Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Allattare è una responsabilità, non una scelta.

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Fin dalle prime settimane di vita di Oliver, questa è stata la domanda all’ordine del giorno. E mi ritrovavo a rispondere non solo a signore anziane, pediatra, ostetriche, amiche bensì anche ad altre mamme.

E più ascoltavo questa domanda, più mi chiedevo tra me e me: “Ma che domanda è?”. Come siamo arrivati a credere che un figlio si può NON allattare? Che il latte artificiale sia altrettanto buono? Che allattare sia una scelta, non una responsabilità?

Mettere al mondo un figlio è una scelta, allattarlo è una responsabilità.

La mia risposta è “Ovvio che allatto! Che altro?”. E no, non sono d’accordo con chi decide di non allattare. E no, non condivido chi si nasconde dietro scuse su scuse e ancora scuse. I nostri figli li abbiamo messi al mondo noi, la loro esistenza è una nostra scelta, non loro. Il minimo che possiamo fare è scegliere ad ogni passo il meglio per loro, anche quando va contro ciò che è meglio, più comodo per noi e il nostro stile di vita.

In questi quattro mesi da mamma ho imparato che  “Non avevo latte”, “Do latte artificiale perché non si sfama con il mio”, “Il latte è finito troppo presto” sono tutte dicerie e leggende metropolitane. O, a volte, scuse. Non sono una consulente, non sono un’esperta, sono solo una mamma informata che ha studiato la fisiologia dell’allattamento perché vuole il meglio per il suo bambino. E  il meglio è il latte materno — non quella schifezza artificiale che si compra in farmacia.

E sì, lo ammetto, ci sono stati momenti in cui Oliver piangeva a perdifiato rifiutando il seno e, nonostante tutto ciò che avevo letto e studiato, ho pensato “Magari sto finendo il latte, magari il mio latte non lo sfama più”. Quando il tuo bambino piange senza ragione apparente, ha il potere di far traballare tutto il tuo bagaglio mentale. Ma è proprio in quei momenti che bisogna prendere fiato, pensare di nuovo a poche e semplici regole dell’allattamento e aspettare. Perché passerà anche questa — che è il mio motto preferito.

In quei momenti questo è ciò che mi sforzo di ricordare:

Più si allatta, più si produce latte.

It’s not rocket science. Arriverà un momento in cui i seni sembreranno vuoti al tatto, ma significa semplicemente che la produzione di latte si è calibrata secondo la necessità del bambino. Quando il bambino ha fame, il latte sarà lì ad aspettarlo.

“Non ho latte” è una leggenda o una scusa.

Tutte le donne (o quasi, a esclusione di un 2-3% che ha squilibri ormonali o patologie che impediscono l’allattamento) hanno latte. Chi dice di non averne è perché non ha sufficiente pazienza d’allattare, non ci ha provato abbastanza, si è arresa troppo in fretta o, semplicemente, non ne ha voglia. Più si allatta, più si produce latte.

Il latte materno è sempre sufficiente.

Le mamme che non hanno voglia di svegliarsi di notte e introducono un biberon di latte artificiale in modo da condividere la/le poppata/e con il papà, in poco tempo inizieranno a produrre meno latte perché il corpo si abitua alle esigenze del bebè. Più si allatta, più si produce latte. Se si vuole condividere le poppate con il papà o avere un po’ di libertà in più, l’ideale è comprare una tiralatte e fare riserva in freezer del proprio latte (potete leggere qui la mia esperienza con il tiralatte).

L’allattamento a richiesta è la scelta migliore.

Il bambino allatta quando ha fame, non quando lo decide la madre. E poco a poco si crea la sua propria routine. Certo, la routine non sarà ogni giorno la stessa — inoltre i bambini passano attraverso quelle che in inglese chiamiamo “growth spurts” (picchi di crescita) durante i quali vogliono mangiare anche a tutte le ore… (potete leggerne di più qui) — ma con il tempo si stabilizzerà.

“Sto facendo la cosa giusta” è un mantra fondamentale.

Questa è una delle cose più importanti che ogni mamma che allatta deve ricordarsi o farsi ricordare da chi le sta vicino. I momenti di scoramento — in cui saremo ridotte a pensare che per nostro figlio siamo solo una tetta gigante — non mancheranno, come non mancheranno le volte in cui gireremo gli occhi quando ci sveglia di notte per la decima volta (“Di nuovo?”) per allattare. È proprio in quei momenti che bisogna ricordarsi che stiamo facendo la cosa giusta per noi e per nostro figlio e che prima o poi anche questo momento passerà.

La mastite, una brutta bestia!

Ne ho avute due e non sono divertenti. La prima volta ero più impreparata e due giorni di febbre a 39°C hanno avuto la meglio. Ho deciso di fidarmi del medico e prendere un antibiotico prescritto per 5 giorni e che “non ha alcun effetto sul bimbo” — al terzo giorno, con Oliver stitico e insolitamente piagnone, ho smesso e ho ricorso al metodo della nonna: frequenti docce calde e massaggi e mo’ di mucca. In men che non si dica, la mastite era passata e Oliver era il bimbo felice e cagone di sempre.

Alla seconda mastite, invece di massaggi manuali ho usato il tiralatte e l’ho risolta in due giorni (non avrei mai pensato che ne avrei comprato uno, ma ho dovuto cambiare idea sui tiralatte).


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Sono una trentenne, trilingue, mamma montessori e 88% paleo. Insegnante di lingue per lavoro, blogger e ballerina per passione.

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Se preferisci, puoi anche mandarmi un tweet o scrivermi in privato.

  1. una mamma - agosto 28, 2015

    Solo un pensiero. Sono d’accordo con te, totalmente. Il latte e’ la cosa migliore, ed e’ una responsabilità.
    Ma – non sono d’accordo sul tono. " E no, non sono d’accordo con chi decide di non allattare. E no, non condivido chi si nasconde dietro scuse su scuse e ancora scuse".
    C’e’ chi non e’ cosi’ fortunato. Che ha le ragadi e fanno un male atroce. Che magari non ha un marito innamorato di noi e di nostro figlio, che ci sceglie i vestiti dall’armadio e ci supporta. Che magari hai la depressione post-parto, e quel male proprio non lo vuoi. O ti senti più sbagliata, perché vorresti allattare ma non riesci, e non sai cosa fare. O magari il tuo bimbo e’ nato piccolo, ed e’ troppo rischioso aspettare che l’allattamento davvero prenda piede. O forse solo non hai il livello culturale per informarti da sola, e se ti dicono dagli il latte in polvere, tu ti fidi dei medici. E c’e’ chi non si può permettere la maternita’, e dopo una settimana gia’ lavora. Che anche se la legge dice che parte del tuo tempo e’ per l’allattamento o per tirarsi il latte, il tuo capo dice no, ed e’ lui che comanda. Chi semplicemente non si riesce a tirare il latte (ce ne sono molte). Chi non ce la fa, perché magari il parto e’ stato difficile e non hai le energie e devi già lavorare, e se qualcuno allatta il piccolo di notte, che sollievo. O magari il parto e’ stato difficile (un cesareo finito male, un’emorragia) e il piccolo e’ stato allattato artificialmente in ospedale, e non ha le energie per prendere la tetta, non sa più come si fa.
    Ma anche il caso di una mia amica, che aveva tutto l’appoggio del mondo, tutto e’ andato bene da subito, e’ tornata al lavoro e si tirava il latte, il suo capo le aveva messo a disposizione una stanza…. ma non riusciva a tirarsene abbastanza, e il bimbo ha iniziato a perdere peso invece che prenderne, ed e’ passata al biberon. O mia mamma, che si e’ lacerata tutta, ma proprio tutta, fuori e dentro, fino all’utero, e nessuno le ha spiegato che poteva allattarmi distesa, doveva andare al nido dell’ospedale, e non ce la faceva a stare seduta, o in piedi, e l’hanno tenuta in ospedale fino a che non ha perso il latte. E lei e’ medico, era laureata, sposata, supportata.

    E immagino ci siano altri mille casi. Anche quelle che semplicemente non hanno la voglia, o le energie.
    E neanche io sono un’esperta. Ma se c’e’ una cosa che ho imparato in questi mesi da mamma e’ che sono stata fortunata. Ho partorito come volevo, ho allattato come volevo. E non so come avrei reagito se non fosse andata così – forse mi sarei sentita "fallita" se mi avessero fatto un cesareo? E se non fossi riuscita ad allattare?

    Immagino che molte di queste donne sognassero di allattare. E che la scelta di non farlo (e si, possiamo chiamarla scelta se vuoi) sia stata sofferta, forse dolorosissima.
    E di certo, di certo non hanno bisogno di noi fortunate che "non condividiamo le loro scuse".

    • Cara mamma,

      non sai quanto piacere mi faccia il tuo commento (grazie!) e sono d’accordo con te in tante cose che scrivi. Ma, per amore del vero, ci tengo a risponderti onestamente.

      Rispetto immensamente donne come tua madre che magari non ce la fa, ma ci prova fino all’ultimo. Come la mia amica che il bimbo era prematuro e ha dovuto mangiare latte artificiale le prime settimane, ma lei (anche grazie ad amiche come noi) ha continuato a tirarsi il latte per non perderlo e ha poi insistito notte e giorno per fargli riprendere il seno (e ce l’ha fatta, perché come ci ha insegnato l’ostetrica, non c’è bimbo che con un po’ di cocciutaggine non preferisca il seno materno). O come l’altra mia amica che ha avuto gemelli e da sei mesi dorme 1 ora e mezza a notte per allattarli entrambi senza ricorrere al latte artificiale. O come l’altra mia amica ancora che, già provata da un’operazione alla schiena, ha dovuto partorire con cesareo e ha allattato le prime settimane con le lacrime agli occhi dal dolore. E mille altri casi.

      E soffro io per prima per quelle donne che non hanno potuto (davvero potuto) allattare per condizioni lavorative non idonee. Posso solo immaginare quanto abbiano sofferto loro in primis per non poter dare (e ricevere) questo meraviglioso dono che è allattare tuo figlio. E forse loro non hanno avuto scelta, ma tante altre mamme la scelta ce l’hanno e decidono di non allattare.

      A dire il vero, questo post è stato scritto dopo una conversazione su Facebook nata da una petizione di una mia amica per avere più personale di consulenza all’allattamento in Italia. Più personale, più informazione. Più informazione, meno “scuse”. Meno scuse, più bambini allattati naturalmente. “Se solo più donne sapessero che nel 97% dei casi ‘non avere latte è una leggenda metropolitana’ e che importanza abbia il latte materno nello sviluppo del loro bambino, forse non si arrenderebbero tanto facilmente”. Mi era sembrato un ottimo punto di vista, ma purtroppo molte donne si sono sentite attaccate dal suo commento e in dovere di dire la loro sul “perché bisogna rispettare chi decide di non allattare, sempre e comunque”.

      Sono dell’idea che rispettare non significhi condividere. E purtroppo, più leggevo i loro commenti, più dentro di me pensavo che no, non apprezzo né condivido chi non allatta per mancanza di voglia o energia, per non rovinarsi il seno, per dormire un paio d’ore di più la notte perché il giorno dopo lavora, per non richiedere aiuto professionale che insegni loro a tirarsi il latte quando tornano al lavoro. Ora, io stessa sono stata allattata per soli 3 o 4 mesi perché mia madre è tornata al lavoro e "avevo poco latte" e probabilmente non sono cresciuta meno bene per questo; ma se mia madre, allora 24enne e forse un po’ ingenua, avesse avuto l’informazione che ho io oggi, ci metto la mano sul fuoco che avrebbe fatto i salti mortali per allattarmi più a lungo (e con tutto ciò che stiamo scoprendo sull’alimentazione, chissà che essendo allattata più a lungo non avrei sviluppato le allergie di cui soffro da sempre, ma questa è un’altra storia di cui scriverò).

      Oggi, l’informazione è davvero a portata di tutti nella realtà in cui viviamo. E se non ne hai accesso tu, ce l’ha la tua amica. E ci sono gruppi di mamme che si ritrovano per scambiare trucchi e dubbi. E ostetriche e consulenti per l’allattamento appassionate che lavorano gratis pur di aiutare.

      E hai pienamente ragione, io sono fortunata, lo dico sempre, ho vinto la lotteria della vita e a volte mi chiedo se non sia tutto troppo bello per essere vero. E quando ho avuto anche io le mie notti insonni—e il giorno dopo ho dovuto mettere su un sorriso per dare lezione, giocare con mio figlio, pulire casa, fare lavatrici e via fino alla sera—e Alex mi ha ritrovata con le lacrime agli occhi la sera, mi sono chiesta come facciano alcune mamme meno fortunate di me. A loro va un grande “chapeau!”.

      Ma un’altra cosa è altrettanto vera—e la dico con un po’ di sfacciataggine perché ci penso e ripenso da molto tempo, ancora prima che nascesse Oliver. Se non fossi stata così fortunata con l’allattamento, grazie alle ricerche e alla conoscenza che ho sviluppato nei nove mesi di gravidanza, io personalmente non mi sarei arresa al latte in polvere. E non voglio dire “mai”, perché non mi piace, ma “mai” è proprio quello che sento.

      Grazie ancora per il tuo bellissimo commento! Spero di leggerti ancora da queste parti 🙂

  2. Silvia Azzolina - marzo 14, 2016

    Un’esperienza che ti cambia la vita, vero?

    Intendo “cambiare idea”: ti fa scoprire che le sentenze scritte nella pietra (o scagliate come pietre) non sono state una buona idea.

    • Eh sì, Silvia, hai proprio ragione! Cambiare idea è sempre un’esperienza che ti cambia la vita. Proprio perché rende possibile essere autentici e dire la propria verità anche se scomoda, poco popolare. Perché la verità, anche quando scagliata come pietre, è sempre una buona idea, non trovi?

      Grazie per il tuo commento, mi hai fatto ricordare la lunga strada per arrivare a saper dire la mia senza paura di giudizi e critiche, o di poter—forse e chissà—cambiare idea. Un viaggio che auguro a chiunque 🌸

  3. Eleonora - aprile 6, 2016

    Ciao! Mi presento,sono Eleonora, mamma di 24anni di una dolcissima bambina di 7.
    L’allattamento per noi é partito male anzi malissimo. Ittero alto, artificiale per farlo abbassare, suzione immatura essendo nata prima e tanti punti. Ma anche tanta cocciutaggine mia. Dopo un mese di lacrime, ragadi e tiralatte… Addio alle aggiunte e benvenuto allattamento esclusivo al seno. Ora siamo a 7mesi, allatto ancora moltissimo essendo autosvezzante e sono fiera di me. Davvero! Fiera della mia testardaggine, dei tiralatte notturni, delle lacrime e del sangue. Spero di continuare a lungo ancora, io Melissa e la sua amata tetta! Un abbraccio a te e Oliver!

    • Carlotta - aprile 6, 2016

      Eleonora, bellissima storia, bellissima cocciutaggine! Grazie mille per averla condivisa con me, se con il prossimo sarò disperata, penserò anche a te!

      PS. Hai l’età della mia mamma quando lei ha avuto me… Per Melissa sarà bello avere una mamma così giovane, a me piace tanto!

  4. Cara Carlotta,
    mi chiamo Giulia e sono alla 35ma settimana della mia prima gravidanza. Sono capitata nel tuo blog proprio cercando info sull’allattamento.
    Onestamente, non ho ancora deciso che fare: sicuramente inizierò, ma sul ‘dopo’ non so. So che il latte materno è impareggiabile, sono un medico ospedaliero e qualcosina di fisiologia ne so (ho letto da qualche altra parte nel tuo blog che i medici non vi piacciono molto, ma che ci vuoi fare, qualcuno che pensa male di fare ‘sto mestiere ogni tanto ci vuole). La teoria la conosco tutta e posso anche comprendere il tuo punto di vista. Credo però anche che, nel caso in cui l’allattamento partisse male, non avrei la forza di fare la martire e di superare senza battere ciglio ragadi mastiti depressione & correlati vari. Sto cercando scuse? Forse. O forse ho consapevolezza dei miei limiti.
    Non so come andrà a finire il tutto, ma perdonami se ti dico che la cosa che spero più di tutte è di non incontrare, in quel momento così delicato che è il postpartum, qualcuno che usi con me il tono arrogante e perentorio che ho percepito in questo post. Lungi dallo spronarmi, la cosa mi farebbe stare ancora più da schifo. Ma forse secondo te sarebbe giusto Se io mi sentissi così, visto che il dolore, la febbre, il terrore della prossima poppata e la voglia di buttarsi dal balcone perché ci si sente annientate non sono altro che patetiche scuse.
    E spero per te che in un qualsivoglia momento di difficoltà nel tirare su i tuoi figli – capricci insopportabili, refrattarietà alla disciplina, quando saranno adolescenti e ti manderanno a stendere e ti sembrerà che tutta la fatica che hai fatto a crescerli e a inculcargli dei valori sia da buttare nel cesso per quello che è servita – anche tu non incontri qualcuno che ti tratterà con la tua stessa Intransigenza.
    Buona vita e in bocca al lupo per tutto.
    G

    • Ciao Giulia, che bellissimo commento, ti ringrazio (e giuro, senza sarcasmo!). Sai, non rinnego mai quello che scrivo e mai lo tolgo dal blog, perché credo nell’evoluzione personale e questo blog ne è pienissima. Ma ammetto che da allora, dopo quasi due anni di maternità, la mia visione al riguardo è cambiata tanto.

      Non che credo che allattare non sia una responsabilità, continuo ad esserne convinta, ma ho capito che anche se tutte le donne possono allattare, l’allattamento non è per tutte e lo rispetto profondamente. E onestamente apprezzo tantissimo quello che hai scritto: “sono consapevole dei miei limiti e non so se ne avrei la forza”. Questa non è una scusa, è una sincera ammissione di umanità che non può che essere apprezzata.

      Il messaggio che spero possa arrivare con questo post (scritto, tra l’altro in un momento di grande emotività e per questo dal tono più “perentorio”, che ormai non mi appartiene più), è che spero che sempre più mamme si informino prima di smettere di allattare perché “non ho latte”. E se poi decidono di smettere comunque, credo sia importante che sappiano ammettere a se stesse che è un proprio limite personale e che va bene comunque (io, personalmente, lo trovo più onesto).

      E sull’intransigenza, purtroppo in quei momenti di difficoltà di cui parli—che ci sono già stati e ci saranno sempre più–troverò sempre qualcuno che mi tratterà con la mia stessa intransigenza: me stessa, ahimè! Ma ci sto lavorando su, chissà che prima o poi non riesca ad essere più flessibile anche con me stessa.

      Grazie ancora, soprattutto per darmi la possibilità di ritornare su un post che oggi avrei sicuramente scritto diversamente. Buona settimana e un immenso in bocca al lupo con la tua gravidanza (mancano 5 settimana anche a me 🙂

      PS. No, voi medici siete una categoria che apprezzo e rispetto moltissimo, un mestiere fondamentale che grazie al cielo qualcuno è così pazzerello da scegliere (io non avrei mai potuto!). Purtroppo, però, qui in Spagna abbiamo avuto tante delusioni, dottori che sono sicura non piacerebbero nemmeno a te (e parlo del settore privato, perché il pubblico ogni volta mi stupisce positivamente). L’ultimo di questa lunga serie, e poi chiudo, qualche mese fa: Oliver è caduto e gli si è alzata l’unghia del mignolo. Era chiaro che l’avrebbe persa e dopo averla lasciata curare da sola per 4-5 giorni abbiamo deciso di portarlo dal pediatra per controllare che non ci fosse un’infezione. “Vorremmo solo escludere un’infezione”, abbiamo detto al pediatra, e la risposta è stata che dovevamo fare una radiografia (cosa c’entra con l’infezione?!) per escludere prima che il dito non fosse rotto (tra l’altro era ovvio che non era rotto). Oliver era particolarmente stanco e irrequieto dopo la lunga attesa in pronto soccorso, così gli ho detto che poteva guardare 10 minuti di canzoni sul telefono mentre mamma e papà finivano di parlare con il pediatra. Dopo insistere varie volte sulla radiografia e non saperci dire nulla su un’eventuale infezione, ha aggiunto: “E comunque se non volete la radiografia perché fa male, sappia [a mio marito] che quello che sta facendo sua moglie è peggio di 100 radiografie”. Con questo mi sono alzata e sono uscita. Non so tu, ma io questo “dottore” lo chiamo incompetente e poco professionale.

      • Circa il comportamento di quella mia ‘collega’ mi sarei comportata diversamente nel senso che il telefonino glielo avrei spaccato in testa: inqualificabile!
        Grazie della tua risposta, mi rendo conto adesso che anche io nel mio commento ho usato un tono decisamente aspro e me ne scuso, non intendevo esssere offensiva. È un argomento su cui mi sento particolarmente insicura per cui credo che il tuo post mi abbia punta sul vivo.
        Buon fine gravidanza (anche se siamo a pari mi sembri mooolto più in forma di me:), un abbraccio!
        G

      • Non accetto scuse, perché non devi assolutamente scusarti! 😊 Tutti abbiamo dei “punti deboli” e ricordo bene quanti ne avessi io quando è arrivato Oliver (per cui post così sulla difensiva andante! 🙂 È un periodo talmente delicato di evoluzione personale che è quasi indescrivibile.

        Sulla gravidanza, se ti va, leggerai mercoledì un breve post… stiamo attraversando un piccolo ostacolo e ci tengo a raccontarlo, anche perché il blog è ormai una sorta di terapia per me. Se ti va, iscriviti alla mia newsletter e lo ricevi direttamente via mail!

        Un abbraccio! 🌸

    • Intendi l’arroganza e la frustrazione di chi si distrugge l’esistenza pur di allattare ad ogni costo? Anche mia madre, mia zia, mia cugina, la mia migliore amica, una mia collega non hanno allattato, per motivi diversi: emorragie, mastiti, bisogno di lavorare, non aver sopportato il dolore.. sono state ottime madri ai miei occhi…invece un’altra mia amica ha allattato in condizioni estreme, da vera eroina e poi urlava ai figli, marito e amici, come una dannata per sfogare la frustrazione…


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