensiva. È un argomento su cui mi sento particolarmente insicura per cui credo che il tuo post mi abbia punta sul vivo.
        Buon fine gravidanza (anche se siamo a pari mi sembri mooolto più in forma di me:), un abbraccio!
        G

      • Non accetto scuse, perché non devi assolutamente scusarti! 😊 Tutti abbiamo dei “punti deboli” e ricordo bene quanti ne avessi io quando è arrivato Oliver (per cui post così sulla difensiva andante! 🙂 È un periodo talmente delicato di evoluzione personale che è quasi indescrivibile.

        Sulla gravidanza, se ti va, leggerai mercoledì un breve post… stiamo attraversando un piccolo ostacolo e ci tengo a raccontarlo, anche perché il blog è ormai una sorta di terapia per me. Se ti va, iscriviti alla mia newsletter e lo ricevi direttamente via mail!

        Un abbraccio! 🌸

    • Intendi l’arroganza e la frustrazione di chi si distrugge l’esistenza pur di allattare ad ogni costo? Anche mia madre, mia zia, mia cugina, la mia migliore amica, una mia collega non hanno allattato, per motivi diversi: emorragie, mastiti, bisogno di lavorare, non aver sopportato il dolore.. sono state ottime madri ai miei occhi…invece un’altra mia amica ha allattato in condizioni estreme, da vera eroina e poi urlava ai figli, marito e amici, come una dannata per sfogare la frustrazione…

  5. Ma va cagher

    • Carlotta - Luglio 8, 2019

      Quando la natura chiama, ci andrò sicuramente, ma grazie per avermelo ricordato! 🙂

  6. Alberto F. - Luglio 28, 2019

    Ciao Carlotta!!
    Inutile dirti quanto sono d’accordo con te, già lo sai…ne abbiamo parlato proprio l’ultima volta che ci siamo incontrati…
    Ho sempre pensato che oggi giorno sono troppe le scorciatoie che permettono ad una donna di evitare l’allattamento e che al minimo dubbio o alla prima difficoltà sia forte la tentazione di prenderne una.
    La verità è che l’allattamento è una delle poche cose che solo l’essere donna ti dona la possibilità di godere…ed un legame che noi uomini non capiremo mai.
    Ho avuto la fortuna di avere una grande donna che ha avuto tutte le scuse possibili ed immaginabili per evitare questo dono, ma ha lottato per non lasciarselo sfuggire…ed ora dopo 9 mesi di poppate, credo che sarà più difficile per lei che per Patrick smettere con l’allattamento.
    Soffro per le madri che non possono godere di questa meraviglia, ma credo che siano molte meno di quelle che rinunciano…forse dovremmo veramente imparare dalle nostre nonne!

    • Carissimo Alberto, grazie mille per questo tuo commento, non smetterò mai di dirtelo: è bellissimo sentire un papà parlare di maternità e genitorialità con tanta passione.

      Sono felicissima che tu abbia condiviso qui la vostra esperienza e se ti va, ti invito a scrivere quello che vi è successo più in dettaglio, perché credo che l’esperienza di altri genitori (e quella di tua moglie è incredibile) sia importantissima per chi approda su un articolo così delicato. A volte può fare la differenza in una decisione difficile.

      Un abbraccio grande 🌸

  7. Mi fa piacere leggere che oggi saresti meno critica e più comprensiva perchè ogni famiglia ha esigenze diverse e va rispettata. La tua posizione peró rimane la stessa ed è molto, molto dura secondo me. Quindi, senza nessuna pretesa di farti cambiare idea, ma col desiderio di confrontarmi e di far sentire meno sole le mamme che non si “prendono la responsabilità”, ti porto la mia esperienza.

    Io ci ho provato per circa due mesi e i principali ricordi che ho di quel periodo sono legati all’allattamento. Non sono bei ricordi!
    La mia bimba si attaccava, stava lì 40 minuti, continuava a piangere, le davo un’aggiunta, le facevo fare il ruttino, la mettevo a letto e dopo mezz’ora, un’ora ripetevo il tutto… Questo per 12/14 volte nel corso delle 24 ore. Praticamente non facevo altro.
    Ah no, tiravo anche il latte… Per me è stato un incubo! Ero esausta!
    Sono andata avanti proprio perché mi ero informata molto con libri, incontri, leggendo anche sul web le esperienze di altre donne. A dire il vero, cercavo esperienze di donne che non avevano allattato per scelta.
    Io ho sempre pensato all’allattamento come qualcosa che non mi avrebbe fatto stare bene, ero consapevole dei miei limiti, come ti ha già scritto un’altra ragazza, ma ho voluto comunque provarci perchè tutti dicevano che era cosa buona e giusta.
    Ricordo al corso preparato una pediatra che disse: “noi promuoviamo l’allattamento al seno. Siamo contrari all’allattamento artificiale”. Mi sono chiesta perchè?! Perchè se uno è a favore di qualcosa, deve per forza fare la guerra a chi la pensa in modo diverso.
    Ricordo anche l’incontro con l’anestesista per l’eventuale epidurale, le sue domande ed una in particolare, posta come una domanda retorica: “vuole allattare, vero?” No, la verità è che non volevo.
    Poi ricordo la seconda notte dopo il parto… Dalle 10 di sera alle 6 del mattino seduta su una sedia con la bimba che ciucciava e io che piangevo. Ho suonato il campanello per chiedere un biberon, come a chiedere pietà. Mi hanno detto che se volevo me lo portavano, ma dovevano scrivere in cartella esplicitamente che era una mia richiesta, che poteva compromettere l’allattamento e che loro non potevano promuoverlo… E certo che ero io a richiederlo!

    C’è poi un volto che ricordo… O meglio un sorriso sereno di una persona che non combatte contro nessuno, che sa ascoltare, che non giudica: quello dell’ostetrica che mi ha fatto la visita post parto dopo circa due mesi dalla nascita della mia piccola. Fra le altre cose, mi ha chiesto se allattavo e se volevo che mi controllasse il seno. Le ho detto di sì, ma che davo l’aggiunta, anzi che a dire il vero la principale fonte di nutrimento della mia bimba era il latte artificiale, ma che la attaccavo quasi sempre al seno prima di darglielo. Lei ha controllato, ha visto che pur spremendo usciva poco e niente, mi ha guardato e ha capito… Mi ha detto: se vuoi continuare e sei felice, puoi farlo, puoi anche chiedere un aiuto, ma se vuoi smettere, stai tranquilla che con qualche doccia calda e spremitura, il latte andrà via da solo. Così è stato. Sono bastati pochi giorni.

    Avevo bisogno solo di una persona che non mi giudicasse, che sapesse ascoltarmi. Io la mia decisione l’avevo presa molto tempo prima, ma ero circondata da altre madri, da professioniste e anche da persone care che la pensavano come te e come molti altri… Che in fondo, in fondo sono dell’idea che chi allatta è una madre migliore.

    Oggi, dopo quasi due anni, sono serena, spero di dare un fratellino o una sorellina alla mia bimba. Penso che non allatteró. E no, non mi sento una madre che non si prende la responsabilità. Quando incontreró quegli stessi sguardi e i soliti discorsi, forse diró di no, che non allatto, senza dare spiegazioni. Oppure diró che non avevo latte, che ho avuto una mastite o chissà che cosa… Tanto non ci crederanno e penseranno che non è vero, non ci sono madri che non possono allattare e che quelle che non vogliono… Per carità! Che dio ce ne scampi! Sono contro natura!
    La differenza rispetto alla prima maternità è che non mi interesserà il loro giudizio. Non piangeró… Sorrideró.

    • Carissima Elisa, ti ringrazio di cuore per il tuo commento. Ancora prima di leggerlo avevo risposto ad alcuni commenti su Facebook, specificando la mia posizione (che volevo riservare per un altro post, ma credo sia importante che sia anche qui).

      Ho quindi aggiornato di nuovo questo post scrivendo alla fine alcuni pensieri che definiscono ciò che sento oggi su questo tema.

      Ti ringrazio tantissimo per aver dedicato il tuo tempo a condividere la tua esperienza, credo sia importantissimo per altre mamme (soprattutto le neo mamme) che approderanno su questo articolo. 💕

      Ps. “Una madre migliore”. Dopo questi primi quattro anni di maternità forse direi che una madre serena, una madre onesta intellettualmente, una madre equilibrata, una madre che sa riconoscere i propri errori e i propri limiti, una madre che sa assumersene la responsabilità con orgoglio e sicurezza, una madre che sbaglia e chiede scusa, una madre che dedica tempo a capire come tornare ad amarsi, una madre che si informa, una madre che ricerca l’evoluzione interiore, una madre che si mette in dubbio e in gioco… credo che tutte queste madri siano madri migliori. 🥰

      Allattare, non allattare, ciuccio, non ciuccio, pappe o alimentazione complementaria, pannolini lavabili o usa e getta… tutte queste sono esperienze e scelte individuali.

      E una cosa è certa: la gente, purtroppo, giudica sempre, quindi se deciderai di non allattare accogli la tua decisione con amore (verso te stessa) e non sentirti in dovere di dare spiegazioni. Sono sicura che questa seconda esperienza sarà migliore, perché tu parti già da un lavoro interiore e da una importantissima evoluzione personale. Ti mando un fortissimo abbraccio e tantissima energia positiva! 🌸

      • Sì, sono sicura che, in un caso o nell’altro, saró più serena e sicura nel prendere la decisione migliore per me e per la mia famiglia senza farmi influenzare dai giudizi altrui.

        Grazie per il tuo aggiornamento al post e per avermi dato la possibilità di mettere nero su bianco il mio pensiero.

        A presto!


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