Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Un’efficace guida per trovare la tua passione, per davvero (4 anni dopo)

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L’altro giorno ho riletto questo post che tradussi quattro anni fa e mi sono resa conto di quanto mi sia evoluta da allora. E visto che non condivido più molte delle cose scritte in quell’articolo, faccio ciò che mi viene più naturale: lo riscrivo.

Spoiler: questo post è luuungo, come il viaggio per creare qualcosa che ci appassioni. Ma vale la pena leggerlo ed è ricco di belle citazioni. Quindi fatti un caffè, siediti comodo e goditelo.  


Negli ultimi quattro anni ho pensato spesso alla passione, questa cosa sopravvalutata che ognuno cerca e a cui tutti aspirano. Con ragione, tra l’altro. La passione è più forte di qualsiasi altro sentimento. Ti sprona, ti scuote, ti definisce.

Ognuno è appassionato a qualcosa — macchine, figli, cani, moda, scarpe, case, spose.

E poi ci sono i fortunati: coloro che sono appassionati al proprio lavoro.

“Scegli un lavoro che ti appassiona e non dovrai lavorare un solo giorno in vita tua”

— Confucio

I fortunati

Prima di conoscere mio marito, pensavo che pochissime persone hanno la fortuna di trovare un lavoro che le appassioni, uno di quelli che ti sembra di essere sempre in vacanza talmente ti piace. Io stessa avevo vari interessi e idee di carriera, ma nessuna mi faceva volare le farfalle nello stomaco. Scoprì presto che essere eclettici e avere molti interessi è estenuante quando si cerca di prendere una direzione.

Non solo. Chi trova la sua passione presto nella vita, sembra più felice e soddisfatto. Sembra trovare sempre la luce alla fine del tunnel, un porto sicuro, uno scudo contro il fallimento emotivo o anche solo un calcio giù dal letto al mattino.

Ecco perché li chiamo i fortunati.

Ho sposato uno dei Fortunati (ma lui non la pensa così)

Mio marito è uno di quelli. Adora il suo lavoro e non lo cambierebbe per nulla al mondo (nemmeno per una vita in vacanza, “Che noia!”).

“Ma tu sei fortunato!”, gli dicevo sempre quando parlavamo del nostro futuro.

Diventava una furia!

“Non ha nulla a che vedere con la fortuna. È solo duro lavoro e puro impegno. Non si trova la propria passione, la si crea!”, mi diceva sempre con quella voce tra l’arrabbiato e l’impaziente.

All’inizio, volevo fargli capire che si sbagliava, che la realtà era ben diversa per la maggior parte di noi.

“Se è come dici tu, allora perché così tante persone fanno lavori che non odiano e non trovano mai la loro vera passione nella vita?”.

“Perché la aspettano. Stanno nel proprio lavoro e aspettano il miracolo. Non capiscono che la passione non si trova. Noi ci creiamo la nostra passione”, diceva con quegli occhi blu pieni di fiducia nella vita.

Alla fine sorridevo, gli passavo la mano tra i capelli e gli dicevo quanto amassi e un po’ invidiassi il suo ottimismo (o ingenuità?).

Oggi — anni dopo — so che aveva ragione lui. Da sempre.

Tu ti crei la tua passione

La passione non ti trova. Tu non trovi lei. Non ha nulla a che vedere con la fortuna. La tua realizzazione professionale non risiede nelle mani di qualche dio della sorte. Noi stessi ci creiamo la nostra passione.

E la passione non è qualcosa che è sempre lì, dentro di noi, che dobbiamo solo svegliare.

È scegliere qualcosa (meglio se ci piace) e portarlo avanti. È ciò in cui ti impegni. Significa provare qualcosa in cui sei bravo, impegnartici a lungo e diventare più bravo.

Mio marito non aveva mai pensato — né voluto — diventare web designer e sviluppatore. Iniziò a giocarci un po’, si rese conto di essere bravino e continuò a farlo. E lo fa da quindici anni.

Più lo faceva, più diventava bravo. Più diventava bravo, più gli piaceva. Più gli piaceva, più se ne appassionava.

Troppo spesso, le persone vogliono trovare la propria passione, invece di appassionarsi a qualcosa. Io ero una di quelle. Oggi, so che la passione dipende solo da noi.

Danbo sceglie la propria passione, la fotografia. Foto di Christopher Bowley Danbo sceglie la propria passione, la fotografia. Foto di Christopher Bowley

Non fare ciò che ami, ama ciò che fai

O come scrisse Mark Cuban in un suo post di due anni fa, Non andare dove ti porta la passione, vai dove ti porta l’impegno (Don’t follow your passion, follow your effort). Fu amore a prima vista e follow your effort è diventata da allora una delle mie frasi preferite.

“Tutti abbiamo una passione. A volte più di una. Ci saranno sempre cose che ci piace fare. Che sogniamo di fare. Che davvero davvero vogliamo fare.

Quelle passioni non valgono nulla.

Se davvero vuoi sapere dove risiede il tuo destino, guarda come passi il tuo tempo.”

— Mark Cuban

Sembrava scritto per me. Quando lo lessi, mi sentii sollevata e arrabbiata allo stesso tempo.

Sollevata perché ero finalmente libera — non lo ero ancora, ma questa è un’altra storia — dalla spossante ricerca della passione. Magari volevo ballare professionalmente o scrivere un libro, invece dovevo solo guardare come passavo il mio tempo. E allora, tutto il mio tempo era dedicato ad insegnare e scrivere un blog ed era quello che dovevo continuare a fare. E così feci.

Arrabbiata perché nessuno me lo ha detto 10 anni fa, quando iniziavo la mia vita adulta. Avrei semplicemente potuto guardare come passavo il mio tempo (e 10 anni fa scrivevo scrivevo scrivevo) e perseguire quella carriera senza ripensamenti o rimorsi. Senza mettere in dubbio tutto per scegliere un percorso universitario, senza nemmeno un percorso universitario! Avrei preso scelte molto diverse.

Ma come ben so, si può solo collegare i puntini guardando indietro.

Pochi giorni fa, ho ritrovato lo stesso concetto nelle parole di Derek Sivers (che recensiva il libro “So Good They Can’t Ignore You” di Cal Newport):

“Cercare la propria passione o il proprio scopo nella vita è tipico di chi ha una mente chiusa, fissa. Chi cerca la passione, pensa che esista qualcosa di innato e costante dentro di noi, scritto nel DNA o nel gruppo sanguigno. Ma così non si trova la passione, perché la passione non vive dentro di noi.

La passione e lo scopo sono sentimenti che ci arrivano dall’esperienza e dalla competenza. L’unica maniera per trovarli è impegnarsi sulla strada della maestria, diventare bravissimi in qualcosa e continuare a migliorarsi.”

— Derek Sivers

Scegli la tua passione, ma sii intelligente!

Sono alta e non particolarmente flessibile. Non avrei mai potuto fare la contorsionista. È ovvio, dirai tu.

Eppure, a volte, quando siamo bravini in qualcosa, il nostro buonsenso ci dice che possiamo farne una carriera.

Io sono una discreta ballerina. Faccio parte di due gruppi professionali e guadagno qualche soldino con gli spettacoli. Avrei dovuto fare la ballerina? No, sono troppo alta, troppo pigra per dedicare tutte le mie giornate alle prove di ballo e ho iniziato troppo tardi.

Quindi, certo, la passione ce la scegliamo e possiamo perseguirla. Ma facciamolo in maniera intelligente.

Non avrei mai pensato di insegnare. Ho iniziato mentre aspettavo risposte dalle agenzie di traduzione. Non ero per niente preparata — come chiunque esca dall’università. Ma mi veniva innato, gli studenti rispondevano bene al mio metodo d’insegnamento e capii subito che potevo farne un lavoro. Oggi insegno inglese a tempo pieno, preparo piccoli e grandi per gli esami di Cambridge e insegno loro a scrivere bene.

In questi ultimi 5 anni, ci sono stati molti momenti in cui volevo trovare la mia vera passione. In cui pensavo che stessi sprecando tempo prezioso. In quei momenti mi ripetevo follow your effort e andavo avanti. Non ho mai smesso e oggi ho il mio mini “impero d’elite” nell’insegnamento qui a Marbella, di cui vado fiera e sono sempre più appassionata.

Danbo diventa bravo a fare fotografie. Foto di Christopher Bowle Danbo diventa bravo a fare fotografie. Foto di Christopher Bowle

Quindi vuoi insegnare per il resto della tua vita?

Chi lo sa. Probabilmente no. Ma non importa. Perché capire che la passione è qualcosa che crei significa che puoi ricrearla quando vuoi. Come fare una torta seguendo una buona ricetta, la torta sarà sempre buona (a volte di più, a volte di meno).

Quindi se un domani deciderò di smettere d’insegnare, sceglierei qualcos’altro a cui dedico la maggior parte del mio tempo e poco a poco ne farei un lavoro. E avrebbe successo perché la ricetta è buona.

L’ho fatto una volta, posso farlo di nuovo — con l’enorme differenza che questa volta sarebbe più facile. Dopo così tanti anni analizzando me stessa e le mie capacità, so in cosa sono brava e come diventare più brava: è solo puro lavoro ed impegno.

Ma allora questi anni di insegnamento sono sprecati?

Assolutamente no! Ho fatto così tanta esperienza, ho incontrato persone meravigliose che mi hanno fatto apprezzare e stimare chi e come sono, ho imparrato un’infinità di cose su individui, lingue, culture, stili di vita — tutta esperienza che mi porterò dietro nelle prossime carriere, relazioni e nel crescere i miei figli.

Tutti questi anni passati sono il mio “capitale professionale”, prendendo in prestito le parole di Derek Sivers:

“Il capitale professionale è una metafora. Sono gettoni d’oro che hai guadagnato costruendo competenza, esperienza, rapporti e reputazione.

Quando cambi carriera è come se spendessi quei gettoni […] ma non gettarli via!

[…] Pensa a come utilizzare il valore del tuo “capitale professionale” nella tua nuova carriera.”

— Derek Sivers

Il tempo regala sempre una prospettiva nuova

È buffo come la prospettiva cambi con il tempo. Non leggevo l’articolo di Mark Cuban da tempo e oggi ciò che mi ha colpita di più è stata una frase che avevo ignorato due anni fa.

“Magari non te ne rendi ancora conto, ma come usi il tuo tempo è un potente indicatore di dove ti porterà il destino.”

— Mark Cuban

Non a caso, oggi avevo queste due ore libere e invece di andare al centro commerciale e comprare le scarpe di cui ho disperatamente bisogno, sono qui, ancora una volta, a preparare lezioni e scrivere per il mio blog. Un indicatore, questo, piuttosto chiaro.

Ama ciò che fai a lungo, non desistere e un giorno ti ritroverai a fare ciò che ami.

——

Mi sono innamorata del dolce Danbo (nelle foto) e spero che Christopher Bowley non me voglia per creare la mia storia con le sue meravigliose foto (grazie per averle condivise). Per altre foto di Danbo, guarda qui.

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Puoi farlo dopo il testo inglese 🙂 


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Sono una trentenne, trilingue, mamma montessori e 88% paleo. Insegnante di lingue per lavoro, blogger e ballerina per passione.

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  1. Ciao,
    ho scoperto da pochissimo questo blog davvero interessante, che ben rispecchia la passione che racconti, e leggerlo è un piacere per la semplicità e lo spirito con cui lo fai. Dieci anni fa abbiamo frequentato lo stesso liceo e lì, ricordo bene, condiviso lo stesso corso teatrale. Ora, anche se con un po’ di fatica, dopo aver sempre superato tutti gli esami dell’università, sto cercando di finire la tesi di laurea in architettura, ma sono la fotografia, la grafica e l’arredamento le cose che proprio dall’architettura ho sentito sempre più mie e so di voler portare avanti. Il tuo è un esempio molto bello, perché si vede che tu sai usare il tuo tempo, come si dovrebbe fare, con o senza laurea; l’importante è cominciare (o ricominciare) da se stessi, creare cose belle e buone, senza perdere di vista il mondo per un secondo. È quello che penso di aver capito finora dei miei primi 26 anni. Continuerò senz’altro a leggerti in quest’avventura …

    • Annalisa, che bel commento, grazie! E che piacevole ricordo mi hai riportato alla mente, adoravo i pomeriggi di prove teatrali… bei tempi! Hai proprio ragione e non avrei potuto dirlo con parole migliori: l’importante è ricominciare da se stessi, non importa in che momento della propria vita ci si trovi. Quella è sempre la strada giusta. Ma ti assicuro che anche io non sempre uso il mio tempo bene, a volte –spesso– inciampo e cado e mi deprimo. Abbiamo tutti gli stessi problemi e le stesse debolezze e non dovremmo mai avere paura di esprimerli. Perché solo così ce ne liberiamo poco a poco. Ti auguro il meglio per la tua carriera, qualsiasi tu decida… tienimi aggiornata! 🙂

  2. Ciao Carlotta,

    riscrivo questo commento perche’ la prima volta con lo smartphone scarico me lo sono perso!

    Questo post sembra tagliato apposta per me e per il lavoro che sto facendo, non quello che attualmente mi dà da mangiare ma quello che mi fa battere forte il cuore e che spero quanto prima diventi il mio lavoro principale! Lo condivido in toto!

    Per non parlare poi della regola delle 10000 ore di cui lessi la prima volta qualche anno fa credo proprio sul tuo blog e che ho ritrovato in un bellissimo libro di Malcolm Gladwell: Outliers (libro consigliatissimo!).
    Penso spesso per esempio che tutti questi anni che ho speso (e continuo a spendere) col mio lavoro attuale (più di 17 anni) siano una sorta di preparazione per poter poi apprezzare senza ripensamenti e nostalgie ciò per cui sto lavorando la mattina prestissimo o la sera tardi (e nei we).

    Un saluto

    Claudio

    • Ciao Claudio,

      Grazie per il tuo commento e anche per ricordarmi quel famoso post sulle 10000 ore… non so nemmeno se è ancora sul blog, se no provvederò a ripubblicarlo. 🙂 Tra l’altro, era proprio relativo al libro di Gladwell che consigli tu e che io lessi un paio d’anni fa (quando scrissi il post). Ottima lettura!

      In bocca al lupo per il tuo progetto e sono sicura che presto riuscirai a convertirlo nel tuo lavoro principale! È solo questione di perseverare!

      Un abbraccio!

  3. Ciao Carlotta,
    mi sono imbattuta per caso nel tuo blog… Grazie per aver scritto questa pagina di blog e per aver condiviso quelle citazioni… Ho sentito una fitta al cuore leggendole; era proprio cio’ di cui avevo bisogno di sapere in questo momento della mia vita. E’ da mesi che sono in crisi perche’ presto mi laurero’ (sto studiando francese e traduzione/interpretazione in Inghilterra) e mentre tutti hanno gia’ ricevuto le loro risposte per i master dalle universita’ che hanno scelto, io non so nemmeno cosa voglio studiare/fare. Non so cosa mi piace e non mi vedo far nulla in particolare. Cercavo una specie di illuminazione per capire quali fossero le mie vere capacita’ e interessi per poter continuare gli studi con passione. Ma nessuno mi aveva mai detto di dovermela -creare- la passione… E mi sono resa conto di star sprecando un sacco di tempo. Da ora in poi cerchero’ di amare cio’ che faccio. Grazie ancora. Un saluto!

    • Ciao Angela, ti chiedo scusa per il ritardo, ma mio figlio è nato proprio tre mesi fa, quando commentasti il mio post, e da allora il tempo è stato tutto — o quasi — per lui. 🙂

      Ma le tue parole mi avevano colpita (e riportata a specchio un po’ indietro al mio ultimo anno universitario e al mio attuale scetticismo verso l’università in genere http://bit.ly/1Cvgxgj ) e da allora volevo risponderti per sapere… come va? Hai deciso la tua direzione?

      Spero di avere presto tue notizie!

  4. Ciao Carlotta il tuo post è molto utile! 😊
    Mi sono imbattuta in una scoperta così semplice eppure solo leggendo questo post ho capito.
    Spesso le verità sono semplici e sono sotto i nostri occhi ma gli aiuti sono necessari e questo post lo è.

    • Ciao Carmela, grazie mille per il tuo commento! Hai proprio ragione, a volte abbiamo la soluzione proprio sotto i nostri occhi, ma abbiamo bisogno di una piccola spinta. Un abbraccio e in bocca al lupo 🌸

  5. L’articolo è molto interessante, ma purtroppo non riesco a calarlo nella mia vita 🙁 La max parte del mio tempo, negli ultimi anni, l’ho trascorsa alla ricerca del lavoro e negli ultimi mesi a frequentare corsi (di materie varie, per tenere allenata la mente)…tutto ciò a cui mi hanno portata queste attività è uno stage. Come nelle migliori tradizioni italiane, le mansioni a cui mi stanno assegnando (da oltre due mesi a questa parte) sono le fotocopie!!! Ho provato a parlare con il titolare dell’attività…non ha escluso di farmi imparare qualcosa di più, ma solo dopo che avrò terminato di fotocopiare. In realtà ogni giorno arrivano pacchi di altri documenti da fotocopiare (nessuno l’aveva mai fatto prima, infatti hanno chiesto una stagista proprio per questo scopo). Mi puoi dare qualche consiglio???

    • Carlotta - giugno 1, 2017

      Carissima Roberta, è l’eterno dilemma, purtroppo. Io, dal mio piccolo, l’unica cosa che mi sento di consigliare sempre e comunque è di mettersi in proprio… crea un progetto o qualcosa di tuo nel tempo libero, non perderti d’animo, insisti, e prima o poi raccoglierai i frutti. Oppure, se dove sei è un ambito che ti piace, tieni duro, fatti notare a tutti i costi e insisti per fare (anche) qualcos’altro oltre alle fotocopie, offriti di farlo nel tuo tempo libero se non vogliono che tu lo faccia in orario di stage… Insomma, restaci dentro!

      Per darti consigli più mirati, dovrei davvero sapere un po’ di più di te, delle tue ambizioni e della tua situazione, ma spero di averti dato qualche spunto. Dai che ce la fai! 💪🏻


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