Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Educare senza ricompense né castighi

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Da quando Oliver ha iniziato a gattonare e acquistare sicurezza, io e Alex ci ritroviamo spesso a dire NO. NO, Oliver, non arrampicarti sul forno. NO, Oliver, non aggrapparti al secchio dell’acqua. NO, Oliver, non mangiare dalla ciotola di Colbie. NO, Oliver, non mettere in bocca il mio iPhone. NO, NO, NO.

E ho notato due cose:

  1. Non otteniamo nessun risultato. Dopo vari NO, dobbiamo prenderlo e allontanarlo dalla situazione.
  2. Già da così piccolo, tutto ciò che è proibito sembra affascinarlo (sarà intrinseco nell’essere umano?): se è NO, Oliver lo vuole trasformare in SÌ.

Ogni volta che Oliver cade e piange — continua a leggere, non sto cambiando argomento — Alex replica la caduta un po’ goffamente e gli fa vedere che va tutto bene. Oliver ride e passa tutto. Se invece cerchiamo di consolarlo, piange a catinelle per dei minuti interi.

Ieri pensavo che forse questo metodo funziona anche per il NO. Forse se invece di dire NO, gli mostro le conseguenze (quando è possibile) poco a poco sarà più propenso a capire che il NO ha una suo perché — che spesso è mantenerlo vivo. Chissà se invece di proibirgli di aggrapparsi al secchio dell’acqua per alzarsi, gli dico NO, ma poi lo lascio fare, lascio che si bagni e — probabilmente — si prenda uno spavento (monitorato), lo rifarà? Certo, dipende dal bambino, dalla situazione, da quanto si divertirà a bagnarsi tutto — insomma, ci sono troppe variabili per immaginare cosa succederebbe, ma magari vale la pena provare.

Tutto questo, seguendo una strana ragnatela di pensieri, mi ha fatto pensare al metodo Montessori e ad una delle mie frasi preferite:

Se non dai al bimbo un bicchiere di vetro per paura che lo rompa, dai più valore al bicchiere che all’insegnamento.

Forse anche per questo il metodo Montessori non prevede né premi né castighi, ma conseguenze. Oggi vi traduco un post di Montessori En Casa che parla proprio di questo. Spero vi piaccia.

No alle ricompense e ai castighi. Sì alle conseguenze. Foto: Montessori en Casa

No alle ricompense e ai castighi. Sì alle conseguenze. Foto: Montessori en Casa

L’assenza di premi e castighi non è un principio utilizzato solo nella pedagogia Montessori, ma associato anche a un maniera rispettosa di essere genitori.

L’idea di non offrire premi o ricompense né infliggere punizioni mira a incoraggiare l’auto-motivazione e l’autodisciplina nei bambini; vale a dire che il bambino fa le cose bene semplicemente per il gusto di farle bene e per la sua propria soddisfazione, piuttosto che per ricevere un premio o evitare una punizione.

Invece di utilizzare punizioni, noi usiamo conseguenze — ma qual è la differenza? La punizione è qualcosa di imposto dall’esterno, mentre la conseguenza è qualcosa che è naturalmente associato all’atto in questione. Ad esempio: se un bambino si rifiuta di ritirare i pennarelli dopo aver disegnato, potremmo dirgli di andare in camera sua e che non potrà usare i pennarelli per due giorni, che sarebbe una punizione imposta ed arbitraria; oppure potremmo spiegargli che se non raccoglie i pennarelli e li lascia aperti si seccheranno e non potrà più utilizzarli per disegnare, che sarebbe una conseguenza diretta delle sue azioni.

Nemmeno i premi o ricompense sono una buona idea, e se vogliamo premiare in qualche modo un buon comportamento, dobbiamo fare in modo che il bambino percepisca il premio come qualcosa di inerente all’atto che lo ha causato, a volte è solo questione di cambiare le parole… Per esempio: se un bambino fa le bizze all’ora di mettersi il pigiama, lavarsi i denti, ecc Potremmo dirgli che se lo fa lo lasceremo giocare per un po’ prima di andare a letto, cosa che il bambino percepirebbe come una ricompensa che gli diamo; oppure possiamo dirgli che se lo fa avrà tempo di giocare un po’ prima che arrivi l’ora di andare a letto, e in questo caso lo percepirebbe come una logica conseguenza delle sue azioni. La differenza può sembrare sottile, ma è importante!

Quali sono la vostra opinione e la vostra esperienza al riguardo?


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  1. Come sempre post utilissimo!!! deve partire tutto da noi genitori, siamo noi che dobbiamo cambiare il modo di interagire con i ns figli… metterò ancora di più in pratica ciò che hai scritto!!

    • Grazie mille, spero che sempre più genitori se ne rendano conto perché sono sempre più convinta che i nostri figli non ci debbano nulla. Siamo noi genitori che dobbiamo tutto a loro… Altro post che ho in mente e che prima o poi uscirà dalla tastiera. Un abbraccio

  2. Post utilissimo e, come al solito, mi trovi completamente d’accordo.
    Una domanda: hai avuto difficoltà a convincere i nonni a seguire questa linea di pensiero? Perché io sono terrorizzata dal fatto che possano vanificare ogni mio sforzo.
    Nel frattempo ti saluto.

    • Carlotta - agosto 1, 2016

      Ciao Giulia e grazie per il tuo commento! Guarda, ironia del destino vuole che presto pubblicherò un post proprio su come coinvolgere familiari e amici nel nostro metodo di educazione. Sono sicura che ti piacerà, io l’ho trovato molto interessante 🙂 Ma ti dico fin da subito che per noi è un po’ diverso, perché i nonni vivono in Italia e quelle poche volte all’anno che li vediamo dal vivo e Oliver sta con loro, lascio che siano spontanei ovviamente… Però devo dire che grazie al mio blog ormai tutta la famiglia è “montessorizzata” 😉 Un abbraccio

  3. Articolo chiarissimo: i nostri figli devono essere i nostri nuovi amici da accompagnare sulla strada della vita che abbiamo dato loro, con pazienza e grande senso di rispetto!


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