La Tela di Carlotta

Correre Vol.2: I miei primi 4 km

gen 20, 2009

L’ho fatto. La prima fatica è passata e sono ancora viva per testimoniarlo. Mi sembra incredibile, ma ieri sera ho corso 4km senza fermarmi. E non importa se andavo ad una velocità ridicola o se la distanza era minima o se la milza sembrava scoppiare da un secondo all’altro o se ad ogni passo respiravo –o almeno ci provavo– come se mi stessero uccidendo per soffocamento.

Non mi sono mai fermata.

Credo che siano state prevalentemente 7 le cose che mi hanno aiutata a continuare per tutti e 4 i km e le condivido:

1. Avere un complice: condividere il dolore lo dimezza. Alex –il mio complice, che ha pazientemente deciso di darmi un seconda possibilità– è, però, una persona che quando decide di fare una cosa perché pensa sia giusto o salutare o importante per se stesso, non si lamenta. Mai. E io sono una persona che quando soffre, più fisicamente che mentalmente, vorrebbe che tutto il mondo soffrisse con lei ed è un lamento continuo. Il mondo è bello perché è vario, no? Per me, partire per una impresa napoleonica –come lo è correre– con un partner che più fatica fa più contento è –o almeno sembra–, è una sofferenza. Correre con una persona che tenta di spronarmi facendosi vedere fresca come una rosellina e dicendomi “dai, che ce la fai” è un mezzo omicidio. Quindi, memore dalla volta passata, abbiamo fatto un patto: abbiamo deciso che io avrei smesso di lamentarmi e lui… avrebbe iniziato! Senza scene madri né pianti isterici, ma semplicemente con un “che fatica” o “sono a pezzi” ogni tanto. Giuro che ti fa sentire molto meglio.

2. Avere un complice più allenato: vedere che l’altro è più in forma di te può essere motivante. Questo non significa che è meglio andare a correre con un provetto maratoneta che dopo 5 minuti ti ha già doppiato 3 volte né fa cadere la regola della solidarietà: il miglior partner è per me chi ha iniziato da poco tempo, ma abbastanza da sentirsi già discretamente in forma, ed è motivato perché vedere la motivazione negli altri è sempre uno stimolo a svilupparla per noi stessi. Ieri Alex ha corso con me per i primi 2km e quando io ho dovuto rallentare un po’, lui ha continuato con il suo passo e a tratti accelerato. Avere qualcuno davanti a me mi ha aiutata a non rallentare quando mi sentivo esausta e, anzi, ad accelerare ogni tanto per non rimanere troppo indietro.

3. Avere un complice positivo: la positività è sempre l’attitudine giusta. Io, che di natura sono tendenzialmente negativa e pessimista, ho decisamente bisogno di positività intorno a me per metterla in pratica a mia volta. Qualcuno che pensi –e non importa se poi, per non spezzare la regola della solidarietà, non lo dice– “dai, che è solo un’ora” piuttosto che “oddio, non finirà mai” fa un’enorme differenza. L’atteggiamento positivo è contagioso e anti-dolorifico (per la mente, non per il corpo).

4. Parlare con se stessi: l’auto-motivazione funziona. E funziona ancora di più quando si parla ad alta voce. Ieri, all’ultimo km, pensavo di non sopravvivere: il fiato era completamente spezzato, la gola secca, la milza sempre più dolorante ad ogni movimento, le gambe cominciavano a cedere e a tratti credo anche di avere avuto le allucinazioni. Allora ho cominciato non solo a pensare “Puoi farcela”, ma a dirmelo anche. Ad ogni respiro era un “You can do it” o “I can do it” o “I can get there” o “If you do this today, you do it always” e così via –in inglese perché questa è la lingua che qui uso quotidianamente. La forza che ha la nostra mente è incredibile: prima non ero mai riuscita a correre quella distanza senza fermarmi almeno due volte a camminare per qualche minuto, ma ieri, continuando a ripetermi che potevo farcela, il mio unico obiettivo era arrivare alla fine senza smettere di correre. E così è stato. Quando sentivo la corsa come un’imposizione e la affrontavo in modo negativo, il mio corpo vinceva sempre la mia mente. Ora che ho deciso io, da sola, di provarci seriamente, la mente ha vinto al primo colpo e ora non ha più scusanti –almeno fino alla prossima.

5. Avere in mente un modello: confrontarsi con un modello dà grinta. Non deve per forza essere un modello di bellezza –anche se spesso quelli sono i più efficaci– può anche essere una persona che conduce uno stile di vita che apprezziamo o una che stimiamo alla quale abbiamo detto che iniziamo a correre e non vogliamo deludere. Qualunque modello. Ma, insieme ai discorsi di auto-motivazione, avere in mente un modello può aiutare a non fermarsi quando stiamo per cedere.

6. Scegliere il giusto goal: l’obiettivo fa la differenza. Last, but not the least. Quando ci avevo provato le altre volte era sempre per perdere peso o per sentirmi meglio con me stessa. Mi violentavo per andare a correre perché pensavo che quella fosse l’unica soluzione in termini di praticità e convenienza. E drasticamente finivo per andare una volta, partire infuriata, correre infuriata, tornare infuriata e constatare infuriata che la mia silhouette non era migliorata. E ovviamente sapevo che non era possibile dopo mezz’ora di corsa, ma quello era sufficiente per farmi pensare “massì, ci deve essere un modo meno odioso di perdere peso” e abbandonavo così la maledetta corsa e iniziavo a mangiare meno –ma con il cibo si apre una parentesi che richiede spazio a sé stante.

Oggi mi sento relativamente bene con il mio fisico, ho qualche kg in più che però non mi infastidisce e sto mangiando abbastanza sano senza rinunciare però a un dolce ogni tanto. È il momento più adatto per affrontare la mia nemica, per iniziare a correre: il mio obiettivo è arrivare ad un punto in cui la corsa entrerà spontaneamente nella mia routine quotidiana senza pesarmi e, anzi, essendo quasi un’esigenza. Il mio obiettivo ora è la corsa. Non perdere peso, essere più tonica, più in forma –anche se ovviamente non mi dispiace che questi siano “effetti collaterali”–, ma imparare ad apprezzare la corsa. E nella mia testa, cambia completamente il mio modo di approcciarmi.

8. Iniziare con una sfida: sfidare se stessi è una garanzia di successo. E con questo intendo iniziare il percorso verso il raggiungimento di un goal, in questo caso la corsa, in un momento in cui mai avremmo pensato di iniziare. Mi spiego: sapevo che ieri sarebbero dovute arrivarmi le mestruazioni e che quindi mi sarei sentita completamente dolorante e a pezzi anche solo stando seduta su una sedia, ma proprio per quello ho deciso che era il modo migliore per cominciare. Ho sfidato me stessa e mi sono sentita la mia eroina personale già solo per quello.

Il percorso è iniziato. La mia più grande curiosità? Vedere quanto dura questo esperimento e se davvero la mente è più forte del fisico: ammetto che tendenzialmente lascio vincere la pigrizia. Sarà così anche questa volta? Stasera è in programma la seconda fatica.


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