Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Appunti su come crescere un figlio maschio (via Tiasmo)

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Qualche giorno fa ho trovato questo articolo di Tiasmo su come crescere un figlio maschio. Oggi voglio condividere con voi le parti che mi sono piaciute di più. 

Ho pensato che a mio figlio vorrei dare gli strumenti per uscire bene dall’adolescenza. Se non a pieni voti, comunque in tempo. Ci sono in giro moltissimi adolescenti fuori corso, cinque, dieci, vent’anni in ritardo. […] Vorrei che Lorenzo diventasse un uomo capace di vivere i rapporti forte delle proprie emozioni, e non un eterno adolescente in balia di emozioni forti.

Poi vorrei insegnargli a distinguere tra sensibilità e fragilità. Quando un uomo si dimostra sensibile si dice che ha un lato femminile sviluppato. Non so se sia davvero così. Mi pare, però, che le donne mettano in conto la sofferenza più degli uomini e quindi siano più preparate. Gli uomini, dal dolore si fanno prendere quasi sempre alla sprovvista, come quando nei film il protagonista viene colpito in petto da un proiettile e non capisce bene cosa stia accadendo, porta la mano alla ferita, guarda il sangue che gli macchia le dita, stupito, e sembra accorgersi di avere un cuore solo nel momento in cui gli si spezza. Mi pare, continuo con questo mi pare paraculo, perché non sono un’antropologa, né una sociologa, né una maschiologa, che gli uomini abbiano un’incoscienza spavalda e adorabile, che nelle donne acquista consapevolezza e si trasforma in coraggio. Ecco gli uomini sono meno abituati a comprendere l’anatomia dei sentimenti, loro e altrui. Sono più spavaldi ma meno coraggiosi. Le madri forse dovrebbero lavorare lì: meno maschi alfa, più uomini emotivamente alfabetizzati.

Per mio figlio vorrei essere tante cose ma non una mamma lupa, una mamma ferina, viscerale. Le donne “l’uomo della mia vita l’ho partorito” dimenticano che è l’incipit di quasi tutte le tragedie greche. E lo dico io che mi sono fatta venire il batticuore quella volta che ho trovato Lorenzo ad aspettarmi alla stazione, di ritorno da un viaggio. Però i proclami, le affermazioni di assoluta dedizione, le dichiarazioni di amore furioso sono convinta che ai figli non facciano bene. C’è una maturità anche nella maternità, niente di così difficile, ma semplicemente l’annusata al collo, in quel punto preciso dove il suo odore resta bambino, gliela dai quando dorme, di soppiatto, che l’amore di una mamma è bene che resti un po’ segreto, un po’ clandestino.

Mi ha emozionata, in uno modo un po’ strano — che forse solo la madre di un maschio può capire. 

Non so quanto sia diverso crescere un fischio maschio da una femmina (non so nemmeno come crescere un fischio maschio ;-). Molte madri dicono che sia più facile, meno ormoni — e se ripenso alla mia adolescenza, lo capisco perfettamente. Ricordo bene la costante ricerca i’indipendenza attraverso lunghe battaglie, la necessità di affrancarmi presto dalla forte personalità di mia madre per trovare la mia. E poi vedo bambini maschi di 12 anni che si lasciano ancora coccolare dalle mamme, adolescenti che sfoggiano le loro mamme alla partita di calcio, e giovani uomini di 20 anni che portano la mamma fuori a cena. Mi piace. Lo voglio anche io. E intuisco come possa diventare una droga e portare a quell’amore “viscerale e furioso”.

Ecco, quello non lo voglio. Voglio cresce un bimbo indipendente che si diplomi in tempo dall’adolescenza (o magari in anticipo?). E magari il segreto è proprio quello che scrive Tiasmo: maturità anche nella maternità e tenere il nostro amore un po’ clandestino. 

In fondo, mio figlio è il mio piccolo principe dolce, ma l’uomo della mia vita l’ho trovato ben prima che Oliver nascesse ed è con lui — non con mio figlio — che invecchierò a braccetto. 

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