La Tela di Carlotta
Episode 17

La bugia del Natale: perché abbiamo scelto di non raccontarla

In questo episodio racconto come viviamo noi il Natale da famiglia non credente e che applica i principi Montessori e rispondo alle domande più frequenti che mi sono state fatte in queste settimane che ci avvicinano alle vacanze natalizie: "Parli di Babbo Natale con i bambini? Come vivete il Natale in casa? Fate regali? Non ti manca la magia del Natale?" … 

Nell'episodio menziono questi articoli che vi invito a leggere: 

Natale e Montessori: incompatibili?

Natale e Montessori: incompatibili? (3 anni dopo)

La letterina alternativa

E te ne lascio un altro che mi ero dimenticata di aver scritto 🙈: Mai pensato di creare le tue tradizioni?

Ricordo che questo è il nostro modo di celebrare il Natale. Nelle mie parole e nelle nostre decisioni non c'è giudizio di quello che fai tu, in casa tua: è un modo di festeggiare il Natale così come ce ne sono molti e spero che venga ascoltato e accolto sotto questa luce.

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Questa settimana parliamo a grandissima (ma veramente grandissima richiesta) di Natale! Hohoho Come ho già scritto a molti di voi, sul blog troverete due post sul modo in cui viviamo noi il natale e lo integriamo con il nostro essere montessori e il nostro non essere religiosi: un post l’ho scritto 4 anni fa e poi ho scritto un sequel 3 anni dopo, quindi l’anno scorso, nel natale 2019. Ora, un anno dopo, la mia visione di base non è cambiata molto ma ho un Natale in più da raccontare, ma iniziamo dall’inizio. Ah, prima che mi dimentichi, se da voi passa babbo natale questo episodio del podcast non lo ascolterei con i bambini presenti (visto che so che tanti lo fate credo lo spoiler sia necessario)    
Allora, prima di tutto per poter capire tutte le nostre scelte inizio da tre cose importanti: 
  1. 1. Come tanti sapete, noi in casa seguiamo i principi montessori e nella filosofia montessori si preferisce non esporre i bambini alla fantasia prima dei 6 anni e questa è una cosa che io personalmente, anche da altre ricerche e studi non montessoriani, ritengo molto importante perché il cervello dei bambini prima dei 6 anni non è in grado di distinguere la fantasia dalla realtà, che è anche parte della ragione per cui tutti da bambini abbiamo creduto così fortemente a babbo natale e forse siamo rimasti delusi quando abbiamo scoperto che non era vero. L’altra parte della ragione per cui tutti abbiamo creduto a babbo natale è che ci hanno mentito per mantenere la magia del natale, ma andiamo in ordine. Quindi dicevo, i bambini non sano distinguere fantasia e realtà prima dei 6 anni (poi dipende da bam bino a bambino, Oliver per esempio ha già iniziato ad articolare molto molto bene la differenza e ha 5 anni e mezzo, ma vedo anche che mi fa molte domande sul “esiste o non esiste” anche di cose che per me è ovvio che non esistono quindi da lì capisco che ha ancora bisogno del nostro aiuto. Farò un episodio sull’importanza della realtà in montessori e allora parlerò anche della differenza tra immaginazione e fantasia, che non sono assolutamente la stessa cosa, e questo lo dico per tutte le testoline che sento già dire “ma io voglio promuovere l’immaginazione in mio figlio”… ecco, togliere la fantasia non significa non promuovere l’immaginazione, ne parleremo. Ma ritornando al Natale ovviamente avendo deciso di non offrire la fantasia ai miei figli, babbo natale è fuori dalla scena, e non solo perché è un personaggio della fantasia, ma anche per un altro motivo di cui parlerò più avanti. Quindi, questa è la prima cosa che dovete sapere.
  2. 2. La seconda cosa è: noi non siamo religiosi (ho un bell’episodio in mente sulla religione, dico bello perché a me piacerà parlarne, e sul motivo per cui non sono più religiosa, perché sono stata cresciuta cattolica, ma mi sono poi mi sono allontanata dalla religione e mi piacerebbe raccontarvi perché e come affronto la religione con i miei figli, perché certo che l’affronto, Ma non è oggi il momento. Vi racconto questo semplicemente perché il natale è o dovrebbe essere una festa religiosa, la celebrazione della nascita di Gesù, ma per me se non si è religiosi il natale perde il significato più importante, l’essenza, e quindi io e alex ci eravamo già dissociati dal festeggiare il natale molti anni prima che nascessero i bambini. Ma anche perché quando ero religiosa e festeggiavo la nascita di Gesù ammetto che per me la cosa più bella del natale e quella che ricordo di più non è mai stata la celebrazione della nascita di Gesù, ma è stata sempre la mattina di natale con i regali da scartare e questo mi porta al punto successivo.
  3. 3. Io ricevevo davvero tanti regali, ma come molti altri bambini che conosco, e onestamente non ne ricordo nemmeno uno e sicuramente non avevo bisogno di più regali perché avevo una camera piena di giochi e un armadio pieno di vestiti, insomma… ovviamente allora non la vedevo così, volevo di più di più di più, ma oggi non voglio perpetuare questa tradizione consumistica con i miei figli. Personalmente, già prima di imbarcarmi in questo viaggio della sostenibilità, mi ero sensibilizzata molto sul tema regali a natale e già prima dei bimbi io e alex avevamo smesso di farci e fare regali a natale. In più una coppia di nostri amici a Marbella che io stimo moltissimo, allora avevano bimbi piccoli dell’età di Oliver ed Emily e per natale ricordo ancora oggi che i bimbi ricevevano una gomma o una matita o dei colori nuovo o comunque qualcosa di cui avevano bisogno… per molto tempo erano felicissimi, perché spesso andavamo da loro il giorno di natale e ricordo che mi facevano vedere tutti entusiasti la loro gomma nuova, poi è arrivata una fase in cui hanno capito che per natale gli amici ricevevano tutto il negozio di giocattoli e magari si lamentavano della loro gomma (uso gomma per fare un esempio, non è che ricevevano una gomma tutti gli anni), ma accettavano anche molto di buon grado che nella loro famiglia non si faceva cos ì, e poi quando sono cresciuti un po’ di più (verso i 10-13 anni) erano loro stessi a dire che era ridicolo ricevere così tanti regali che poi i loro amici usavano pochi giorni e se li dimenticavano (e queste sono parole loro, non mie). Poi ovviamente quando abbiamo aperto più gli occhi al tema del consumismo e ai bisogni che le aziende ci creano, ovviamente la decisione di non fare regali è stata ancora più facile.  

Quindi capirete che con questa premessa: ovvero non introdurre la fantasia, non essere religiosi e non voler cedere al consumismo, che cosa rimane del natale? Non rimane nulla, rimane un giorno come un altro e forse solo proprio solo un’occasione di vedere i nostri cari tutti insieme, ma anche questo vivendo da sempre in paesi diversi dalla mia famiglia d’origine, era comunque anche meno fattibile, perché a natale viaggiare è molto più caro e quindi preferivamo magari trovarci prima o dopo natale. E poi comunque il bello di ritrovarsi con la famiglia è ritrovarsi con la famiglia, non festeggiare un’occasione speciale. Da quando vivo lontana dalla mia famiglia, il ritrovo ha davvero assunto un valore in sé, nel senso che  preferisco quando il ritrovo è il motivo della festa invece di ritrovarsi per un giorno speciale, come natale o un compleanno che toglie il riflettore dalla bellezza del ritrovarsi e la mette sul regalo, sulla torta, sulle candeline… ovvero sul materiale piuttosto che sull’essenza. Ecco, onestamente io preferisco trasmettere ai miei figli il valore del ritrovarsi per il gusto di ritrovarsi e non per un motivo specifico. 

E anche il regalo onestamente, preferisco darlo quando c’è un bisogno piuttosto che aspettare natale o aspettare il compleanno: noi per esempio non facciamo regali speciali nemmeno al compleanno se non magari un minuscolo dettaglio tipo l’anno scorso abbiamo regalato ad Emily l’Ao Dai, il vestito tradizionale vietnamita da mettere proprio il giorno del suo compleanno perché eravamo in Vietnam e lì è tradizione quindi è stato molto speciale, ma altrimenti al compleanno i bimbi sono super felici perché avranno una torta dedicata a loro che è già di per sé molto speciale, per loro quello è il regalo. E tra l’altro pensando di registrare questo podcast, ho chiesto proprio anche ad Andrea, la figlia della coppia di cui vi parlavo prima che regalava la gomma, perché volevo sentire anche la campana della figlia, non solo dei genitori, e lei oltre a confermarmi che non hanno mai patito il ricevere soltanto una gomma o una colla dai genitori, mi ha proprio detto che nella loro famiglia non aspettavano mai il compleanno o le feste per fare i regali, ma (e traduco le sue parole dall’inglese) compravano ciò di cui avevano bisogno o ciò che davvero desideravano moltissimo moltissimo moltissimo quando ne avevano bisogno, senza aspettare un’occasione speciale e a lei che è ormai ventenne oggi questa mentalità piace molto perché sente che se vuole festeggiare una tradizione la festeggia per ciò che rappresenta, e sicuramente non per il regalo. Quindi ecco, a me personalmente, piace questa mentalità del non concentrarci sul regalo e mi piace trasmetterla ai miei figli. Il mio compleanno è appena passato, mi hanno fatto una torta e mi hanno scritto un bigliettino e non ci sono stati regali, mi ero comprata un cappello due settimane prima perché ne avevo bisogno e voilat, e siamo stati tutti super felici così.

Ok, quindi tornando al natale, Ovviamente la domanda che mi viene fatta di più è:
Ma non sei triste che i tuoi figli non vivano la magia del natale?
La risposta più sincera è, all’inizio sì, ero triste, e ho faticato a prendere una decisione sul come festeggiare il natale con i miei figli, questo perché? perché i miei natali li ricordo davvero bellissimi e ricordo l’emozione di fare l’albero e di svegliarmi la mattina di natale e aprire i regali. Ma la verità più vera è anche che quello che più ricordo è proprio quella corsa al regalo la mattina di natale. I famigliari allora li vedevo anche più volte durante l’anno, quindi il natale era davvero un ritrovo speciale solo perché “oggi la zia mi porta un regalo!” “Oggi la nonna mi dà dei soldi” e perdonatemi se sono così sincera, ma io lo trovo triste. Anche perché non ricordo nessuno dei regali (se non un orso gigante, Findus, che ricevetti per i miei 6 anni e ho ancora tuttora, è a casa della mia migliore amica mentre viaggiamo per il mondo) ma anche se andavamo a messa e mettevamo Gesù bambino nella culla del presepe ecc ecc, l’;attenzione era tutta sul regalo). Anche Alex mi raccontava che l’unico natale che davvero ricorda è quello in cui lui con suo papà è andato a fare una crociera di un giorno da Helsinki a Tallin con un buffet di natale, quindi l’esperienza, mentre tutti gli altri natali non li ricorda nemmeno ed erano tutti invocarti sul regalo. Ecco io personalmente non vorrei questo per i miei figli. Vorrei che i miei figli festeggiassero le feste della tradizione che scelgono per ciò che sono, per ciò che rappresentano e non per il regalo

Poi al di là del consumismo che è una realtà di cui noi non vogliamo fare parte, né a natale e il meno possibile anche durante l’anno, credo davvero che il natale crei un sacco di aspettative, di ansietà per trovare il regalo giusto o non giusto, di corse e fretta perché non si ha mai tempo e non si sa mai davvero che cosa regalare… cioè per me se non si sa che cosa regalare a una persona, non si regala nulla, per nessuna occasione, perché significa che è un regalo fatto proprio per un’occasione speciale che richiede il regalo forzato e io non ci sto, io voglio scendere da questa ruota e ho deciso che io faccio i regali solo quando ho il regalo perfetto in mente e se ho il regalo perfetto in mente non aspetto una data prestabilita per farlo. E non voglio che questo arrivi come critica a chi non fa come me, ma sapete che a me piace raccontare le mie esperienza e le mie riflessioni senza filtri e senza ipocrisia, e ovviamente ci saranno persone che saranno d’accordo e altre no ed è proprio quello il bello, quindi nessuno dovrebbe sentirsi giudicato.  

Quindi quello che facciamo noi oggi a Natale è osservare il Natale degli altri. Nel senso noi non nascondiamo il natale perché non lo festeggiamo, ma semplicemente raccontiamo come altre persone nel mondo vivono il natale, i bimbi sanno che la nonna va a messa la mattina di natale e che festeggia la nascita di Gesù, l’anno scorso abbiamo imparato che in Vietnam non festeggiano il natale ma mettono tutte le decorazioni (e davvero tante tante decorazioni) a causa dell’influenza dei film americani, da poco abbiamo imparato che in Giappone è un giorno come un altro, ma sempre per l’influenza dei film americani, vanno da KFC  a prendere la loro cena di Natale perché lavorano tutto il giorno e non hanno tempo di cucinare. Oliver ed Emily sanno che alcune famiglie festeggiano con i regali sotto l’albero, che alcuni bambini credono che arrivi babbo natale su una slitta volante trainata da renne e porti i regali ai bambini buoni, ma che in realtà sono i genitori che portano i regali perché 1. le renne non volano 2. una persona non si intrufola dal camino o dalla finestra in casa delle persone perché verrebbe arrestata e per esperienza so che molti bambini sono rimasti davvero spaventati da questo e credo che anche molti bambini che non ko dicono in realtà non dormano la notte di natale non perché siano emozionati, ma perché sono preoccupati di questa persona che entra nella loro casa. 

Quindi ecco, non è che i miei figli sono estranei al natale, ma semplicemente il natale è un giorno come un altro in casa nostra, e poi fuori invece ci godiamo le luci per le strade, le canzoni del natale a casa (l’album natalizio di Michael bublé non può mai mancare in casa mia), ci piacciono le persone travestite da babbo natale, ci piacciono i grandi alberi con i regali finti sotto, quindi la magia del natale la viviamo eccome, ma semplicemente scegliamo di non portarla a casa perché preferiamo rimanere fedeli ai nostri principi e ai valori che per noi sono importanti. È un po’ come quando a gennaio 2020 eravamo a Penang in Malesia e abbiamo assistito a tantissime danze del drago per il capodanno cinese e anche alle processioni per il thaipussam hindu, ma questo non significa che abbiamo festeggiato né il capodanno cinese né il thaipussam hindu. Li osserviamo con curiosità, con interesse e con gioia e Oliver ed Emily erano affascinati specialmente dalle danze del drago, ma non li facciamo nostri, non li portiamo a casa, perché non rispecchiano i nostri principi. 
Quest’anno, per esempio, festeggeremo il natale con alcuni amici neozelandesi, e se avete sentito l’episodio sui dietro le quinte del covid in Nuova Zelanda, alla fine abbiamo deciso di rimanere qui, e siamo stati inviatati da questi amici che ovviamente festeggiano con regali ecc e conosceremo anche questo modo di vivere il natale spiegando ai bambini che a casa dei nostri amici, questa giornata si festeggia così e anche noi lo festeggeremo a modo loro perché siamo ospiti a casa loro. E voilat. 

Per me l’importante è davvero vivere questa festa e tutte le tradizioni, come anche la pasqua per esempio, con flessibilità mentale e con sincerità verso i miei figli. E per me viverla con sincerità significa anche non raccontare la bugia del Natale, perché anche se sento spesso dire che raccontare la storia di babbo natale è un bugia bianca, innocua, io personalmente credo che ogni bugia, di qualsiasi colore sia, è comunque una bugia e io scelgo di non dirle ai miei figli, da persona cresciuta con le bugie bianche, la mia esperienza è che è poi semplice catalogare come bugie bianche anche altre bugie che diciamo ai nostri figli, giustificate dal fatto che sono per il loro bene, per esempio “se non mangi le carote, i tuoi occhi non si sviluppano bene” cosa che non è assolutamente vera e tra l’altro è un po’ una leggenda metropolitana che le carote facciano bene alla vista, leggenda che è nata per promuovere il consumo di carote nella seconda guerra mondiale quando c’era un eccesso di carote e allora si sono inventati questa pubblicità per promuovere l’acquisto di carote… ma vabbè; questo non c’entra niente. Però il punto è: io personalmente ho scelto di non dire bugie bianche perché io le ritengo comunque bugie e ho notato che con i bambini funziona molto di più essere sinceri, perché quando siamo sinceri noi, loro rispondono con più sincerità e con anche con più fiducia. E in fondo io stessa non mi fiderei di qualcuno che mi mente, perché dovrei aspettarmi che i miei figli si fidino di me se io mento a loro. 

Ma poi c’è anche un altro aspetto legato a babbo natale che per me non è in linea con il tipo di educazione che voglio dare ai miei figli ed è il fatto che babbo natale diventa un po’ non solo il giudice del comportamento dei bambini, ma anche una minaccia “se non sei buono, babbo natale non ti porta nessun regalo” o anche girata in frase affermativa “se sei buono, babbo natale ti porta i regali” ecco, per me questo va assolutamente contro a quello che trasmetto tutto l’anno ai miei figli, visto che li cresco senza minacce, senza punizioni e senza premi perché mi piacerebbe insegnare loro sin senso di auto controllo e auto motivazione intrinseca, ovvero che viene da loro, non dal voler fare bene per qualcuno o dal non fare male perché altrimenti non ricevo il regalo. Ecco, insomma, ora che sto dicendo tutto questo ad alta voce mi rendo davvero conto che ci sono moltissime ragioni per cui noi abbiamo scelto di non festeggiare il natale in maniera tradizionale, ovvero come lo festeggiano tutto, ma dimettere in discussione la tradizione e capire con mente critica che cosa funziona per noi, che cosa non funziona, cosa siamo disposti a sacrificare per perpetuare la tradizione e a alla fine a quanto pare abbiamo deciso che non c’è molto che siamo disposta a sacrificare per perpetuare questa tradizione. Che poi, questo non c’entra niente ma mi è venuto in mente adesso, detto tra noi, non pensate che sia anche triste che i bambini pensino che i ragli arrivano da babbo natale mentre magari un genitore ha davvero impiegato tantissimo tempo e amore per fare un regalo speciale e poi dà tutto il merito a babbo natale? Bah, non so, ve la butto lì.  

Comunque, detto tutto questo, se anche voi siete in dubbio su tutta questa tradizione del natale, cil vero messaggio che voglio mandare con questo episodio è che non credo che si debba per forza perpetuare tradizioni che non sentiamo in linea con i nostri valori, credo che prendere la decisione di andare un po’ contro corrente, anzi no, contro corrente in questo caso non mi piace, direi di andare nella corrente che tira di più (perché conosco famiglie che festeggiano il natale ma proprio perché lo festeggiano forzatamente sentono di andare contro la propria corrente, ovvero contro i propri valori) quindi prendere la decisione di seguire la propria corrente invece di continuare a nuotare nella corrente degli altri è magari difficile il primo anno o i primi due anni, ma poi è tutto più semplice e ci si sente molto meglio come famiglia, o almeno questa è stata la mia esperienza.

E tra l’altro tutto questo può succedere anche se la famiglia allargata festeggia il natale, si può spiegare, si può parlare, si può trovare una via di mezzo e un compromesso… per esempio, ci ritroviamo e festeggiamo il natale tutti insieme, ma non vogliamo regali. Oppure il regalo va bene, ma arriva dal nonno e non da babbo natale. Oppure il regalo va bene, ma si può chiedere che si regali qualcosa fatto in casa invece di un regalo comprato o ancora che si regali un’esperienza invece di una cosa materiale (può essere un’escursione, un pomeriggio a fare la pasta con la nonna). Insomma, io credo che si possa sempre trovare il compromesso, poi magari non sempre viene rispettato alla prima, tipo la prima volta che abbiamo festeggiato il natale con i bimbi e con la nonna Savina avevamo deciso no regali e solo un pasto semplice insieme e nonostante tutto lei si è presentata la mattina di natale invitando i bimbi a salire a casa sua (quell’anno vivevamo nello stesso condominio) e li ha accolti con una sorpresa di natale, molti regali e un amico vestito da babbo natale che ha poi fatto finta di volare giù dal balcone con la nonna che diceva che ha preso la sua slitta con le renne… che a parte essere pericolosissimo perché appunto i bambini non distinguono real†à e fantasia, non ha rispettato nulla di ciò che avevamo deciso e non vi dico la mia reazione, ma vi assicuro che non ero felice. Quindi ecco se si decide di cambiare le carte in tavola e creare le proprie tradizioni, ci vorrà secondo me qualche anno perché siano bel oliate, ma secondo me ne vale la pena. 

E rispondo a un’ultima domanda prima di chiudere ovvero, come dico ai miei figli che babbo natale non esiste
Dunque, se non l’avete mai detto, non c’è bisogno di dire niente finché la curiosità non viene da loro. Se vedono Babbo Natale per strada o a un centro commerciale, come è probabile, così era successo anche a noi, io direi che è una persona vestita da babbo natale e non aggiungerei altro (per me con queste tematiche vale sempre il concetto del dire il meno possibile e aspettare che le domande arrivino dai bambini perché quando un bambino fa una domanda è perché è pronto a sentire la risposta, credo di averlo detto in ogni episodio ma lo ripeto), poi quando arriva la domanda Chi è babbo natale, spiegherei che è un personaggio di una storia che uno scrittore ha inventato, io uso spesso la figura dello scrittore che inventa storie, perché trovo che aiuti a renderlo un po’ più concreto; e quando i bimbi sono un po’ più grandi, magari verso i 4-5 anni, se sono molto interessati cercherei un libro che racconti la storia della leggenda di babbo natale o lo scriverei io stessa dicendo che l’idea di babbo natale arriva da san Nicola che tanti anni fa era una persona molto gentile e generosa e dava regali ai bambini e per questo veniva celebrato (il 6 dicembre, tra l’altro, non il 25) e che alcune persone ancora oggi usano questa storia nel giorno di natale. 

Ora, io ho spiegato a Oliver ed Emily io ho spiegato che alcuni nostri amici credono che babbo natale sia vero quindi noi rispettiamo che loro pensino che sia vero, ma non dobbiamo per forza crederci. Se mai arrivasse un giorno e mi dicessero che per loro babbo natale è vero, non credo che sia possibile, ma mai dire mai, io non avrei nulla contro, probabilmente direi loro che sono liberissimi di credere quello che vogliono e magari farei loro delle domande per capire la logistica, del tipo come fa a volare con le renne, come fa a entrare per il camino, ma magari per loro sarebbe un bel gioco e a quel punto viene da loro, io non ho imposto la storia di babbo natale, non ho mentito e loro hanno deciso che è una cosa bella a cui vogliono credere e ci credono e noi gli reggiamo il gioco, proprio come quando scherzano e ci dicono immagina se le sedie fossero tavoli e i tavoli sedie e allora immaginiamo questa real†à in cui mangiamo seduti sui tavoli con il piatto sulla sedia e ridiamo, ecco, la prenderei allo stesso modo.

E ovviamente se decidete di dire la verità ma  i vostri bambini credono già a babbo natale è un po’ più complicato perché non è che vogliamo andare e dire loro, hey ti ho mentito per tutto questo, ma babbo natale non esiste… a quel punto probabilmente cercherei di usare un po’ più di tatto, ma comunque io personalmente proverei a dire loro la verità perché preferirei ammettere di aver mentito piuttosto che continuare a mentire e aspettare che lo scoprano da soli. Poi ovviamente dovrei trovarmi nella situazione per poter davvero capire che parole sceglierei. 

E detto questo veramente alla fine ho parlato tantissimo e l’episodio è più lungo del previsto ma spero di non avervi annoiato con la nostra esperienza.
 
Vi ricordo che mi trovate anche su www.lateladicarlotta.com dove tra l’altro ho scritto alcuni articoli sul nostro Natale e anche su Facebook e Instagram come @lateladicarlottablog
Buona giornata, buona serata o buona notte a seconda di dove siete nel mondo. Ciao

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