Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Cosa NON fare quando scopri di essere incinta

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La sera del 14 luglio ero in ritardo ormai di quasi una settimana e da molto di più avevo in casa il test di gravidanza, pronto per essere usato. Alex mi convinse ad aspettare la mattina seguente, perché molti consigliano di fare il test con la prima pipì del mattino.

La mattina del 15 luglio, mi sveglio prestissimo e faccio il test. Torno a letto e dal bagno Alex mi dice che c’è una lineetta molto pallida. Salto in piedi già con il cuore a mille e corro in bagno: volevo vederlo con i miei occhi. Dopo sette mesi di test e zero lineette, sapevo fin troppo bene cosa significasse. Ero finalmente incinta.

Alle 13:30 finisco lezione e mi precipito alla vicina farmacia per comprare un altro test. Susana, la farmacista, mi vede e mi accoglie con un test in mano e un gran sorriso: non ci conosciamo, ma dall’inizio ha seguito l’avventura e si è affezionata. “Credo di sì, ma voglio verificarlo”, le dico cercando di nascondere l’entusiasmo.

Mi abbraccia (incredibile come alcune persone sappiano ancora sorprenderti) e mi conferma che la lineetta, per quanto pallida, può significare solo una cosa.

Corro a casa e non riesco ad aspettare la sera, figuriamoci la mattina dopo. Faccio il test, che questa volta ho appositamente comprato digitale, e finalmente lo vedo a grandi lettere iberiche. “Embarazada”.

Presa da una gioia euforica, mando la foto ad Alex (proprio così, per messaggio!) e scrivo a mia sorella, “Ci sei?”. A conferma, le mando un altro messaggio: “Ti mando una foto”.

E ricevo questa risposta.

Mi chiama, pianti e lacrime ovviamente, lunghi silenzi con facce sognanti da ebete e grasse risate per le frasi più banali.

Poi arriva la mamma e le facciamo vedere la foto. Tra la vista e lo spagnolo, ci mette circa 15 secondi a capire, ma poi sono di nuovo pianti e lacrime, tante domande (tipiche della mamma) e tanti baci allo schermo dell’iPad (anche questo tipico della mamma).

Ma non è andato tutto liscio

Saluto mamma e Cri (altri baci all’iPad), torno al lavoro e quando arrivo a casa alla sera, mi rendo conto di quello che avevo fatto.

Avevo comunicato la grande notizia senza mio marito! 🙁

E ovviamente, perché è ovvio, entrambe gli avevano scritto messaggi di gioia e congratulazioni durante il giorno. E ovviamente, perché è ovvio, lui aveva scritto a me messaggi del tipo “Ma lo hai già detto alla tua famiglia?”. E ovviamente, perché è ovvio, io non avevo letto i messaggi presa dalle lezioni e da pensieri di pance e bimbi.

Così a casa mi accoglie un Alex tra l’arrabbiato e il triste che mi dice che ci è “solo rimasto un po’ male” perché non si aspettava che lo annunciassi senza di lui, ma che in fondo non poteva biasimarmi perché conosce fin troppo bene la “Carlotta euforica” che a volte, presa dalla felicità, agisce senza pensare.

Fortunatamente ho un amore di marito, che mi ha capita e perdonata senza farne un dramma. Abbiamo poi chiamato mio papà (che fortunatamente non avevo avuto tempo di chiamare durante il giorno, non che non ci avessi pensato :-P) e abbiamo dato la buona notizia anche al futuro nonno.

Ma io mi sono sentita male, egoista ed insensibile per settimane (certo, il tutto un po’ mascherato dall’euforia dilagante). Ancora adesso quando ci penso mi assale un senso di colpa immenso.

Da tutto si impara

Ma da questa esperienza mi sono resa conto di una cosa importante.

Alex non è una persona che esprime palesemente le sue emozioni come me e spesso durante i mesi in cui cercavamo un bimbo, lo avevo “accusato” di non mostrarmi entusiasmo per questo “nostro progetto” e addirittura (e un po’ me ne vergogno) di non volerlo al 100% — perché magari non teneva il conto dei giorni come facevo io. Insomma, quei pensieri irrazionali e ormonali di cui solo una donna — soprattuto una che vuole disperatamente un bimbo da anni — è capace.

Quel giorno, invece, quando sono arrivata a casa e ho visto la delusione nei suoi occhi, ho capito quanto davvero ci tenesse e quanto anche lui fosse euforico all’idea di diventare papà. Ma soprattutto, ho capito quanto fossi stata egoista a pensare di essere la sola coinvolta e impegnata al 100% in questo “progetto”.

Certo, forse siamo noi fanciulle che desideriamo di più avere dei figli — specialmente quando il nostro orologio biologico inizia a ticchettare — che cresciamo gli esserini dentro di noi, viviamo le nausee, i cambi d’umore, la rivoluzione del corpo, i calcetti, la stanchezza… ma questo non significa che le nostre dolci metà non siano coinvolte, emozionate ed impazienti quanto noi.

La prossima volta, non farò certo lo stesso errore: tutti sanno che un figlio si fa in due, ma forse non tutti — e soprattuto noi donne — ricordano che anche il resto del viaggio è un’avventura della coppia, non del singolo individuo.


E tu? Come hai detto (o come vuoi dire) a tuo marito e alla tua famiglia di essere incinta? Hai “fallito” miseramente come me o è andato tutto liscio? Raccontamelo in un commento, perché alcune cose sono molto più belle se condivise.


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  1. Commento io, questo post senza commenti ma che mi ha fatto ugualmente quasi commuovere.

    Ho trovato il tuo blog per caso, esplorando idee montessori. Di questo blog mi piace la fiducia, la solarità, l’energia. E mi piace che e’ un po’ specchio. Anche io sono nata nel 1985, anche io sono Italiana emigrata all’estero, anche io multilingue, anche io grafomane – ed anche io mamma da pochi mesi (da cui la quasi commozione 🙂 ).
    Io ho scoperto di essere incinta il 12 giugno. Gia’ lo sapevo (quelle tette così’ grandi, quel ritardo così lungo), ma il piccolo non era cercato, e il test che avevo fatto la settimana prima era stato negativo.
    Io ero spaventata, non euforica. Ma ora, un anno dopo, mi emoziona tutto. Anche quella paura, quel senso di soffocamento – ed anche i tuoi ricordi 🙂 10 settimane alla volta.

    Ci sono anche cose per cui il tuo blog non e’ (ma vorrei) che fosse specchio. La comunicazione e il costruire le cose insieme che traspare da come parli della vostra coppia, la realizzazione, la fiducia. E’ bello leggerli!

    • Che bel commento V. Mi ha commossa forse perché mi piace "arrivare" alle persone o forse perché è come dici tu — mi emoziona tutto.

      Stamattina Oliver piangeva disperato, ma io sapevo esattamente che era solo stanco, che aveva solo bisogno di decidersi a chiudere gli occhi e dormire. E mentre piangeva lo stringevo e sorridevo pensando a quanto si possa arrivare a conoscere una personcina in soli tre mesi — e senza nemmeno parlare.

      Per entrambe, questo giugno è il primo anniversario di un evento che ci ha portato a conoscere questo amore puro ed incondizionato, che non si può capire se non a posteriori. Quindi buon compleanno a noi 🙂 e un in bocca al lupo enorme a te e al tuo piccolo. Spero di leggerti ancora tra le pagine di questo mia ragnatela di pensieri.


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