Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Buon compleanno, Maria Montessori!

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Oggi è il compleanno di una di quelle donne che hanno fatto la storia e per festeggiarlo vi lascio una lettura di qualche minuto per saperne di più sulla sua vita. Tutti la conosciamo come la prima donna a laurearsi in medicina, Premio Nobel per la Pace o il volto delle vecchie 1000 lire. Più recentemente, sentiamo parlare del suo metodo di educazione dei bambini (che io e mio marito abbiamo deciso di seguire nel crescere Oliver). Ma Maria Montessori è molto più di questo e ha vissuto una vita incredibile che vale la pena conoscere. La condivido qui.

Biografia tradotta e adattata dal testo originale della AMI (Association Montessori Internationale).


Maria Montessori nasce il 31 agosto del 1870, nella città di Chiaravalle, a pochi chilometri da Ancona. Suo padre, Alessandro, ferrarese di nascita, negli anni settanta viene trasferito a Chiaravalle per lavoro. Qui incontra e sposa Renilde, donna istruita che amav la lettura.

Quando nel 1875 la famiglia si trasferisce a Roma, da poco diventata capitale, Maria inizia la scuola pubblica locale in Via San Nicolò da Tolentino. Dal 1886 al 1890, continua gli studi nella nuova “Regia scuola tecnica” (oggi Istituto Leonardo da Vinci in via degli Annibale), dove entra con l’intenzione di diventare ingegnere in un’epoca in cui la maggior parte delle donne che entrava nell’educazione secondaria studia lettere, non scienze matematiche.

Dopo essersi diplomata, i genitori cercano di convincerla a perseguire la carriera di insegnante, allora una delle poche occupazioni aperte alle donne, ma Maria è decisa a entrare all’università di medicina e diventare medico. Il padre si oppone e il direttore della facoltà le nega l’accesso. Ma Maria non si fa intimidire e alla fine dell’intervista con il direttore della facoltà, gli dice: “So che diventerò medico”.

Nel 1890 Maria si immatricola all’Università di fisica, matematica e scienze naturali di Roma, dove si laurea due anni dopo. Questo titolo e l’aiuto di Papa Leone XIII le permettono di accedere—prima donna in Italia—alla facoltà di medicina.

Il suo percorso universitario non è facile. Deve confrontarsi con i pregiudizi dei suoi colleghi maschi ed è costretta a fare da sola le dissezioni perché non è permesso farle in aule miste. Ma Maria è una studentessa dedicata e il 10 di luglio del 1896 diventa la prima donna medico in Italia.

Inizia a lavorare immediatamente all’Ospedale San Giovanni legato all’Università. Più tardi nello stesso anno, le viene chiesto di rappresentare l’Italia al Congresso Internazionale per i Diritti delle Donne a Berlino, e nel suo discorso davanti al Congresso sviluppa una tesi per la riforma sociale, sostenendo che le donne devono avere diritto allo stesso salario degli uomini.

Nel 1897 si offre come volontaria per un programma di ricerca alla clinica psichiatrica dell’Universi†à di Roma, ed è qui che lavora con Giuseppe Montesano, con il quale avrà anche una relazione sentimentale.

Parte del suo lavoro alla clinica consiste nel visitare ricoveri di malati mentali a Roma, cercando pazienti da trattare. Lei stessa racconta come, in una delle sue visite ad un centro per bambini, i bimbi raccolgono le briciole di pane dopo il pasto. Montessori si rende conto che i bambini cercano disperatamente stimoli sensoriali e attività manuali, e che questa privazione contribuisce alla loro condizione mentale.

Inizia a leggere il più possibile sul tema dei bambini con ritardo mentale e in particolare studia il lavoro innovatore di Jean-Marc Izard e del suo alunno Edouard Seguín. Ha così tanta voglia di capire bene il loro lavoro che lei stessa lo traduce dal francese all’italiano. Izard aveva sviluppato una tecnica di educazione attraverso i sensi, che Seguín aveva poi adattato all’insegnamento generale, creando apparati e materiale pratico per aiutare a sviluppare le percezioni sensoriali dei bambini e le loro abilità motorie. Montessori cerca anche di ampliare il suo conoscimento dell’educazione attraverso corsi di pedagogia e lo studio di Rousseau, Pestalozzi e Froebel.

La partecipazione di Montessori alla Lega Nazionale per l’Educazione dei Bimbi con Ritardo Mentale, la nomina vice direttrice, con Giuseppe Montesano, di una nuova istituzione chiamata Scuola Ortofrenica. La scuola accoglie bambini con un’ampia gamma di disturbi ed è un punto di svolta per Montessori, che cambia la sua identità professionale da medico ad educatrice. Finora, le sue idee sullo sviluppo dei bambini erano solo teoria, ma la piccola scuola le permette di metterle in pratica. Montessori lavora due anni nella Scuola Ortofrenica, sperimentando e perfezionando i materiali elaborati da Itard e Seguín e mantenendo un’attitudine scientifica ed analitica; insegna e osserva i bambini durante il giorno e scrive i suoi appunti di notte.

La relazione con Giuseppe Montesano si trasforma presto in una storia d’amore e nel 1898 Maria dà alla luce un bambino chiamato Mario, che lascia alle cure di una famiglia che vive in campagna, vicino a Roma. Maria visita spesso Mario, ma per molti anni lui non saprà che lei è sua madre. Nonostante questo, un forte legame li unisce e negli ultimi anni Mario viaggerà e collaborerà con Maria e ne continuerà il lavoro dopo la sua morte.

Nel 1901 Maria lascia la Scuola Ortofrenica e si concentra sui suoi studi di filosofia educativa e antropologia.

Durante questo periodo Roma sta crescendo rapidamente e nella febbre dello sviluppo speculativo, alcune aziende di costruzione fanno bancarotta, lasciando a metà progetti di costruzione che presto attraggono occupanti illegali. Uno di questi edifici nel quartiere di San Lorenzo viene salvato da un gruppo di banchieri ricchi che ne intraprendono la ristrutturazione, dividendo appartamenti grandi in unità più piccole destinate a famiglie lavoratrici povere. Con i genitori fuori tutto il giorno a lavorare, i bambini causano danni agli edifici, fatto che porta i costruttori a chiedere l’aiuto di Maria Montessori per creare gruppi di attività per ragazzi. Montessori coglie l’opportunità per formare la sua prima Casa dei Bambini, che si inaugura il 6 gennaio del 1907.

Offre moltissime attività e materiali diversi, ma tiene solo quelle che interessano davvero ai bambini. Montessori si rende presto conto che quando i bambini sono in un ambiente disegnato per stimolare il loro sviluppo naturale, sono in grado di imparare da soli. Più avanti Montessori si riferisce a questo metodo come Autoeducazione. Nel 1914 scrive:

“Non ho inventato un metodo d’educazione, ho solo dato a dei bambini l’opportunità di vivere.”

— Maria Montessori

I bambini della Casa dei Bambini fanno progressi incredibili e a 5 anni sanno già leggere e scrivere. La notizia del nuovo progetto di Montessori si diffonde rapidamente e presto arrivano i primi visitanti a vedere con i propri occhi come si raggiungono questi risultati.

Il 20 dicembre del 1920 la madre di maria Montessori muore all’età di 72 anni, segnando profondamente Maria, che l’anno dopo porta suo figlio di 14 anni a Roma a vivere con lei.

Poco dopo inizia un periodo di grande espansione del metodo Montessori. In tutti il mondo nascono società Montessoriane, programmi d’abilitazione e scuole. Maria si vede impegnata in un periodo di viaggi, conferenze e docenza, la maggior parte negli Stati Uniti, ma anche nel Regno Unito e in tutta Europa.

Quando torna dagli Stati Uniti nel 1917, Maria si trasferisce a Barcellona, dove era stato creato un Seminario-Laboratorio di pedagogia apposta per lei. Maria non nasconde l’ambizione di creare un centro permanente di ricerca e sviluppo del suo metodo d’educazione per la prima infanzia, ma ogni speranza di successo svanisce con l’ascesa del Fascismo in Europa. Nel 1933 tutte le scuole Montessori in Germania vengono chiuse e una statua di Maria Montessori a Berlino viene bruciata in un rogo alimentato con i suoi libri. Nello stesso anno, quando Montessori si rifiuta di collaborare con i piani di Mussolini per incorporare le scuole Montessori d’Italia al movimento giovanile fascista, il dittatore le fa chiudere tutte. La guerra civile in Spagna obbliga la famiglia ad abbandonare la casa a Barcellona e trasferirsi in Inghilterra nell’estate del 1936. Da lì, viaggiano ai Paesi Bassi.

Nel 1939, Mario e Maria si imbarcano in un viaggio in India per dare un corso di addestramento di 3 mesi a Madras, seguito da un tour di conferenze che li terrà in India per quasi 7 anni. Con lo scoppio della guerra, essendo cittadini italiani, Mario viene arrestato e Maria sottoposta agli arresti domiciliari. Passa l’estate in un rifugio di montagna di Kodaikanal, esperienza che la avvicina alla naturalezza delle relazioni tra tutti gli esseri viventi, un tema che svilupperà fino alla fine dei suoi giorni, oggi conosciuto come educazione cosmica, un metodo per bambini dai 6 ai 12 anni. Montessori sta bene in India, conosce Gandhi, Nehru e Tagore. Per il suo 70esimo compleanno chiede al governo indiano che Mario sia liberato, desiderio che le viene concesso.

Nel 1946 tornano insieme ai Paesi Bassi e rincontrano i nipoti che avevano vissuto gli anni della guerra sotto le cure di Ada Pierson. Nel 1947 Montessori, a 76 anni, propone all’UNESCO il tema “Educazione e Pace”. Nel 1949 riceve la prima di tre candidature al Premio Nobel per la Pace. La sua ultima partecipazione è a Londra nel 1951, quando prende parte al 9° Congresso Montessori International. Il 6 maggio del 1952, nella casa di vacanze della famiglia Pierson nei Paesi Bassi, Maria Montessori muore in compagnia di suo figlio Mario, che continuerà il suo lavoro.

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  1. Sono incappata nel tuo blog per caso, navigando su internet per capire come si diventa insegnanti di conversazione di inglese. Una pagina dopo l’altra e già è passata un’ora ! Grazie per aver condiviso la tua esperienza, farò tesoro dei tuoi consigli pratici !
    ps : il tuo cane è stupendo in versione cinese ! ( ovviamente anche il tuo bimbo 🙂 )
    ciao !

    • Grazie Enrica, che piacere mi fa il tuo commento!

      Il consiglio più onesto che mi sento di darti, oltre a tutto ciò che hai letto sul post di come diventare insegnante privato, è — continua anche quando ti sembra che sia troppo difficile o di non averne più voglia. Prima o poi ne sarai contenta e avrai tra le mani una professione che ti piace. Giurin giuretto!

      In bocca al lupo e spero di leggerti ancora da queste parti 🌸


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