Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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La gerarchia degli aggettivi in inglese

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Qualche tempo fa, trovai questo articolo di una certa Ruth Walker sul CSMonitor riguardo la gerarchia degli aggettivi nella lingua inglese (in che ordine si usano gli aggettivi davanti ad un nome), che mi colpì perché — per assurdo — quella maledetta gerarchia fu per me la cosa più difficile da imparare, ricordare ed usare di tutta la grammatica inglese.

Sfortunatamente, quell’articolo, per un curioso quanto misterioso evolversi di eventi, non è più online. Fortunatamente, quel giorno ebbi la geniale idea di fare uno snapshot della pagina e quindi io — e solo io o forse anche la Walker — l’articolo ce l’ho ancora sotto forma di foto.

Non può, quindi, che entrare a far parte del mio mondo di Vivi le Lingue.

Eccolo qui, tradotto. E un grazie a Ruth Walker, che ho scoperto poi scrivere di lingua per professione e i suoi articoli sono un must tra le mie surfate quotidiane sul mare del web.

PS. Ho poi scoperto anni dopo che, quando si vive la lingua quotidianamente per anni, questa gerarchia, proprio come dice Walker, non ha senso studiarla: un giorno verrà spontanea.

Regole che nessuno insegna, ma tutti imparano

Tempo, modo, luogo. Tempo, modo, luogo.

Questa era la formula mnemonica che imparai al liceo per decidere l’ordine diavverbi e frasi avverbiali nella frase in tedesco. «Io adoro in estate con te sul Reno andare in barca a vela». Il complemento di tempo («in estate») è seguito da quello di modo («con te») e di luogo («sul Reno»).

Suonava tremendamente sbagliato. L’unico modo per impararlo sembrava essere quello di memorizzare la regola. Accidenti! Noi non abbiamo regole di questo tipo in inglese — o sì?

Magari il fatto che questa frase suoni così sbagliata in inglese significa che anche in inglese ci sono simili regole — semplicemente diverse da quelle tedesche. Questo pensiero mi accese una lampadina in testa.

Negli anni seguenti, scoprii che la mia intuizione era giusta. L’inglese e, presumo, le altre lingue sono piene di regole che nessuno insegna — almeno non ai parlanti nativi — ma che tutti imparano.

Prendiamo ad esempio questa frase: «In the park today, we saw six gorgeous immaculately restored antique flame-red Italian racing cars» (Oggi, al parco, abbiamo visto sei meravigliose macchine da corsa da rosso fiammante, antiche ma restaurate in maniera immacolata, ndt). Questa è davvero una bella sfilata di aggettivi che, nella frase, seguono una gerarchia ben lontana da «tempo, modo, luogo».

Una volta lessi la domanda di un lettore sul Copy Editor: «Ho a che fare con molti parlanti non nativi di lingua inglese e una domanda che spesso salta fuori è quale ordine deve seguire una lista di aggettivi o avverbi. Noi (editori) sappiamo dire “21 large green tables” (21 tavoli verdi grandi, ndt), ma perché non dire invece “green large 21 tables”? O “21 green large tables”? Esiste una regola?». Wendalyn Nichols, editore di Copy Editor, rispose: «Sì, esiste un ordine standard per gli aggettivi e lo può trovare nei dizionari o nei libri di testo di lingua inglese come seconda lingua».

Nichols propone una tabella che mostra la gerarchia dei modificatori: determinante, qualità, grandezza, età, colore, origine, materiale. E propone alcuni esempi: a colorful new silk scarf (una nuova sciarpa di seta colorata, ndt); that silver Japanese car (quella macchina giapponese grigio metallizzato, ndt). Guardando un paio di altre tabelle, ho poi scoperto che questa è la gerarchia più comune:

opinione :: grandezza :: età :: forma :: colore :: origine :: materiale :: scopo

Non tutte le frasi hanno un aggettivo per ogni categoria. Ma questo è l’ordine che gli aggettivi dovrebbero seguire. Quindi «little old lady» (piccola signora anziana, ndt) o «angry young man» (giovane arrabbiato, ndt) sono due frasi che mostrano l’ordine degli aggettivi in inglese. «Little» (grandezza) viene prima di «old» (età). E «angry» è un esempio di quello che nelle tabelle definiscono aggettivo di opinione — uno dei modificatori che sembrano essere meno essenziali di quelli che si riferiscono a età o origine, ad esempio.

[…] Se gli aggettivi sono disposti nell’ordine giusto non c’è nemmeno bisogno di dividerli con una virgola. […] Troppe virgole sono, a volte, indice di una prosa che non scorre molto bene.

[…] Non avevo idea che queste regole esistessero, eppure già le conoscevo.


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  1. Ciao il commento mi sembra molto buono, come te anch io sto provando a studiare l inglese, nn potresti passarmi alcuni siti buoni dove prendere info interessanti.Ciao e grazie
    Daniele

  2. Davvero molto interessante!Grazie della condivisione online!
    In effetti, quando si nasce si assimilano le regole linguistiche del proprio Paese in modo naturale, e insieme alla lingua si assimila la sua cultura e tutto un modo di pensare. Quando invece si cerca di imparare una lingua diversa dalla propria, si deve cercare di entrare in un altro mondo culturale e in un modo di pensare e di comunicare che può seguire regole ben diverse. Se riusciamo a imparararle e magari assimilarle e farle nostre, potremo dire di sapere davvero un’altra lingua, e non solo come parole e grammatica ma anche come pensiero e cultura!

  3. Scusa, ma nel tuo ordine (grandezza, età, forma, colore, origine, materiale, scopo) quando citi il caso di un aggettivo di opinione, dove lo inserisci, invece?


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