La Tela di Carlotta
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MammaPoppins intervista La Tela di Carlotta sul metodo Montessori

Feb 5, 2019

Ciao! Mi chiamo Carlotta, scrivo il blog trilingue di maternità La Tela di Carlotta e da poco ho avuto l’onore di essere invitata a parlare di Montessori in una diretta di Instagram con Furby di MammaPoppins.

Se ci avete seguite, avrete notato due cose di me: che adoro gli esempi pratici, perché mi fanno sempre riflettere, e che appena inizio a parlare di Montessori non riesco a smettere (abbiamo finito tardino, ops!).

La mia è una passione. Non sono una guida Montessori, sono semplicemente una mamma che ha fatto molta (moltissima) ricerca: ho letto tutti i libri, partecipato a tante conferenze, seminari e webinari e dal mio giorno uno di madre applico i principi in casa con i miei figli, mischiandoli un po’ con la disciplina positiva e un po’ con il buon senso (che non viene mai male).

La storia del mio incontro con Montessori è divertente. Ero incinta di Oliver di 8 mesi quando una sera mio marito arriva a casa e mi dice: “Perché non mettiamo Oliver a dormire su un materasso per terra?” “Per terra? Ma sei matto? Come ti vengono certe idee?” “L’ho letto da qualche parte, si chiama tipo “Monte qualcosa”, è italiano”. “Montessori?” “Sì, Montessori!”

Conoscevo a grandi linee Montessori come pedagogia, ma non come filosofia applicata in casa, così quella sera mi sono messa a leggere. E non ho mai smesso. Ogni parola aveva senso, tutto era in linea con quelli che già pensavo sarebbero diventati i miei valori di madre, ma che allora ancora non conoscevo nemmeno io! Insomma, è stato amore a prima vista!

In questo articolo ti riassumo brevemente quello di cui abbiamo parlato con Furby (perché è interessantissimo e perché ognuno impara in modo diverso, alcuni ascoltando, altri leggendo…).

Ci dici i punti principali per chi ancora non conosce Montessori?

Per conoscere Montessori, credo sia utile iniziare dalla pedagogia, dalla differenza del sistema educativo Montessori rispetto a quello tradizionale.

Montessori è un educazione in cui tutto è incentrato intorno al bambino: in un’aula Montessori tutti i mobili sono all’altezza del bambino, non c’è nulla che il bambino non possa toccare, prendere, esplorare. I bambini non stanno seduti al banco, si muovono liberamente nell’ambiente. Preparano il tavolo loro stessi per pranzo con posate, piatti veri e bicchieri di vetro, e si servono da soli. Non ci sono materie e orari, il bambino sceglie con che materiali lavorare seguendo i propri interessi.

L’educazione Montessori non viene dall’alto, non c’è un’insegnante alla cattedra che i bambini devono ascoltare seduti e silenzio: l’adulto è un accompagnatore che offre la sua guida, ma segue il bambino (per questo si chiama “guida” e non “insegnante”) e il bambino è padrone del suo proprio apprendimento, ragione per cui in un ambiente Montessori auto motivazione, auto disciplina e auto controllo sono fondamentali.

Nella famiglia tutto questo si riflette in un metodo educativo non incentrato sulla classica gerarchia genitore/figlio, perché genitore e figlio sono alla stessa altezza. Nella filosofia applicata in casa credo che i principi fondamentali siano:

  • L’indipendenza. Fuori e dentro casa. In particolar modo, in una casa Montessori ogni ambiente è preparato in modo che il bambino possa fare il più possibile da solo, dal vestirsi, al lavarsi, al prepararsi la merenda.
  • Rispetto per il bambino, che va dal coinvolgerlo nelle “grandi” decisioni del quotidiano (“vuoi andare al parco o stare a casa?”) alle piccole cose come chiedergli “posso prenderti in braccio?” piuttosto che “hai voglia di dare un bacio alla nonna”, senza forzarlo.
  • Fiducia nel bambino e nel suo potenziale. Maria Montessori scrisse: “Se non dai un bicchiere di vetro a tuo figlio dai più valore al bicchiere che all’apprendimento”. La fiducia non è solo importante per il bambino, ma facilita moltissimo il lavoro del genitore: è incredibile quanto ci insegnino i nostri figli quando lasciamo andare un po’ quel senso di controllo tipico di noi genitori e ci fidiamo di loro.

Se decido di seguire questo metodo, ma non ho la possibilità di mandare mio figlio in una scuola Montessori, come posso fare? A casa ha senso provarci comunque? E se sì, cosa posso fare a casa per avere questo approccio?

Ha senso provarci comunque? Assolutamente sì. Montessori è solo una parola, un’etichetta, l’importante è quello che rappresenta, il messaggio che Maria Montessori volle trasmetterci: un nuovo tipo di educazione, più rispettosa, più naturale, più incentrata sul bambino, un metodo per dare ai nostri figli la possibilità di diventare adulti equilibrati e resilienti.

Credo che abbia sempre senso informarsi: un genitore che si mette in dubbio, che si informa, che esplora nuovi metodi e modifica i propri se pensa di stare sbagliando o se sente di voler/dover migliorare le relazioni e la comunicazione in casa, fa esattamentemente ciò che dovrebbero fare tutti i genitori: evolve con e per i propri figli.

Ogni volta che un genitore mi chiede come iniziare a portare Montessori a casa, mi viene da rispondere “da te”. Ma non lo faccio, perché so quanto sia difficile il percorso di trasformazione del genitore e quanto, invece, possa risultare più semplice iniziare da piccoli cambi nell’ambiente, quello che io chiamo “montessorizzare la casa”: mettere una torre d’apprendimento in cucina, sterilizzare il bidet e trasformarlo in lavandino per i piccoli, dare loro accesso ai propri vestiti… Un trucco che io uso sempre in casa è sedermi per terra in ogni stanza e modificarla pensando a come la useranno i miei figli. Ed è per questo che il mio primo corso online “Montessorizza la tua casa è proprio tutto incentrato sulla trasformazione della casa.

Secondo te i capricci esistono? Ci puoi spiegare in breve l’idea secondo la quale sarebbe meglio evitare premi e punizioni? Consigli su come riuscirci?

I comportamenti che noi definiamo capricci esistono (li conosciamo tutti, vero?), ma la parola “capricci” è sbagliata. Ha una connotazione negativa, mentre i comportamenti che definiamo “capricci” non sono negativi, sono manifestazioni di rabbia e frustrazione di fronte ad ostacoli che i bambini trovano sul loro sviluppo: mancanza di libertà di movimento, adulti troppo protettivi, ambienti che non offrono loro indipendenza…

Per questo propongo di smettere di usare la parola “capricci” e usare, invece, la parola “crisi”, che non solo suggerisce una difficoltà passeggera, ma visto che tutti abbiamo delle crisi ogni tanto, ci aiuta anche ad immedesimarci in quello che provano i nostri figli quando piangono disperati coricati per terra senza ragione apparente: io, adulto equilibrato, affronto una crisi sentendomi triste, riconoscendomi stressato e magari anche piangendo silenziosamente; mio figlio la affronta buttandosi per terra, gridando, urlando, picchiando… perché non ha ancora gli strumenti adatti.

C’è una frase di Simone Davies che mi ha aiutata molto ad imparare ad avere compassione per i miei figli in un momento di crisi: “Quando ti senti fuori controllo, vorresti qualcuno che ti punisse o che ti aiutasse a calmarti?”. Io vorrei qualcuno che mi aiutasse a calmarmi, perché non c’è nulla di più speciale che sentirsi amati quando diamo il peggio di noi, ed è anche quando ne abbiamo più bisogno.

Mi piacerebbe poterti dire cosa fare in un momento di crisi di tuo figlio, ma mi viene solo in mente cosa non fare: 1. Non parlare quando nostro figlio sta usando il suo cervello primitivo, rettile: dobbiamo aspettare che si calmi e torni ad usare il suo cervello razionale se vogliamo poter avere una conversazione; 2. Non abbandonarlo: se c’è un momento in cui dobbiamo accompagnarlo è proprio il momento della crisi.

E anche se non ci sono formule magiche per gestire i capricci, c’è una cosa che funziona sempre e per sempre: fare un respiro (due, tre, quattro!) molto profondo e offrire amore e compassione. Per questo dico sempre che la trasformazione del genitore è fondamentale per portare Montessori a casa nostra e ho creato un intero corso online per aiutare i genitori ad intraprendere la loro trasformazione: “Diventa un genitore Montessori ed educa nel rispetto.

Infine… Ci chiedono molto spesso titoli interessanti per un primo approccio al metodo; se dovessi consigliarcene quattro, quali ci consiglieresti?

I primi due sono i miei preferiti, scritti dalle mie mentori Montessori e finalmente tradotti in italiano:

Come sono diventata una mamma Montessori e ho trovato la felicità, Cristina Tebar

Il bambino piccolo Montessori, Simone Davies

Ti consiglio anche i libri di Daniel Siegel, che non sono prettamente Montessori, ma sono davvero illuminanti:

Yes brain, come valorizzare le risorse del bambino, Daniel Siegel

12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino, Daniel Siegel

E poi ovviamente, come scrivevo prima, ci sono i miei corsi online, completi di traduzioni di articoli, link, file, modelli, foto…

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I write mainly about Montessori, parenthood, and multilingualism. Here are some recent posts.

Montessori
One day a few years ago my husband came home and said, "Why don't we put a mattress on the floor in the baby room? It'd be much more natural". "Never" was my reply. That's how our Montessori journey started. Since then we've been living, breathing and applying the philosophy at home day in and day out, starting from ourselves. Because educating children starts from the parents.
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Children at the restaurant: let's recalibrate expectations
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A change of life always widens your horizons
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Travel

We sold everything to travel the world for two years. We're currently in New Zealand.

Books

In 2020 I wrote 4 books for the Italian collection “Gioca and Impara con il metodo Montessori” curated by Grazia Honegger Fresco. The collection is a project by Il Corriere della Sera and La Gazzetta dello Sport.

We also implemented the workshops of the last 15 volumes of the collection with Oliver and Emily.

Podcast

On my podcast, “Educare con calma”, I talk about various topics, from Montessori to sustainability. Only in Italian!

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Why La Tela di Carlotta?
I dreamed of the name La Tela di Carlotta. One morning I woke up and in my dreams I had created a blog named just like the American novel (Charlotte's Web). Many years and endless ups and downs later, this web of thoughts and stories is my work. It took me a long time to understand what kind of online presence I wanted and today I know: I'm transparent, I show real life, I don't advertise, I only recommend sustainable brands (and not only because they pay me) and I believe in the value of my blog and my courses—because if we don't believe in the value of our work, no one will believe in it for us.
Carlotta
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