Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Confondo e vorrei

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Foto di Carli Jean

Oggi è uno di quei giorni in cui mi sento creativa. Che è diverso da produttiva. Quando sono produttiva mi ritrovo a fare qualcosa di utile per la mia carriera, ma non posso dire altrettanto delle mie giornate “creative”.

Oggi, ad esempio, sono capitata nella cartella “Memories” del mio Mac e mi sono fermata a rileggere vecchi scritti, lettere ad amici, amori, genitori. Un testo che non ricordavo di aver conservato mi ha colpita, in particolare. Ha riportato alla mente un anno della mia vita che trasuda di ricordi, lacrime, pensieri, emozioni.

Raramente, a distanza di anni, mi piacciono le parole che scrivo e non ne cambierei una virgola. E quasi sempre, quelle parole nascono nei momenti di dolore. È stato così anche per questo testo, che lascio immacolato nella mia cartella e nei miei ricordi, ma che rimaneggio per sfogare la mia creatività. Cosa ne è uscito non lo so. Non è prosa, non è poesia. È scrittura a ragnatela.

Confondo e vorrei

Vorrei. Quei ponti che mi legano alla realtà bruciare. Carboni ardenti. L’onestà di spezzare quel cordone ombelicale, privata áncora alla razionalità alle menti al materiale.

Vorrei. Sono disperata. Uscire da questo corpo e guardarmi da fuori. Capire l’attimo che mi ha sbagliata. Cambiarne i colori, le forme, i sapori. Modellare gli errori con una mano fatata. Bacchette magiche sorte per dimenticare frasi non dette o dette troppo forte. Per non tornare con la memoria a ferite che ancora non sono storia. Siamo anime alla deriva.

Vorrei. Fuggire. Vorrei. Restare. Fuggire da me stessa, ma a portata di mano. Restare in me stessa fuggendo lontano. Vorrei. Un amore sano. Non vivere la vita che devo, vivere quella che voglio. È questa quella che devo? O questa è quella che voglio? Vorrei. Distinguere tra volere e dovere. Vorrei. Non soffrire di confusione.

Confondo. Confondo gioia e dolore, cuore e ragione. Confondo emozioni e sentimenti. Amici e conoscenti. Confondo volti, occhi, mani. Confondo abbracci e baci insani. Confondo amore e amicizia. Vivo una realtà fittizia. Ovattata. Entro in casa, ma questa casa non l’ho pagata. Non è mia, è fantasia. Inadeguata, come l’unica maschera ad una festa in compagnia. Inadeguatezza. Diventa disagio. Insoddisfazione, adagio. Si trasforma in delusione. Un passo dalla disperazione.

Confondo. Confondo questa realtà con quella che vorrei. Confondo i vicoli della quotidianità con i corsi della vita che potrei. Confondo il vizio con l’indispensabile. Se partire è un’ovvietà, ad arrivare non sono capace. E confondo. La mia volontà con quella altrui. Ne vivo una di un ignoto costui. Non è la mia, è fantasia. Per non illudersi? Basta svegliarsi.

Confondo. E vorrei. Non farlo.


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  1. Francesca - maggio 2, 2009

    Complimenti!E’ semplicemente stupenda!

  2. Carlotta - maggio 4, 2009

    Grazie Francesca. La considero parte degli esperimenti di scrittura. L’unico modo per scoprire se la pratica porta alla perfezione, è praticare! 😛 Grazie per leggermi sempre, sei un amore!

  3. Francesca - maggio 27, 2009

    Grazie a te!Quando entro qui, nel tuo mondo, sento tanta tranquillità. Riesci ad infonderla anche a chilometri e chilometri di distanza!:)

  4. Adele, che bello trovarti qui, nel mio angolino di vita scritta! Purtroppo la frenesia quotidiana mi porta spesso a trascurarlo, ma ogni tanto ci ritorno e trovo belle sorpresine. Come questo tuo commento. Grazie, non sai quanto piacere mi fa.

  5. delicata,profonda,struggente. una bella scoperta che ho fatto oggi grazie a mari. ciao bella e a presto

  6. Leggere questa poesia, certamente lontana da te ora, mi ha fatto piangere perché ho ricordato che siamo tutti isole e che, per quanto vorremmo non potremo aiutare più di tanto nemmeno chi amiamo più di noi stessi….Mi hai fatto piangere soprattutto perché so bene che questi stati d’animo si ripresenteranno a bussare alla tua porta e di nuovo potrà essere che attorno a te troverai distrazione e silenzio. Se succederà, a me ha consolato scoprire che così deve essere, perché solo da questa solitaria fatica arriva la vera evoluzione personale, quella che va in profondità per restituire leggerezza.
    Un’ultima cosa imparata da poco: la confidenza dispone di tante strade di ascolto, ma quando si incanala in quella della famiglia, non resta soltanto uno sfogo sano, ma diventa anche terapia e unguento familiare. Chi é cresciuto, chi ha amato, chi ha discusso, chi ha fatto arrabbiare, chi ha visto cambiare, chi é cambiato, ha bisogno di ogni tessera di mosaico per riguardare il puzzle per intero e modificarlo a sua volta. Solo così parte l’inizio alla comprensione delle cose e, magari, solo così si spezzeranno quelle catene ataviche che si ripresentano simili da altre vite, da altre epoche, da altre famiglie. Corsi e ricorsi familiari.


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