Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Vol.3: Il secondo giorno di corsa

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La domanda è: il secondo giorno è meglio del primo? 

La risposta è: assolutamente no. È decisamente peggio, ahimé!

Ieri siamo tornati a casa dall’ufficio alle 19.00 per poi cambiarci e andare a sudare i nostri 4 km quotidiani. Avevo una non meglio identificata voglia – ma non credo che “voglia” sia la parola più azzeccata – di andare a correre, forse solo per continuare quella che ormai mi sembra una sfida. Ma dopo aver respirato il calduccio di casa, non mi sarei più mossa.

La mia mente ha cominciato ad elaborare cose come: “Sono all’inizio, non dovrei andare tutti i giorni” oppure “I muscoli non hanno recuperato completamente da ieri, forse è meglio se vado domani”. E così via, uno dietro l’altro tutti i motivi che avrebbero pulito la mia coscienza senza dover indossare le scarpe da ginnastica.

Per fortuna, non ho fatto in tempo a sedermi – la mente ragiona molto velocemente in queste circostanze – che Alex era già vestito e pronto per uscire. Non mi è rimasto altro che fare lo stesso e, chiaramente, senza lamentarmi, come da accordi.

Molti dicono che il segreto è uscire di casa e che da lì in avanti è una passeggiata. No, no, no.

Appena ho iniziato a correre, ho capito che muscoli, mente, fiato e milza ieri avrebbero reso tutto più difficile. Una delusione, visto che mi aspettavo che il secondo giorno sarebbe stato leggermente più semplice del primo, il terzo più semplice del secondo e così via.

La cosa peggiore è che il dolore alla milza è iniziato letteralmente dopo i primi dieci passi, cosa che ha affaticato la mente e provato il fiato – perché il dolore sembrava diminuire con respiri profondi che però non riuscivano a soddisfare il bisogno di ossigeno dei miei muscoli.

Dopo 3 minuti avrei voluto fermarmi. Ma è incredibile come un’attitudine positiva cambi completamente le priorità della mente. Quando sentivo la corsa come una forzatura, appena mi assalivano stanchezza, fiatone e dolore, la priorità della mente era una e una sola: fermare il corpo. Il pensiero era “mancano ancora 3/4 del percorso”.

Ora che la mia attitudine è cambiata, la priorità è arrivare alla fine e dimostrarmi che posso farcela. Il pensiero magicamente si trasforma in “siamo già ad 1/4 del percorso” e la fatica sembra improvvisamente più sopportabile.

Non dico che non avrei voluto fermarmi: pensavo “Non ce la faccio più, mi fermo” ogni minuto che passava, ma in qualche modo il mio subconscio rispondeva “Se ti fermi adesso, ti fermerai anche la prossima volta e quella dopo e quella dopo ancora”.

Quindi questo è quello che ho imparato dal mio secondo giorno di corsa, che non è stato per nulla più facile del primo:

1. Non focalizzarsi sul dolore o il fallimento è assicurato. Se mi fossi concentrata sul dolore alla milza, mi sarei fermata immediatamente. Credo che chiunque inizi a correre abbia questo tipo di dolore – che dicono sparisca con il tempo – e quindi sapete quanto sia difficile da sopportare. Il mio segreto è stato spostare la concentrazione altrove, sugli altri corridori, sull’ambiente che ci circonda o anche su un altro tipo di dolore più sopportabile, come può essere quello da affaticamento alle gambe.

Personalmente – non so spiegare il motivo perché non sono né un medico né un allenatore – prendere un respiro profondo ogni tanto o addirittura tenere il fiato per qualche secondo diminuiva il dolore ed è quindi quello che ho tentato di fare. Ovviamente, però, è più facile a dirsi che a farsi quando si sta respirando in maniera affannata.

2. Ribaltare i pensieri negativi in positivi. Sì, lo so, ho scoperto l’acqua calda. È come dire ad un pessimista di essere ottimista. Ma credo di sapere di cosa parlo: se c’è una persona negativa e pessimista in questo mondo, quella sono io. Non è una scelta di vita, ma semplicemente una tendenza naturale che sto cercando di combattere. E la corsa è un buon punto da cui cominciare per una ragione principale: o pensi positivo o fallisci. Quindi, per quanto per me non sia semplice trasformare un pensiero negativo come “solo solo ad 1/4 del percorso” in uno positivo come “sono già ad 1/4 del percorso”, è ciò che devo tentare di fare per evitare un ulteriore fallimento. E sono sicura che questo esercizio si rifletterà positivamente anche sulla vita di tutti i giorni.

3. Pensare che gli altri corridori hanno gli stessi tuoi pensieri. Ieri, per distogliere l’attenzione dal dolore, cercavo di concentrarmi sugli altri corridori. Leggere la fatica sui loro volti e pensare che anche loro stanno lottando mentalmente come o più di me, mi ha rincuorato. Sempre per la stessa ragione per cui preferisco un partner di corsa solidale ad uno che dopo mezz’ora di corsa sembra uscito da un centro relax.

Non è sicuramente bello rincuorarsi pensando “c’è chi sta soffrendo come o più di me”, ma in questa battaglia personale contro la corsa tutto è concesso alla mente perché se soccombe lei, fallisco io. E questo volta non il fallimento non è contemplato.

Per oggi è tutto e vi saluto con un meraviglioso pensiero: oggi è il giorno di riposo e non si corre! 😛 Magari prima o poi dirò “Peccato, oggi è giorno di riposo e non posso correre”, ma sono sicura che quel giorno è ancora lontano. Anzi, per pensarla al positivo: sono sicura che quel giorno arriverà prima di quanto creda.


Nella categoria Paleo & Sport, leggi gli altri volumi della saga.


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