Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Lasciarlo piangere? Pensavo non l’avrei mai fatto.

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Nelle ultime 12 notti, Oliver è passato da svegliarsi quasi ogni ora a dormire 12 ore di seguito e addormentarsi da solo la sera. Quello che abbiamo fatto è qualcosa che mi ero ripromessa di non fare mai: lo abbiamo lasciato piangere (o una versione un po’ più dolce di questo metodo).

Da quando è nato, Oliver è stato abituato ad addormentarsi in braccio o al seno — mi sembrava la cosa più naturale. La maggior parte delle notti, si svegliava ogni tre ore, lo allattavo e si riaddormentava. Era il paradiso. Ma intorno al sesto/settimo mese, tutto è cambiato: le notti sono peggiorate, Oliver ha iniziato a svegliarsi quasi ogni ora, ultimamente usava il seno come ciuccio (poppava appena) e non aveva la più pallida idea di come addormentarsi da solo.

Il migliore articolo sul sonno dei piccoli

Molto tempo fa, lessi questo articolo molto lungo (credimi, è la Bibbia del sonno dei piccoli) e alcune frasi mi rimasero impresse perché descrivevano esattamente la mia situazione. Ho deciso di parafrasarle qui, chissà che non aiuti anche te:

Se ai sei/sette mesi tuo figlio non è ancora abituato ad addormentarsi da solo, è molto probabile che il tuo bebè che prima si svegliava due o tre volte a notti si trasformi in un bimbo di 6 mesi che che si sveglia ogni 45 minuti tutta la notte.

Verso i 6-8 mesi i bebè sviluppano una cosa che si chiama “permanenza dell’oggetto”: sono ora in grado di ricordarsi cose e persone. Questo significa anche che sono in grado ricordarsi che quando si addormentano in braccio tu sei lì, e quando si risvegliano nel loro letto non ci sei più. È un po’ come se tu ti addormentassi in camera e ti risvegliassi in giardino. Anche io mi metterei a gridare.

Se continui a sorprendere tuo figlio cambiando le circostanze dopo che si è addormentato, ti ritroverai con un bimbo che combatte il sonno all’ora di dormire. L’ambiente che trovano quando si svegliano di notte deve essere IDENTICO a quello che hanno visto quando si sono addormentati. No, questa non è l’unica ragione per cui i bimbi si svegliano. Ma è senza dubbio LA PIÙ PROBABILE.

Molti genitori questo non lo capiscono e continuano a far addormentare i figli in braccio o al seno, pensando che è una fase, che è regressione del sonno e che le cose miglioreranno. Non è sempre così, a meno che non insegni a tuo figlio ad addormentarsi da solo. E se tuo figlio ha più di 8 mesi, continua a dormire male e hai provato diverse tecniche, mi sa che sei sbarcato sull’isola del lasciar piangere.

Lasciare piangere mio figlio? Mai!

Quando ho letto questo articolo per la prima volta (l’ho riletto tante volte che quasi lo so a memoria), non mi è piaciuto. Ero sicura di poter fare meglio, che non fosse necessario. Lasciar piangere mio figlio? La mia piccola scimmietta? Mai! Credo nel contatto, nel calore, nell’amore e nell’affetto sempre e comunque, nel seguire il bambino. Lasciarlo piangere per addormentarsi non era un’opzione.

Fino a quando sono arrivata a un punto in cui la mancanza di sonno cominciava ad influire sul mio essere una buona madre, calma e paziente durante il giorno, e a trasformarmi in un vegetale alcuni giorni, uno zombie rabbioso altri e un misto dei due nei peggiori.

Il metodo Catherine o dei tre minuti

Uno di quei giorni versione zombie-vegetale, dopo quattro notti insonni, ho parlato con Sarah, madre di tre bellissime bimbe e baby guru, che mi ha detto: “Mia sorella Catherine ha fatto così, e se fossi in te, io stanotte proverei. Primo, spegni la radiolina: lo senti comunque, ma almeno non ti svegli al più minimo rumore. Quando Oliver si sveglia, entra in camera e senza guardarlo negli occhi perché lo sveglia di più, coprilo ed esci. È probabile che pianga. Siediti fuori, fatti forza e aspetta tre minuti (metti una sveglia, se necessario). Dopo tre minuti, se piange ancora, entra, coprilo di nuovo ed esci per altri tre minuti. Fino a che non si addormenta”.

Le dissi che avrei spento la radiolina, ma non lo avrei lasciato piangere.

Il metodo dei tre minuti adattato a noi

Quella sera, però, io e Alex eravamo talmente stanchi che sapevamo che dovevamo cambiare qualcosa. Così, contro ogni aspettativa, abbiamo deciso di provare. Quando Oliver si è svegliato e ha iniziato a lamentarsi, Alex è entrato in camera (è andato lui perché con me Oliver avrebbe annusato il latte), lo ha coperto (cosa che lo ha sorpreso e lo ha fatto piangere di più), gli ha detto che va tutto bene, che siamo nell’altra stanza, che di notte si dorme, che lo amiamo. Poi è uscito. Oliver piangeva, ovviamente. Pochi minuti dopo, Alex è rientrato e ha fatto la stessa cosa. Oliver smetteva di piangere per dei minuti interi, ma poi ricominciava. Tutto questo è durato un’ora—in cui mi sono mangiata tutte le unghie—ma poi Oliver si è addormentato e non lo abbiamo sentito fino alle 8:30 del mattino.

Ci siamo svegliati strani e con un senso di colpa nel cuore come se lo avessimo abbandonato. Ci sembrava sbagliato. Ci sembrava perfino che Oliver si comportasse diversamente con noi (frutto dei sensi di colpa, ovviamente). Abbiamo lasciato passare un paio d’ore per rifletterci e alla fine abbiamo deciso che l’unica maniera per sapere se la notte precedente avesse avuto alcun effetto, era riprovare. E meno male!

Le notte successive

La seconda notte, Alex lo ha messo a dormire verso le 21:00: hanno letto un libro e dopo lo ha messo a letto (per la prima volta) mezzo sveglio, è rimasto con lui ancora un po’ e poi è uscito. Oliver si è addormentato quasi subito, senza nemmeno piangere e non si è svegliato fino alle 2:30. Questa volta sono andata io. Sono entrata, l’ho coperto, gli ho sussurrato qualche parolina dolce e alla fine gli ho detto che sarei uscita e che lo avrei visto al mattino: ero pronta per sedermi ed aspettare i tre minuti di pianti, invece dopo un minuto e mezzo si era già riaddormentato. Fino al mattino.

La terza notte è andato Alex, stessa cosa: Oliver ci ha messo un minuto a riaddormentarsi, ma si è poi svegliato di nuovo dopo 15 minuti. Alex è riandato, lo ha coperto, riassicurato e poi è uscito: dopo un minuto e mezzo Oliver si era già addormentato. Fino al mattino.

La quarta notte non ci ha dato nemmeno tempo di arrivare in camera sua che si era già riaddormentato da solo. Fino al mattino.

Sono passate due settimane e Oliver continua a dormire, spesso 12 ore a notte. Non solo. Si addormenta da solo alla sera: quando non vuole più leggere (al momento stiamo leggendo Barney’s ABC & 123), spinge via il libro, appoggia la testa sul petto di Alex o sul materasso e si addormenta. A volte piange un po’, ma dolcemente, crediamo dalla stanchezza. Non ci mette mai più di 15 minuti ad addormentarsi completamente. Fino al mattino.

Quello che ha imparato Oliver da quella notte che lo abbiamo lasciato piangere

Soprattuto, che è capace di dormire da solo. Non gli avevamo mai dato l’opportunità di provare e quindi ovviamente non lo sapeva. In queste due settimane, Oliver è passato da addormentarsi solo in braccio o al seno, ad addormentarsi da solo nel suo letto. Da svegliarsi ogni ora a dormire tutta la notte, anzi — visto che sappiamo che queso non è possibile — a riaddormentandosi da solo quando si sveglia (la maggior parte delle volte senza piangere). Al mattino si sveglia sempre con un sorriso, come prima, ma durante il giorno noto che ha più energia e impara molto di più.

Quello che abbiamo imparato noi da tutto questo

Che voltare le spalle quando il tuo bambino piange è forse la cosa peggiore del mondo. Ma anche che spesso dobbiamo dare ai nostri bambini l’opportunità di dimostrare a noi e a loro stessi che sanno fare le cose. Oliver ovviamente era pronto ad imparare ad addormentarsi da solo e dormire bene. E ti dirò di più: penso che lui stesso fosse stanco di svegliarsi ogni ora e dormire male, ma semplicemente non sapeva come fare diversamente. Aveva bisogno di una guida.

Funzionerà per te?

Lo spero. Visto come ha funzionato per noi, ti consiglierei senza dubbio di provare se hai lo stesso problema. Ma ogni persona —grande o nana— è un mondo e magari quello che ha funzionato per noi non funzionerà per te. Magari anche tu, come me, sei contro il lasciarlo piangere e pensi che non lo farai mai. E magari non ne avrai bisogno e tuo figlio imparerà lo stesso. O magari, come me, arriverai al tuo limite, quando non dormire significa avere meno pazienza durante il giorno, e allora cercherai una soluzione anche se non completamente in linea con i tuoi principi.

E in ogni caso, andrà bene.

Ad essere genitori si impara vivendo

Quello che davvero abbiamo imparato da questa e molte altre situazioni è che ad essere genitori si impara vivendo. Che quello che ti sembra sbagliato un giorno, può sembrarti giusto (o necessario) il giorno dopo. Che a volte regole, principi, metodi e valori semplicemente non vanno più d’accordo con la tua nuova realtà. A allora noi genitori ci adattiamo e continuiamo ad evolvere.

Perché questo è davvero il mestiere più difficile, stancante e impegnativo del mondo. È difficile credere che sia, allo stesso tempo, il più gratificante.


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  1. Ciao Carlotta, grazie di questo post. Noi stiamo avendo le stesse difficoltà.
    Per qualche notte si era alzato il papà, l’aveva calmato in braccio e fatto riaddormentare. La prima notte mezz’ora di pianto (ma con il papà lì), la terza 30 secondi. Ha visto il papà entrare e non me, e si è rituffato a letto solo. Fino al mattino.
    Sono seguite un po’ di notti filate. Un sogno.
    Poi c’è stata un’esplosione di denti e la malattia, ed ho ricominciato ad andare io, o a portarlo a letto. Dalla fine di quel periodo, non ha più accettato il padre di notte (ha pianto per tre notti consecutive per più di un’ora, disperato, prima che cedessimo). Si sveglia in media una volta e non è un grosso problema, ma non c’è speranza che si addormenti da solo, mi vuole di fianco. Controlla che ci sia.
    Ho un po’ di domande logistiche per te, perchè il lasciare piangere per noi è un po’ complicato 🙂
    1) tu prima lo allatti e poi gli leggi la storia? (quindi a luce accesa?) e poi esci dalla camera e spegni la luce?
    2) Quando noi lo mettiamo a letto e lui non ci vuole stare, esce. Oliver si addormenta da solo nel senso che rimane a letto????
    3) Non abbiamo cancelletti sulla sua porta (tutta la casa è in sicurezza). Immagino che siano necessari? Chiudere la porta sembra una crudeltà, e comunque lui si dispera appena viene chiuso dentro (anche di giorno). Il cancelletto è chiuso solo di notte? Anche di giorno? Sempre? Solo per i riposini? …
    E’ da un po’ che volevo un confronto con qualcuno che ha il lettino a terra, spero nei tuoi consigli 🙂

    • V, adoro i tuoi commenti (sono una freakie delle domande e ne faccio sempre un sacco anche io 🙂
      Ti rispondo volentieri, ma prima ci tengo a specificare per chi legge che non sono un’esperta, solo una mamma alle prime armi che a volte ci azzecca 😉

      1) Normalmente va così: giochiamo a giochi tranquilli e silenziosi in sala, poi ultimamente guardiamo un episodio del pappagallo VocabuLarry (che dura pochi minuti) e Oliver comincia a fregarsi gli occhi. A quel punto Alex lo porta in camera, lascia la luce del corridoio accesa e in camera spenta (ma semplicemente perché in camera non ne abbiamo una piccola ancora), si siedono sul letto e leggono il libro. Quando Oliver non vuole più leggere, Alex mi dice di spegnere la luce del corridoio (o si alza e la spegne se io non ci sono), Oliver si corica e Alex sta ancora un po’ lì con lui. Ultimamente non piange, quindi Alex lo lascia lì da solo ancora sveglio e Oliver poco a poco si addormenta. Se piange, Alex sta lì con lui fino a quando è più tranquillo, ma poi esce anche se sta ancora lamentandosi (che non è più un pianto).

      2) Magari noi non siamo ancora arrivati a quella fase, ma per ora Oliver non è mai uscito dal letto alla sera. Esce al mattino quando si sveglia e gattona da noi, ma alla sera credo che abbia capito che deve rimanere lì e ci rimane. O almeno questo è quello che (ingenuamente) spero io. Quella notte che lo abbiamo lasciato piangere per un’ora, è uscito dal letto un paio di volte: noi siamo rientrati in camera, lo abbiamo rimesso a letto, coperto, confortato e siamo usciti.

      3) Noi abbiamo un cancelletto ma non lo abbiamo mai usato per Oliver (lo abbiamo usato di più per Colbie, la nostra pelosa). Non chiudiamo nemmeno la porta, alla sera la socchiudiamo ma prima di andare a dormire noi, la apriamo. Di giorno la chiudo quando dorme per cercare di non svegliarlo con le mie lezioni e studenti che vanno e vengono.

      Ovviamente, ognuno deve trovare ciò che funziona per sé e provare a cambiare piccole cose qua e là. La cosa più importante, mi sembra di aver capito, è non cambiare metodo: se decidete di provare questo metodo, dovete dargli una buona possibilità di riuscita ovvero provarci per varie notti facendo la stessa identica cosa (per non confondere il piccolo, soprattutto). Sarah, la mia amica, mi ha detto che Catherine ci ha messo più di una settimana (per questo ero sorpresa che per Oliver avesse funzionato così in fretta).

      E per il letto per terra, ho chiesto all’autrice dell’articolo che cito nel post e lei mi ha detto di chiudere la porta per provare questo metodo del lasciar piangere. Insomma, mi ha detto di considerare la stanza come una culla gigante, ma alla fine non ne abbiamo avuto bisogno.

      Spero ti aiuti. Se hai altre domande, sono qui. Fammi sapere come procede 🙂 In bocca al lupo.

      • Rispondo, dopo un po’.
        Dopo aver letto questo post ero motivata a cambiare le cose… ma non funziona per noi.
        Quando lo lascio in camera, piange disperato. Disperato.Viene alla porta, la sbatte.Anche se la tengo socchiusa ed io sono fuori che gli parlo. E’ un pianto di lui che ha paura e che non capisce cosa sta succedendo.
        Non sono capace a sopportarlo.
        Continuero’ a metterci molto a farlo addormentare – a volte più a volte meno. Quando ci mette troppo o e’ super eccitato, gli dico che può continuare a giocare ed io torno quando e’ pronto per dormire. Esce dal letto e comincia a piangere disperato ancora prima che io esca. Ma quando torno, poi si butta giu’ e piano piano si addormenta. Non so se sia un "ricatto" da parte mia ("dormi o ti lascio solo") non lo vuole essere e più o meno funziona, quindi, con i miei dubbi, continuo (ma vorrei avere opinioni 🙂 ).
        A meta’ della notte ci raggiunge nel lettone, e per ora ci va bene così.

      • V, sono convintissima che si debba seguire il bimbo, quindi credo che ogni mamma dovrebbe provare, ma saper poi tornare indietro o cambiare se percepisce che semplicemente non funziona. Quindi grazie per aver condiviso con noi 🙂

        Noi continuiamo bene, ma ci sono sere e notti diverse, in cui magari vuole proprio addormentarsi in braccio o si sveglia più volte e appena andiamo in camera sua si riaddormenta (come per controllare che ci siamo). Insomma, seguiamo il bimbo 🙂

        Continua ad aggiornarci, se ti va, perché l’esperienza di ogni mamma è tesoro! Un abbraccio

  2. Letizia Benanti - febbraio 9, 2016

    ciao Carlotta
    mi hai fatto coraggio e credo che compirò anche io il "grande passo".
    Gloria oggi compie un anno e si sveglia ogni 2-3 ore, la allatto 10 minuti, si riaddormenta in braccio e ripongo nel suo lettino.
    Alla lunga le ore di sonno si accumulano e la stanchezza si fa sentire.
    Anche se è bello sentirsi indispensabili per il proprio cucciolo e sentire il suo contatto fisico è stupendo, il nostro fisico ha un limite…
    Ti farò sapere 😉

    • Buon primo compleanno, piccola Gloria! E buon primo anno da mamma a te, Letizia! Io non ci posso credere che tra poco più di un mese anche noi passiamo questo traguardo… è volato!

      Hai ragione Letizia, il contatto è meraviglioso ed importantissimo e anche noi cerchiamo di dargliene il più possibile sempre e comunque. Ma hai detto bene, il fisico ha un limite e sicuramente avrei potuto spingermi un po’ più in là (le mamme hanno super poteri!), ma non mi piaceva la persona che ero durante il giorno. Insomma, qualcosa doveva cambiare!

      Aspetto tue notizie! 🙂

  3. Ciao Carlotta,
    e’ la prima volta che commento, quindi mi presento un pochino.
    Mi chiamo Beatrice, sono mamma di Samuel da sette mesi, insieme al mio fidanzato (non lo chiamo compagno, che mi fa sentire vecchia) viviamo a Londra in una casa bilingue. Anche noi allattamento alla grande, autosvezzamento, un percorso verso un’alimentazione salutare… Insomma, tante cose che ci accomunano! 🙂
    Sono arrivata qui cercando qualcosa sul lettino montessoriano, e mi sono persa a leggere della tua vita (per certi versi molto simile alla mia).
    E poi, e’ arrivato questo post come una manna dal cielo.
    Oggi dicevo proprio che mi sembra di regredire, invece di andare avanti. Che all’inizio andava meglio, dormiva di notte, si svegliava due volte. Lo allattavo e lo rimettevo giu’. E ora invece e’ un disastro. E non ce la facciamo, perche’ la mancanza di sonno da’ alla testa a me (che mi laureo a luglio, e quindi sono nel bel mezzo di tesi e altre mille deadlines) e al mio fidanzato, che lavora full time.

    Farlo piangere mi sembra una barbarie, ma quello che dici in questo post ha molto senso. Cosi tanto che l’ho letto al mio fidanzato, e mi ha detto "let’s try tonight!"
    Ho un paio di domande prima: Oliver aveva gia’ messo i primi dentini quando hai iniziato? Perche’ io ho il dubbio che Samuel stia iniziando la dentizione, e quindi (cosi mi e’ stato detto) cerca la tetta di piu’ per questo motivo.
    Noi non abbiamo il lettino a terra, non abbiamo nemmeno una cameretta sua, casa nostra ha soltanto una stanza da letto. Lui "dorme" in un lettino da campeggio (di quelli con la retina) in salotto, vicino alla porta della nostra stanza. Vale lo stesso il principio del lasciarlo piangere? Anche se non puo’ uscire?

    Oddio, l’idea di lasciarlo piangere mi fa venire male al cuore. Quello che ho sempre letto e’ che smettono di piangere perche’ si rassegnano, perche’ capiscono che al pianto non c’e’ risposta. Tu come hai fatto a lasciar andare questa idea?

    Scusami le mille domande, spero troverai del tempo per rispondere!

    • Ciao Beatrice,

      grazie per il tuo commento e per seguirmi 🙂 Prima di tutto, ti stimo! Se penso a finire la mia tesi con Oliver di 7 mesi credo che inizierei a correre per la stanza "like a headless chicken" almeno ogni dieci minuti.

      Arrivo subito al sodo: ci tengo a dirti due cose prima che vi avventuriate in questa esperienza:
      1. Quando abbiamo provato la prima notte ero sicura che Oliver non avesse dolori vari a denti (noi abbiamo iniziato con i denti a 4mesi quindi ormai riconosco il comportamento di quando gli danno fastidio) o pancia. Erano notti che si svegliava solo per averci vicino e tutto quello che ho letto nell’articolo che cito mi ha acceso una lampadina. Se non l’hai letto, fallo, è interessantissimo.
      2. Noi siamo stati fortunati perché la verità è che ogni bimbo è un mondo a sé. Da quello che mi aveva detto la mia amica pensavo di dover passare almeno una settimana di pianti isterici e invece per noi è stato veloce. Chissà, forse Oliver era pronto 🙂

      Detto questo, la mia amica lo ha fatto lei da sola perché suo marito lavorava di giorno, ma nel mio caso quello che credo abbia fatto una grande differenza (non mi preoccuperei della sistemazione né del tipo di lettino) è che se ne è occupato Alex. Voi avete già provato così? Alex mette spesso (ora quasi sempre) a letto Oliver da solo, senza il mio aiuto: hanno la loro piccola routine, fanno il bagno, guardano qualche minuto di VocabuLarry, leggono un libro e a nanna. A volte piange un po’, a volte no. Queste sere e notti passate per esempio sono state più difficili perché i molari stanno uscendo ed è un po’ inquieto. Un paio di notti fa lo abbiamo persino preso nel lettone e tenuto con noi tutta la notte. E la notte dopo è tornato nel suo letto. Questo è per dirti che alla fine bisogna andare anche un po’ a istinto e soprattutto seguire il bambino.

      Insomma, credo che sia stata una serie di situazioni che magari funzionano per noi e non per altri, ma sono sicura che il fatto che lo faccia il papà aiuti molto. Magari potreste iniziare da lì per un paio di settimane, se non lo avete ancora fatto: così Samuel si abitua ad essere messo a nanna dal papà. E poi, quando e se ce ne sarà bisogno (sono d’accordo con te, se si può evitare, meglio), potreste provare il metodo che abbiamo usato noi: l’unica cosa che ti consiglio è iniziare con le idee chiare di cosa farete, avere un piano d’attacco e seguirlo (per non confondere Samuel soprattutto); se una volta vai e lo lasci piangere e la volta dopo vai e lo allatti, non sa mai cosa aspettarsi.

      Ultimo, non ho lasciato andare l’idea che si rassegnino, perché in parte è vero: ma onestamente penso anche che se non diamo loro l’opportunità di dimostrare a se stessi che sanno essere indipendenti anche all’ora di dormire, non possiamo pretendere che lo sappiano fare. Impareranno con il tempo, certo, ma magari hanno già la capacità di farlo e non lo sanno. È un po’ come quando iniziano a camminare e cadono ogni tre per due: se ogni volta li rialziamo noi non possono sapere che sanno farlo anche da soli.

      Questa è solo la mia esperienza (unita a quella di altre mamme e modificata), ma spero davvero di averti tolto qualche dubbio. Fammi sapere come procede 🙂 Un abbraccio

  4. Ciao Carlotta,
    mamma di Enea, nato il 18 marzo 2015, sono approdata qui una decina di giorni fa, cercando tutorial sulle giostrine montessoriane da preparare per l’open day dei bambini nell’impresa in cui lavoro.
    Cosa ho trovato, oltre ai tutorial? Una sconosciuta così familiare che provo tenerezza anche solo nello scriverlo. Nei tuoi post ogni volta trovo qualcosa che stavo cercando, un confronto che mi mancava, un punto di vista che non avevo scoperto, o avuto abbastanza coraggio, forza, determinazione per seguirlo (perchè sto imparando che non è quasi mai questione di ‘tempo’ o ‘momento giusto’, ma solo di voglia, e motivazione).
    3 lingue che mi appartengono, una per nascita, le altre per sogni non realizzati (e oggi posso ammettere che è solo per ‘colpa’ mia).
    Ammirazione per quello che fai, e che scrivi, fosse anche solo per il modo in cui lo racconti, che comunque fa la differenza. Tra il ‘fare’ e il ‘dire di voler fare’. Differenza in cui spesso sono inciampata.
    Tante affinità, tante differenze. Affinità che avvicinano, differenze che arricchiscono.
    Ho passato l’ultimo anno della mia vita, a cercare di informarmi e trovare il modo per essere una madre migliore, non solo una buona madre.
    Metodo Montessori, allattamento prolungato, amore incondizionato, educazione all’autonomia, autosvezzamento, la consapevolezza che ogni momento, per quanto duro, è una fase che passerà (e spesso troppo velocemente).
    Stamattina ho trovato la motivazione per scriverti, leggendo questo post. Una mattina in scrivania con le lacrime a ‘fior d’occhi’, per una notte più difficile delle altre. E’ bravo Enea, bravissimo. All’asilo lo chiamano ‘Felicetto’, perchè sorride sempre. Anche la notte, sebbene regolare nelle sue sveglie ogni 4/5 ore. Raramente capita che nn si riaddormenti subito. Come ieri. Reduce dalla festa in azienda di cui sopra, ero stremata, ma appena entravo nel pieno del sonno, eccolo sveglio urlante, nel letto di fianco al mio (è in corso il progetto di spostamento nella sua camera, che forse rimando con la scusa di creare l’ambiente adatto, per la difficoltà nel ‘lasciarlo andare’ :)). Non si riaddormenta, cerca il seno, ma non basta, e poi quel vizio fastidiosissimo di pizzicare la pelle, tra le unghiette delle sue lunghissime dita. In continuazione. Ho petto e collo come un campo minato, non so come farlo desistere, lo scanzo, con gentileza, baciandogli le mani, ma niente, torna sempre lì, e per non farmi graffiare tutta, passo il tempo ad allontanare la sua mano, invece che accarezzarlo e abbracciarlo. E quando come ieri mi capita di perdere la pazienza, di non essere la madre amorevole che vorrei, di lasciarlo calmare dal padre, che riesce in pochi minuti, e poi dorme tranquillo, passo il giorno dopo in preda ai sensi di colpa, e nella ricerca di soluzioni. Mi terrorizza l’idea di lasciarlo piangere. Ancor più mi terrorizza l’idea che possa non funzionare. Ho già tentato, nei primi mesi, vittima del frastuono di quelle maledette sentenze ‘se lo tieni in braccio lo vizi’. Per quanto sapessi che un bimbo di pochi mesi ha bisogno solo di amore e latte, il mio mettermi sempre (troppo?) in discussione mi ha portato a tentare, sopraffatta da critiche e stanchezza. Ma non funzionava. E chissà se funzionerà adesso. Proprio ieri mi chiedevo ‘Ma come si toglie il seno di notte? Ed è giusto farlo?’.
    Cerco di ascoltare Enea, e quando è ora di dormire e sono nelle vicinanze, mi cerca, per calmarsi. Poi, da qualche settimana, una volta rilassato e quasi addormentato vuole che lo metta nel suo letto. Quindi qualcosa cambia, anche se seguo il suo istinto, senza forzarlo, ma non è sempre facile. E quando accade che non sono all’altezza della situazione (o in debito di pazienza) succede questo: millerighe scritte per metabolizzare e razionalizzare lo sconforto. Abbi pazienza, stavolta è toccato a te, vestirti da quell’amica che vorrei vicino in momenti come questi, e che nel mio cerchio di conoscenze non trovo facilmente, così vicina al mio modo di concepire maternità ed educazione.
    Grazie Carlotta, per percorrere il tuo cammino con il coraggio che serve, per anticipare la propria vita anzichè osservarla accadere. Io sto iniziando adesso, con la consapevolezza dei miei limiti, che voglio arrivare a sfiorare per accorgermi che posso anche superarli, come già è riuscito a fare Enea, facendomi scoprire il mio valore, che è più di quello che credevo. Contributi come i tuoi danno la consapevolezza che ‘si può fare, ce la posso fare’ (come quando durante il travaglio è venuta a sorpresa la mamma del mio compagno, madre di sei figli. Non volevo vedere nessuno, ma in quel momento di ‘sconforto’ è stata una manna dal cielo ‘se lei ne ha fatti 6, significa che ce la si può fare!’ :D)

    • Carlotta - aprile 4, 2016

      È da giovedì che penso a come risponderti, ma mi hai lasciata senza parole e non capita spesso. Grazie per quello che hai scritto, mi hai emozionata. Mi piacerebbe pubblicare il tuo commento come post per la mia rubrica Team Mama, perché è proprio quello di cui si tratta: esperienze di mamme. E la tua è dolcissima e di una sincerità così familiare nel raccontare le tue verità scomode che mi ha lasciata con un sorriso e un “siamo proprio tutte nella stessa barca”. Fammi sapere se ti va e mi metto a tradurlo.

      E buon compleanno in ritardo al piccolo Enea, che è arrivato proprio il giorno in cui doveva arrivare Oliver 🙂 E ti faccio una domanda ingenua (perché probabilmente le conosci già): hai provato le collane da allattamento? Anche Oliver graffia e pizzica, ma ho notato che lo fa meno quando indosso una collana con cui possa giocare 🌸

      • Grazie carlotta, certo che puoi pubblicare, ne sono felice.
        E poi sono proprio curiosa di leggermi anche in inglese e spagnolo, sentire come sarei ‘suonata’ in un’altra vita (o forse semplicemente in un altro luogo, in questa stessa vita).
        Mi dispiace per aver ceduto, come al solito, alla mia logorroicità 😀 sicuro non ti ho semplificato la vita (nè la traduzione, eheheh).
        Buon lavoro, allora, e grazie per la dritta delle collane, non ne ero a conoscenza e vado subito a vedere! Un abbraccio a te e al tuo piccoletto.

      • Carlotta - aprile 5, 2016

        Grazie, per me è un piacere darti voce in altre lingue, ti leggerai presto, promesso!
        Guarda su Eco Alternativa, so che fanno delle belle collane. Vale la pena provare e spero possa aiutarti. Fammi sapere!
        Ah, e per favore, la prossima volta sii altrettanto logorroica che mi piace tanto 🌸

  5. Piacere Carlotta, sono Arianna, mamma di Zoe ormai da un anno (anche se mi sembra impossibile)! Ho incontrato il tuo blog cercando ispirazione ed indicazione per una cameretta Montessori da preparare alla mia piccola (con una scusa o un’altra non ha ancora una camera degna di essere chiamata tale, diciamo che è un po’ provvisoria) e dal primo articolo ne avrò letti altri 10 o 20 in perfetto stile ragnatela, da un soggetto all’altro, fino ad arrivare al tema sonno..
    Ecco, questo è proprio un arogmento difficile. Zoe ha sempre dormito, e siaddormaentava da sola, ma crescendo ha cominciato a volerci in camera, e poi a volere la mano, e poi una coccola, e ci ha presi in ostaggio! Anche più di un’ora ad aspettare che si addormenti! Ho provato ad uscire da questo circolo vizioso lasciandola piangere, ma senza mai troppa convinzione e collaborazione da parte del papà, che cede subito :-).
    Leggerò l’articolo lunghissimo che citi e ti saprò dire! Sarei contenta di riavere le serate per noi 🙂

    • Piacere mio, Arianna, e grazie per il tuo commento (e sono felice che l’effetto ragnatela ti sia piaciuto 🙂 Guarda, se ti può rincuorare anche Oliver, ora a 18 mesi, sta faticando di più ad addormentarsi, va a fasi. E poi cambia molto a seconda di chi lo mette a letto: quando io sono a casa, si addormenta con me, ma solo con la tetta; se io sono fuori (che capita due o tre volte a settimana) si addormenta con il papà che pazientemente aspetta lì con lui anche 40 minuti, dopo aver letto tutti i libri che abbiamo per un’oretta (per questo inizia molto presto, così per le 21:00 massimo Oliver è a letto!)… Però poi di notte si sveglia, ci chiama per l’acqua e la maggior parte delle volte si riaddormenta immediatamente (altre volte vuole che rimaniamo lì, altre ancora si mette a giocare mezzo sonnambulo con i suoi giochi…). Insomma, ogni notte è un terno all’otto!

      Ma sul lasciarlo piangere, io credo di essere stata fortunata con il tempismo: verso l’anno calcola che passano attraverso una fase di ansietà da separazione e forse non è il momento migliore per cambiare le carte in tavola e “abbandonarli”. Come sempre, credo si debba andare un po’ a tentativi e “Seguire il bambino” 😉 In bocca al lupo, spero recuperiate le vostre serate! Un abbraccio 🌸

  6. A me questo articolo ha fatto molta tristezza.
    Mio figlio ha 2 anni e mezzo e oggi, da ormai diversi mesi, dorme nel suo lettino e, soprattutto, ci va da solo dopo la poppata. I bambini non hanno bisogno di imparare a dormire semplicemente perché dormire è vitale, esattamente come respirare (hai mai pensato di insegnargli a respirare?).
    Proprio verso i 7/8 mesi è cominciata una lunga regressione che è durata fino ai 18/20 mesi, in cui si alternavano notti da 2 risvegli a notti da 2000 risvegli: si chiama paura dell’estraneo (cosa normalissima e naturale), non permanenza dell’oggetto (che ha un’ accezione negativa già nella definizione).
    Vostro figlio si è semplicemente rassegnato a non essere consolato e anche abbastanza velocemente per sua fortuna.
    Se magari, invece che farlo dormire in un’altra stanza lo aveste tenuto in un side bed, avresti dormito meglio e di più.

    • Cara Valentina, grazie per il tuo commento. Se mi segui, sai che adoro i commenti costruttivi, ma che non posso fare a meno di dire la mia. E quindi dico la mia, a costo di scontrarmi con te che sei appena arrivata su La Tela e ti sei presa il tempo di lasciarmi la tua opinione.

      Prima di tutto sappi che rispetto la tua posizione e che sono sicura che le decisioni che hai preso con tuo figlio siano state le migliori per lui e per il tuo nucleo famigliare. E mi spiace se questo post ti ha fatto tristezza, ma purtroppo a me ha fatto tristezza il tuo commento. Sai, credo ci siano due categorie di genitori: quelli che sanno dare il beneficio del dubbio e quelli che preferiscono giudicare. In questi quasi due anni di maternità ho capito una cosa fondamentale: fare il genitore non è una passeggiata nel parco, e un genitore non dovrebbe mai permettersi di giudicarne un altro. A meno che non conosca intimamente il bimbo, la famiglia, e viva 24 ore su 24 con loro (e forse nemmeno allora, perché alla fine della fiera la responsabilità di crescere questa persona non è sua).

      Detto questo, ci tengo a dirti un paio di cose, non per giustificare la mia decisione—non ne ho bisogno—ma per amore del vero. Quella notte da cui è nato questo post eravamo sempre a pochi metri da lui e ogni pochi minuti gli facevamo sentire la nostra presenza, che non era solo, che c’eravamo anche se non lo toccavamo. Quella notte, a mio figlio non ho insegnato a dormire—lo sapeva fare benissimo da solo da quando è nato (dormiva tutto il giorno e mai troppo male di notte). Quella notte mio figlio non si è rassegnato—ha semplicemente capito che è in grado di dormire da solo nel suo letto (cosa che non avrebbe saputo se non gli avessi dato la possibilità di dimostrarselo)—letto dove tra l’altro sta molto più comodo che nella mini culla vicino al nostro letto dove ha dormito i primi mesi prima di iniziare a sbattere ovunque e svegliarsi.

      Quella notte Oliver si è reso conto di poter dormire da solo, ma questo non significa che abbia continuato a farlo. Ieri notte sono stata tutta la notte nel suo letto, perché continuava a svegliarsi per la tosse. La notte precedente ha dormito mio marito con lui. La notte prima ancora ha dormito 13 ore di seguito. Ogni notte è diversa e la prendiamo come viene. Di regressioni del sonno ne abbiamo avute a migliaia, ma la differenza è che se Oliver riesce a dormire solo e non svegliarsi lo fa, perché anche lui lo preferisce. Se non riesce, ce lo fa capire e siamo lì per lui, a volte più pazienti, a volte meno, a volte ci limitiamo a tenergli la mano mentre piange disperato perché non vuole accettare che è ora di dormire, altre volte mi toglie la mano lui perché sa di riuscire ad addormentarsi da solo.

      Tutto questo per dire che quella notte, lasciandolo piangere qualche minuto, gli ho dato la possibilità di dimostrare a se stesso (non a noi, perché lo sapevamo già) che sa e può dormire da solo. La settimana scorsa l’ho lasciato in lacrime all’asilo tre giorni di fila, gli ho detto “mamma ora deve andare via, torna tra qualche ora a prenderti”, mi sono girata e sono uscita. Questa settimana, per il secondo giorno di fila, è entrato da solo, mi ha detto bye bye e ha chiuso la porta dietro di sé.

      Sono una fanatica delle sfide e degli ostacoli nella vita (post che sto preparando e che pubblicherò presto se ti va di continuare a seguirmi): li accolgo a braccia aperte per me e anche per mio figlio, perché per quanto il cambiamento possa risultare scomodo e a volte doloroso, ci aiuta sempre a crescere e ad evolvere come individui. Quella notte fu solo una di quelle tantissime sfide e sono contenta di averla gestita come ho fatto, per noi genitori e per lui. E la vera verità è: nessuno (nemmeno noi) sa cosa sarebbe successo se avessimo agito diversamente… e va bene così.

      Ti auguro una buona giornata e spero di leggerti ancora tra queste pagine.

      • Ti seguo da qualche tempo, ma solo ieri mi sono imbattuta in questo articolo. Ho trovato spesso spunti interessanti e non credevo di leggere del metodo Estivill sul blog di una mamma “montessoriana”. Sono rimasta molto sorpresa, ma lungi da me giudicare. Non mi pare di averlo fatto, ho solo espresso il mio punto di vista, contrario al tuo, che magari potrebbe far riflettere altre mamme che ti seguono.
        Anche io ho fatto autosvezzamento con il mio piccolo e quando ad altre mamme racconto del perché dico sempre che è stata una scelta naturale, nel rispetto del bambino, dei suoi tempi e dei suoi gusti. Perché forzarlo a qualcosa che è naturale (cibarsi per sopravvivere)? Non ha senso, è fuori da ogni logica e a tratti crudele, convieni?
        Stesso ragionamento vale per la nanna, secondo me.
        Perché utilizzare un metodo completamente innaturale sia per i genitori che per i bambini, per, come dici tu, fargli capire che è in grado di autoconsolarsi?
        Il bambino sa di sapersi autoconsolare se necessario, è questione di sopravvivenza, ma perché?
        Tu e tuo marito dormite insieme, o no? Perché? Cerchi il contatto con lui? La sua presenza? Ti manca quando non dormite insieme?
        Perché dovrebbe essere così strano che un bambino di 8 mesi o 2 anni abbia lo stesso atteggiamento nei confronti dei genitori (in particolare della madre)? Considerato anche che erano una cosa sola fino a qualche tempo prima.

        Per quanto riguarda il resto, è capitato anche a me di lasciarlo piangente alla tata (forse 2 o 3 volte in 2 anni e mezzo), di dirgli “ciao, devo andare al lavoro, torno presto” e andare via, ma è cosa ben diversa.
        Quando lo lascio al mattino lui è sveglio, vigile e in grado di capire cosa sta succedendo. Spiego a parole, bacio, coccola e vado. Se sarà frustrato dal distacco potrà gestirlo consciamente e sarà un modo per crescere emotivamente.
        Se la frustrazione avviene di notte, spesso in semi coscienza, non è esattamente la stessa cosa perché il cervello non funziona allo stesso modo.

        Per concludere, so quanto possiamo sentirci stanche, ma siamo spesso noi stessi a complicarci la vita con i figli, forzandoli a fare qualcosa per cui non sono completamente pronti.
        La mia svolta è stato il side bed (no culla, ma lettino). Anche qui ancora oggi ci sono nottate tranquille e nottate più turbolente (tra raffreddori, malattie e incubi), perciò soluzioni reali ai risvegli non esistono, metodo Estivill oppure no.
        Il messaggio che volevo passasse è che si può dormire bene tutti nella stessa stanza, se il bambino lo richiede, senza il timore che si abitui e non lasci più il lettone o che siate condannati a dormire scomodi per sempre.

        Buona giornata a te, e grazie per aver pubblicato il mio commento.
        Spero non vi troverai un giudizio nei tuoi confronti che non c’è.
        🙂

      • Ma certo, ci mancherebbe solo che non pubblicassi il tuo commento! Le opinioni diverse dalle nostre sono le più costruttive, che le condividiamo o no.

        Wow, questo “metodo” ha addirittura un nome? Mi fa un po’ sorridere perché io non ho seguito nessun metodo, ho fatto quello che mi dettava l’istinto e che mi sembrava più giusto per tutta la famiglia, Oliver compreso. Credo fermamente che genitori felici rispecchino bimbi felici e, almeno nel nostro caso, genitori stanchi sono sinonimo di meno pazienza e più litigi.

        Sono mamma montessoriana e seguo la dieta paleo, ma non ne condivido gli estremi: spesso scendo a compromessi perché il compromesso è per me la chiave della felicità. Sono d’accordo con te su alcune cose e su altre no, ma certamente convengo che sia più naturale (e ovviamente possibile) dormire tutti nella stessa stanza (pensiamo ai paleolitici, non dividevano certo le grotte in stanze) e se la mia camera fosse più grande dei 4 metri quadrati che è, forse avrei optato per condividerla. O forse no. Certo, dormire di notte è una mia priorità, ma non solo. Anche riappropriarci della nostra intimità, sessualità e dei nostri spazi era una priorità. E se questo significa che Oliver deve dormire in una camera separata dalla nostra, così sia. Per noi tutti, questa è la soluzione migliore, quella che adotteremo anche con la piccola in arrivo.

        E un’ultima cosa: sono d’accordo sul non forzare il bambino, noi abbiamo impostato tutta la nostra avventura di genitori sul principio montessoriano del “seguire il bambino” (senza mai timore di creare abitudini, tra l’altro, perché non crediamo nel “dare abitudini”, bensì nell’ “attraversare fasi”). Ma se non fossi così sicura di stare facendo il meglio del meglio per la mia famiglia (non solo per mio figlio), commenti come il tuo (specialmente espressi come nelle ultime due righe del primo commento) passerebbero, purtroppo, come un giudizio e innescherebbero sensi di colpa che per un genitore sono quanto di più nocivo esista.

        E quindi alle mamme che ci leggono, ci tengo solo a dire: la maternità non è tutta nero o bianco, così come non lo sono i metodi che decidiamo di seguire. Valgono sempre le sfumature di grigio. Non dubitate delle vostre decisioni come genitore, nemmeno quando vengono giudicate, perché solo voi conoscete davvero i vostri limiti e le sfide che siete in grado (o volete) intraprendere.

        Grazie ancora, Valentina, per darmi questo spunto di riflessione. Alla prossima 🙂


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