🌸 La Tela di Carlotta
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Allattare è una responsabilità, non una scelta.

Aggiornamento:

La lingua di questo post è forte. Allora sentivo di dover attaccare per difendere le mie idee, perché io stessa non ne ero sicura.

Ora che sono mamma da oltre quattro anni e che ho due esperienze alle spalle, avrei scritto questo post molto diversamente: continuo a pensare che l’allattamento sia una responsabilità, il miglior inizio per un bambino a livello nutrizionale, e dopo aver sentito e visto infiniti casi diversi di maternità, sono ancora più convinta che tutte le mamme che lo vogliono davvero possano allattare con il giusto appoggio e la giusta guida.

Ma se lo riscrivessi (cosa che non faccio perché credo ci si debba sempre prendere la responsabilità delle proprie parole), sarei meno critica e più comprensiva verso le esigenze di mamme che decidono di non allattare, perché ogni famiglia, ogni bambino e ogni mamma è un mondo e ogni realtà va rispettata.

Quindi se approdi qui da neo mamma o no, ti invito a leggere il post, ma anche ciò che segue, che sono miei pensieri spontanei scritti in risposte ad altre mamme. Perché non c’è mai una sola verità, ancor meno nella maternità.


“Allatti?”

Fin dalle prime settimane di vita di Oliver, questa è stata la domanda all’ordine del giorno. E mi ritrovavo a rispondere non solo a signore anziane, pediatra, ostetriche, amiche bensì anche ad altre mamme.

E più ascoltavo questa domanda, più mi chiedevo tra me e me: “Ma che domanda è?”. Come siamo arrivati a credere che un figlio si può NON allattare? Che il latte artificiale sia altrettanto buono? Che allattare sia una scelta, non una responsabilità?

Mettere al mondo un figlio è (o dovrebbe essere) una scelta, allattarlo è una responsabilità.

La mia risposta è “Ovvio che allatto! Che altro?”. E no, non sono d’accordo con chi decide di non allattare. E no, non condivido chi si nasconde dietro scuse su scuse. I nostri figli li abbiamo messi al mondo noi, la loro esistenza è una nostra scelta, non loro. Il minimo che possiamo fare è scegliere ad ogni passo il meglio per loro, anche quando va contro ciò che è più comodo per noi e per il nostro stile di vita.

In questi quattro mesi da mamma ho imparato che  ”Non avevo latte”, “Do latte artificiale perché non si sfama con il mio”, “Il latte è finito troppo presto” sono tutte dicerie e leggende metropolitane. O, a volte, scuse. Non sono una consulente, non sono un’esperta, sono solo una mamma informata che ha studiato la fisiologia dell’allattamento perché vuole il meglio per il suo bambino. E  il meglio è il latte materno — non quella schifezza artificiale che si compra in farmacia.

E sì, lo ammetto, ci sono stati momenti in cui Oliver piangeva a perdifiato rifiutando il seno e, nonostante tutto ciò che avevo letto e studiato, ho pensato “Magari sto finendo il latte, magari il mio latte non lo sfama più”. Quando il tuo bambino piange senza ragione apparente, ha il potere di far traballare tutto il tuo bagaglio mentale. Ma è proprio in quei momenti che bisogna prendere fiato, pensare di nuovo a poche e semplici regole dell’allattamento e aspettare. Perché passerà anche questa — che è il mio motto preferito.

In quei momenti questo è ciò che mi sforzo di ricordare:

Più si allatta, più si produce latte.

It’s not rocket science. Arriverà un momento in cui i seni sembreranno vuoti al tatto, ma significa semplicemente che la produzione di latte si è calibrata secondo la necessità del bambino. Quando il bambino ha fame, il latte sarà lì ad aspettarlo.

"Non ho latte" è una leggenda o una scusa.

Tutte le donne (o quasi, a esclusione di un 2-3% che ha squilibri ormonali o patologie che impediscono l’allattamento) hanno latte. Chi dice di non averne è perché non ha sufficiente pazienza d’allattare, non ci ha provato abbastanza, si è arresa troppo in fretta o, semplicemente, non ne ha voglia. Più si allatta, più si produce latte.

Il latte materno è sempre sufficiente.

Le mamme che non hanno voglia di svegliarsi di notte e introducono un biberon di latte artificiale in modo da condividere la/le poppata/e con il papà, in poco tempo inizieranno a produrre meno latte perché il corpo si abitua alle esigenze del bebè. Più si allatta, più si produce latte. Se si vuole condividere le poppate con il papà o avere un po’ di libertà in più, l’ideale è comprare una tiralatte e fare riserva in freezer del proprio latte.

L'allattamento a richiesta è la scelta migliore.

Il bambino allatta quando ha fame, non quando lo decide la madre. E poco a poco si crea la sua propria routine. Certo, la routine non sarà ogni giorno la stessa — inoltre i bambini passano attraverso quelle che in inglese chiamiamo “growth spurts” (picchi di crescita) durante i quali vogliono mangiare anche a tutte le ore… (potete leggerne di più qui) — ma con il tempo si stabilizzerà.

"Sto facendo la cosa giusta" è un mantra fondamentale.

Questa è una delle cose più importanti che ogni mamma che allatta deve ricordarsi o farsi ricordare da chi le sta vicino. I momenti di scoramento — in cui saremo ridotte a pensare che per nostro figlio siamo solo una tetta gigante — non mancheranno, come non mancheranno le volte in cui gireremo gli occhi quando ci sveglia di notte per la decima volta (“Di nuovo?”) per allattare. È proprio in quei momenti che bisogna ricordarsi che stiamo facendo la cosa giusta per noi e per nostro figlio e che prima o poi anche questo momento passerà.

La mastite, una brutta bestia!

Ne ho avute due in pochi mesi e non sono divertenti. La prima volta ero più impreparata e due giorni di febbre a 39°C hanno avuto la meglio. Ho deciso di fidarmi del medico e prendere un antibiotico prescritto per 5 giorni e che “non ha alcun effetto sul bimbo” — al terzo giorno, con Oliver stitico e insolitamente piagnone, ho smesso e ho ricorso al metodo della nonna: frequenti docce calde e massaggi e mo’ di mucca. In men che non si dica, la mastite era passata e Oliver era il bimbo felice e cagone di sempre.

Alla seconda mastite, invece di massaggi manuali ho usato il tiralatte e l’ho risolta in due giorni.


Pensieri a ragnatela dopo quattro anni da questo post

Quando si è mamme da poco, credo si abbiano pareri molto forti, perché ci si deve difendere (e difendere le proprie opinioni) da tutti.

Quando si è mamma da tanto (e averne allattati e smesso di allattare due per me è tanto) si è più sicuri di sé e si capisce che:

SÌ, magari la mia opinione rimane la stessa in generale: “è una responsabilità allattare”, perché questi figli li mettiamo al mondo noi e dobbiamo dare loro il migliore inizio in questo mondo (è secondo me, per il loro corpo, a livello nutrizionale, il migliore inizio è il latte materno).

Ma NO, se allattare ne va della propria serenità e stabilità mentale (perché non si voleva davvero allattare, perché ogni poppata è un incubo, perché l’idea dà ribrezzo… ne ho sentite tante in questi anni), allora è meglio non allattare, senza sensi di colpa né rimorsi.

LA PRIMA RESPONSABILITÀ CHE OGNI MADRE HA VERSO IL PROPRIO FIGLIO È LA PROPRIA SERENITÀ E STABILITÀ MENTALE, costi quel che costi.

Mi ci è voluto un lungo percorso dentro di me, nella giungla della maternità e un viaggio di 21 mesi nel tunnel della privazione del sonno, ma oggi so che ci sono tante esperienze e bagagli emotivi diversi e spero che ogni madre che non vuole allattare abbia la forza di ammetterlo (anche con la paura di essere giudicata) e trovi sul suo cammino un’ostetrica o una doula che sappia accoglierla e indirizzarla verso la propria serenità. 

Perché i bimbi hanno indubbiamente tanti benefici dal latte materno, ma ne hanno ancora di più da mamme (e genitori) felici. 

In questi anni di maternità ho conosciuto tante esperienze diverse. 

Stimo molto quelle mamme che nonostante avversità sovrumane (davvero sovrumane, che avrebbero fatto desistere me in un battibaleno) riescono ad allattare perché lo vogliono con tutte se stesse e non possono immaginare di non allattare il proprio bambino.

Stimo molto anche quelle mamme che ammettono che forse non avrebbero dovuto nemmeno provarci e che in una seconda gravidanza non allatteranno.

Perché come ho scritto sopra, non negherei mai l’importanza oggettiva del latte materno, ma oggi credo che la prima responsabilità che una madre (un genitore) abbia verso i propri figli sia la propria serenità. 

Non so in Italia, ma in Spagna le ostetriche hanno sempre più questa mentalità: informano sull’importanza del latte materno e aiutano il più possibile per favorire l’allattamento, ma lavorano sempre con la madre (e il bagaglio emotivo) che si trovano davanti. 

La stessa ostetrica che al corso preparto della mia seconda gravidanza ci parlò dell’importanza e dei benefici del latte materno, che ci disse che ogni mamma può allattare se lo vuole e lo desidera, che ci rassicurò che anche quando sembra non funzioni, lo si può ottenere se lo si desidera…

Quella stessa ostetrica disse a una mamma mia amica che esternò la sua esitazione (e senso di rifiuto) verso l’allattamento: “Se quando avrai tuo figlio tra le braccia, appoggiato sul petto per la prima volta, proverai ancora questa sensazione, non avere timore di ammetterlo a te stessa e agli altri come hai fatto ora. Se non vuoi allattare, il tuo corpo lo sente e te lo rende intollerabile. Ascolta sempre la tua mente e il tuo corpo. Ciò di cui tuo figlio ha bisogno più di tutto è una mamma serena. Tuo figlio è felice se lo sei tu”. 

Le disse anche che non si preoccupi perché esiste il latte artificiale ed è un’opzione più valida di soffrire ad ogni poppata. Che non lasci che il pensiero dell’allattamento non le permetta di vivere con gioia la gravidanza e i primi momenti (mesi) con suo figlio. 

Queste parole me le porto dietro da allora.

Tutto questo lo scrivo per farti capire cosa intendo quando dico che sono evoluta e oggi questo articolo lo scriverei in maniera molto diversa. Ma non rinnego il passato e mi piace prendermi la responsabilità delle mie parole, sempre e comunque, con i miei figli come con i miei lettori. Perché questo è l’esempio che voglio essere per i miei figli.