Using fear and threats to control children is never right!

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“Stop doing that, or I’ll call the police”, “Don’t go there, or a monster will get you”.

Although we were raised hearing these sentences, and might think they’re innocent, the flow of emotions and memories they bring with them in the long term is harmful for our children: it teaches them that fear is a tool to manipulate people, it teaches them to blindly listen to authorities instead of using their critical mind, and once they learn the truth (it’ll happen sooner than later) it teaches them not to trust us.

I want to tell you an anecdote.

There was a gorgeous nursery/school near our home in Bali, which has a coffee shop with a Kids Club where kids can play supervised by staff, while parents work, or enjoy a coffe.

The first day Oliver and Emily loved it and came out happy. The manager told me that Emily cried briefly for me, but then she stopped so they didn’t take her to me as I had asked them to do (I was waiting at the coffee shop).

The second day Emily said she didn’t want to go in, but changed her mind when she saw that there were different care givers (back then I couldn’t yet connect the dots, though).

On the third day, Emily didn’t want to go in. “I don’t like the person”, pointing at one of the care givers. I let Oliver go in by himself, and kept Emily with me, so we could talk it out. “She said that she calls the firefighters if I cry, but I don’t”. Oliver later confirmed that the lady on the first day had said she’d call the police if Emily kept crying.

Emily is three, she’s very vocal, she knows what she wants, and id she doesn’t want something she makes herself respected. I’m the kind of parent who understands, listens, believes in children and never dismisses emotions. I talked with Oliver and Emily about how it’s not right nor fair to say things that aren’t true just to scare somebody; I also suggested that if a stranger ever says something scary/upsetting that they have never heard from Alex or me, they can simply say, “I don’t believe it, I’ll ask my mom”.

But not every child is like Emily, and not every parent takes their child’s word: another child might not be able to explain, another parent might not believe him. Another parent might think “my child is being difficult”, dismiss his emotion and send him to nursery anyway. The child might not cry that day for fear of the police coming, so the care giver might not “have to” threaten again.

The situation will seem resolved, but the child will have a new scar in his heart and mind. 

Using the police, monsters or any authority (including God, if you are a believer) as a threat to make children behave, or as a negative consequence to children’s uncomfortable behaviours is WRONG. Threatening a child, using fear to make him behave or act as we want, and playing on a child’s incapability to spot a lie, is NEVER RIGHT, in no family, school, nursery, circumstance, and culture.

The day after, after we talked about it Oliver and Emily had a conversation: 

Oliver, “Emily, do you want to come to the play area with me?”

Emily, “No”.

Oliver, “But mommy told her not to say that”

Emily, “Ok”.

It webs’t Oliver to convince her of course. Emily felt strong because she now knew that what the care giver said was wrong and she now had the tools to respond. 

It was an amazing lesson for everybody involved (including the kids club, because I was very direct with them), and it made me realise once more what a huge difference there is between a nursery that uses “traditional ways” (rewards for good behaviours, punishments for bad ones, empty threats, fear as a control technique…) and one that is based on respect for the child, honesty, positive discipline and gentle education.

And although it’s not always possible to choose the nursery we really wish for our kids (because of many factors: money, availability, distance… ignorance, even), in the comfort and privacy of our home, we parents don’t have any excuse. We can decide to embrace a respectful education, say no to methods that what we didn’t like growing up, avoid time-outs and empty threats, stop using fear to control behaviours, change sentences that we wouldn’t like to hear ourselves.

We CAN DECIDE.

To SAY NO to a traditional education, even if we were raised that way.

To AVOID a relationship based on the authority of the parent.

To STOP believing that our kids owe us unconditional respect.

To CHANGE the conversation with our children to a mostly positive one.

With all the resources and the access to knowledge that we have today, we parents can (and should) decide to educate our children differently, in a more positive, respectful and kind way. Because we have the opportunity (and responsibility) to create the first generation of parents—our kids—who know that parenthood is not about teaching, it’s about learning.

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The woman behind the words

My name is Carlotta, I’m 33 years old, I’m Italian, married to a Finnish guy, and together we raise Oliver (4) and Emily (2) Montessori and multilingual. We’re selling everything to travel the world.

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  1. Un’esperienza molto interessante per tutto. Se mi ricordo bene (sennò scusa!) Emily ha pianto anche a Marbella nella prima fase “dell’adeguamento” (mi manca la parola giusta!?) all’asilo Montessori. Che cosa facevano allora le maestre? Come si procede in questi casi (dipenderà anche dall’età del bambino, immagino?).

    E poi la seconda domanda che ho posto un po’ di tempo fa ma forse si è persa o è andata dimenticata: come fai con i vaccini “obbligatori” (o “raccomandati”) dei tuoi bambini viaggiando per il mondo? immagino che hai cominciato in Spagna (???), ma sicuramente non tutti, e poi ci sono le ripetizioni di alcune vaccinazioni (???) i posti che frequentate (questi asili o simili, come a Singapore) richiedono le certificazioni dei vaccini?

    Tanti saluti a tutti voi! Julia

    • Carlotta - March 11, 2020

      Ciao cara, hai ragione, ricordo la tua domanda sui vaccini, ma mi sono propio dimenticata di risponderti. Dunque, i bimbi hanno fatto tutti i vaccini in Spagna e quando siamo partiti siamo stati fortunati perché a oliver il prossimo era ai 6 anni (se non ricordo male) ed Emily ai 3, quindi finora non abbiamo dovuto pensarci. Emily ora dovrà fare il suo dei tre anni, e capiremo come in Nueva Zelanda. Ti farò sapere 🙂

      Sì, ricordi bene, Emily piangeva all’inizio dell’asilo Montessori ed è per quello che ora visto che posso rimango sempre vicina e chiedo che se piange la lascino venire da me. Allora avevamo privato per un paio di settimane, ma visto che continuava a piangere avevo deciso di smettere e riprovare a gennaio (era settembre). A novembre, invece, ero finita in ospedale per un mese e quindi Alex aveva dovuto portarla comunque all’asilo, ma ha pianto al momento del saluto solo per un paio di giorni e poi sembrava serena (a volte anche solo un mese da la differenza, nella mia esperienza). Come fanno le insegnato? Nell’asilo Montessori, le fanno il suo spazio ma le fanno sapere chiaramente che sono lì per lei se lei ha bisogno: se accetta un abbraccio, la abbracciano, se no le danno spazio emotivo (quindi senza troppe parole) ma sempre cercando di coinvolgerla e starle vicino fisicamente (a volte è solo questione di sedersi in silenzio vicino a loro 🙂

      Ti abbraccio,
      Carlotta

  2. Appena ho letto il messaggio devo dire che sinceramente dalle parole di Emily che hai riportato, io ho pensato che la frase chiamo i pompieri potesse essere detta in relazione al pianto (magari con un’intenzione simpatica??) Però dalla reazione di Emily direi che anche un’eventuale buona intenzione non è riuscita, anzi ha spaventato la bambina, quindi sicuramente la modalità è stata sbagliata! Non hai pensato per niente a questa opzione??🤔

    • Carlotta - March 22, 2020

      Hai ragione, anche io avevo pensato potesse essere in buona fede (cerco sempre di fare il beneficio del dubbio) ma poi Oliver mi ha confermato che aveva detto la polizia e che non la lasciava uscire per venire da me (anche se io avevo spiegato che ero al bar). Insomma, non ne sono stata felice, ma per fortuna si è risolta bene 😊

  3. Condivido assolutamente, tantissimo.
    Ho bisogno però di porti un quesito…l’unico momento in cui uso un tipo di frase simile è quando cerco di convincere Federica a sedersi sul seggiolino auto (stiamo attraversando un momento, che dura ormai settimane, di fortissima opposizione, che onestamente in certi momenti sfocia in mia esasperazione). Dopo averle provate tutte parlandole con estrema calma (lei vuole sedersi davanti con me, e io le dico che gli adulti vanno davanti e i bimbi nel seggiolino perché altrimenti potrebbero farsi male), quando ancora non “recepisce” a volte le dico che se non si siede sul seggiolino e arriva un controllo ci fanno la multa. Lei ha una specie di contezza della multa, ha capito che è una sorta di punizione. Ora, a parte che non sempre questa mia “minaccia” ha l’effetto sperato, ma mi chiedo se è davvero una minaccia 😅 …o se può ritenersi la spiegazione della reale conseguenza al suo comportamento.

    • Carlotta - March 22, 2020

      Guarda, io personalmente credo che la differenza la faccia il tono in cui lo diciamo e le parole che usiamo. Ma è un dato di fatto che se vi ferma la polizia e lei non ha le cinture e non è seduta nel seggiolino, vi prendete una multa.

      Magari prova a usarla come prima motivazione, se vedi che risponde a quello più che alla sicurezza. In fondo non le stai mentendo.

      E se conosci un poliziotto e vi mettete d’accordo per fermarti e chiederti se i bimbi sono seduti con le cinture, ancora meglio 😂😂😉😉


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