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Lasciarlo piangere? Pensavo non l'avrei mai fatto.

NOTA di 2 anni dopo: Ho provato esattamente lo stesso con la mia seconda figlia, Emily, ma non ha mai funzionato: appena mi sono resa che avrebbe pianto per ben oltre che 3 minuti, ho deciso di lasciare andare. Emily ancora oggi che ha 3 anni non dorme tutta la notte. E anzi, ora mi fa sorridere rileggere questo articolo dopo aver sperimentato davvero la privazione del sonno per ben due anni, al limite con la depressione. A riprova del fatto che ogni bambino è diverso e che non esistono metodi universali né esperienze modello: dobbiamo sempre ascoltare l’istinto materno e sempre seguire il bambino.


Nelle ultime 12 notti, Oliver è passato da svegliarsi quasi ogni ora a dormire 12 ore di seguito e addormentarsi da solo la sera. Abbiamo provato qualcosa che va contro i miei credo della maternità, perché sto imparando che i compromessi sono alla base della mia salute mentale.

Da quando è nato, Oliver è stato abituato ad addormentarsi in braccio o al seno — mi sembrava la cosa più naturale. La maggior parte delle notti, si svegliava ogni tre ore, lo allattavo e si riaddormentava. Era il paradiso. Ma intorno al sesto/settimo mese, tutto è cambiato: le notti sono peggiorate, Oliver ha iniziato a svegliarsi quasi ogni ora, ultimamente usava il seno come ciuccio (poppando appena) e non aveva la più pallida idea di come addormentarsi da solo.

Il migliore articolo sul sonno dei piccoli

Molto tempo fa, lessi questo articolo molto lungo (in inglese) e alcune frasi mi rimasero impresse, perché descrivevano esattamente la mia situazione. Ho deciso di parafrasarle qui, chissà che non aiutino anche te:

Se ai sei/sette mesi tuo figlio non è ancora abituato ad addormentarsi da solo, è molto probabile che il tuo bebè che prima si svegliava due o tre volte a notti si trasformi in un bimbo di 6 mesi che che si sveglia ogni 45 minuti tutta la notte.
Verso i 6-8 mesi i bebè sviluppano una cosa che si chiama "permanenza dell’oggetto”: sono ora in grado di ricordarsi cose e persone. Questo significa anche che sono in grado di ricordarsi che quando si addormentano in braccio tu sei lì, e quando si risvegliano nel loro letto non ci sei più. È un po’ come se tu ti addormentassi in camera e ti risvegliassi in giardino. Anche io mi metterei a gridare.
Se continui a sorprendere tuo figlio cambiando le circostanze dopo che si è addormentato, ti ritroverai con un bimbo che combatte il sonno all’ora di dormire. L’ambiente che trovano quando si svegliano di notte deve essere IDENTICO a quello che hanno visto quando si sono addormentati. No, questa non è l’unica ragione per cui i bimbi si svegliano. Ma è senza dubbio LA PIÙ PROBABILE.
Molti genitori questo non lo capiscono e continuano a far addormentare i figli in braccio o al seno, pensando che è una fase, che è regressione del sonno e che le cose miglioreranno. Non è sempre così, a meno che non insegni a tuo figlio ad addormentarsi da solo. E se tuo figlio ha più di 8 mesi, continua a dormire male e hai provato diverse tecniche, mi sa che sei sbarcato sull’isola del lasciar piangere.

Lasciare piangere mio figlio? Mai!

Quando ho letto questo articolo per la prima volta (l’ho riletto tante volte che quasi lo so a memoria), non mi è piaciuto. Ero sicura di poter fare meglio, che non fosse necessario. Lasciar piangere mio figlio? La mia piccola scimmietta? Mai! Credo nel contatto, nel calore, nell’amore e nell’affetto sempre e comunque, nel seguire il bambino. Lasciarlo piangere per addormentarsi non era un’opzione.

Fino a quando sono arrivata a un punto in cui la mancanza di sonno cominciava ad influire sul mio essere una buona madre, calma e paziente durante il giorno, e a trasformarmi in un vegetale alcuni giorni, uno zombie rabbioso altri e un misto dei due nei peggiori. (nota 2018: allora non sapevo ancora cosa fosse la vera privazione del sonno: ne ho scritto qui e qui).

Il metodo Catherine o dei tre minuti

Uno di quei giorni versione zombie-vegetale, dopo quattro notti insonni, ho parlato con Sarah, madre di tre bellissime bimbe e baby guru, che mi ha detto: “Mia sorella Catherine ha fatto così, e se fossi in te, io stanotte proverei. Primo, spegni la radiolina: lo senti comunque, ma almeno non ti svegli al più minimo rumore. Quando Oliver si sveglia, entra in camera e senza interagire troppo (perché lo svegli di più), coprilo ed esci. È probabile che pianga. Siediti fuori, fatti forza e aspetta tre minuti (metti una sveglia, se necessario). Dopo tre minuti, se piange ancora, entra, coprilo di nuovo ed esci per altri tre minuti. Fino a che non si addormenta”.

Le dissi che avrei spento la radiolina, ma non lo avrei lasciato piangere.

Il metodo dei tre minuti adattato a noi

Quella sera, però, io e Alex eravamo talmente stanchi che sapevamo che dovevamo cambiare qualcosa. Così, contro ogni aspettativa, abbiamo deciso di provare. Quando Oliver si è svegliato e ha iniziato a lamentarsi, Alex è entrato in camera (è andato lui perché con me Oliver avrebbe annusato il latte), lo ha coperto (cosa che lo ha sorpreso e lo ha fatto piangere di più), gli ha detto che va tutto bene, che siamo nell’altra stanza, che di notte si dorme, che lo amiamo. Poi gli ha dato un bacio ed è uscito. Oliver piangeva. Meno di tre minuti dopo, Alex è rientrato e ha fatto la stessa cosa. Oliver smetteva di piangere per dei minuti interi, ma poi ricominciava. Tutto questo è durato un’ora — in cui Alex entrava ogni minuto e mezzo o due e in cui mi sono mangiata tutte le unghie — ma poi Oliver si è addormentato e non lo abbiamo sentito fino alle 8:30 del mattino.

Ci siamo svegliati strani e con un senso di colpa nel cuore come se lo avessimo abbandonato (perché lo avevamo abbandonato!). Ci sembrava sbagliato (lo era!). Ci sembrava perfino che Oliver si comportasse diversamente con noi (non è vero, era frutto dei sensi di colpa!). Abbiamo lasciato passare un paio d’ore per rifletterci e alla fine abbiamo deciso che l’unica maniera per sapere se la notte precedente avesse avuto alcun effetto, era riprovare. E meno male!

Le notte successive

La seconda notte, Alex lo ha messo a dormire verso le 21:00: hanno letto un libro e dopo lo ha messo a letto (per la prima volta) mezzo sveglio, è rimasto con lui ancora un po’ e poi è uscito. Oliver si è addormentato quasi subito da solo (per la prima volta) e senza piangere e non si è svegliato fino alle 2:30. Questa volta sono andata io. Sono entrata, l’ho coperto, gli ho sussurrato qualche parolina dolce e alla fine gli ho detto che sarei uscita e che lo avrei visto al mattino: ero pronta per sedermi ed aspettare i tre minuti di pianti, invece dopo un minuto e mezzo si era già riaddormentato. Fino al mattino.

La terza notte è andato Alex, stessa cosa: Oliver ci ha messo un minuto a riaddormentarsi, ma si è poi svegliato di nuovo dopo 15 minuti. Alex è riandato, lo ha coperto, riassicurato e poi è uscito: dopo un minuto Oliver si era già addormentato. Fino al mattino.

La quarta notte non ci ha dato nemmeno tempo di arrivare in camera sua che si era già riaddormentato da solo. Fino al mattino.

Sono passate due settimane e Oliver continua a dormire, spesso 12 ore a notte (nota 2018: non ha mai smesso). Non solo. Si addormenta da solo alla sera: quando non vuole più leggere (al momento stiamo leggendo Barney’s ABC & 123), spinge via il libro, appoggia la testa sul petto di Alex o sul materasso e si addormenta. A volte piange un po’, ma dolcemente, crediamo dalla stanchezza. Non ci mette mai più di 15 minuti ad addormentarsi completamente. Fino al mattino.

Quello che ha imparato Oliver da quella notte che lo abbiamo lasciato piangere

Soprattuto, che è capace di dormire da solo. Non gli avevamo mai dato l’opportunità di dimostrarcelo e quindi ovviamente non lo sapeva. In queste due settimane, Oliver è passato da addormentarsi solo in braccio o al seno, ad addormentarsi da solo nel suo letto. Da svegliarsi ogni ora a dormire tutta la notte, anzi — visto che sappiamo che queso non è possibile — a riaddormentandosi da solo quando si sveglia (la maggior parte delle volte senza piangere). Al mattino si sveglia sempre con un sorriso, come prima, ma durante il giorno noto che ha più energia ed è più sereno.

Quello che abbiamo imparato noi da tutto questo

Che voltare le spalle quando il tuo bambino piange è forse la cosa peggiore del mondo e non è giusto — non importa quanto ce la raccontiamo. Ma anche che a volte l’apprendimento passa attraverso emozioni forti e le emozioni forti a volte passano attraverso le lacrime: a volte i bimbi hanno solo bisogno della nostra fiducia e dell’opportunità di dimostrare a noi e a loro stessi che sanno fare le cose.

Abbiamo anche imparato che Oliver era pronto ad imparare ad addormentarsi da solo e dormire bene. E ti dirò di più: penso che lui stesso fosse stanco di svegliarsi ogni ora e dormire male, ma semplicemente non sapeva come fare diversamente. Aveva bisogno di una guida.

(nota 2020: sono passati 4 anni da quando ho scritto questo post e ne ho imparare di cose allora sul tema sonno, ma ho anche imparato che Oliver è un bambino altamente sensibile: ancora oggi che ha 5 anni spesso la prima reazione quando non sa fare una cosa che lo intimorisce è piangere. E spesso ha solo bisogno della nostra fiducia, che accogliamo le sue lacrime, e che gli diamo un momento di solitudine, che spesso ci richiede lui stesso).

Funzionerà per te?

Lo spero. Visto come ha funzionato per noi, ti consiglierei senza dubbio di provare se hai lo stesso problema. Ma ogni persona —grande o nana— è un mondo e magari quello che ha funzionato per noi non funzionerà per te. Magari anche tu, come me, sei contro il lasciarlo piangere e pensi che non lo farai mai. E magari non ne avrai bisogno e tuo figlio imparerà lo stesso. O magari, come me, arriverai al tuo limite, quando non dormire significa avere meno pazienza durante il giorno, e allora cercherai una soluzione anche se non completamente in linea con i tuoi principi.

E in ogni caso, andrà bene.

Ad essere genitori si impara vivendo

Quello che davvero abbiamo imparato da questa e molte altre situazioni è che ad essere genitori si impara vivendo. Che quello che ti sembra sbagliato un giorno, può sembrarti giusto (o necessario) il giorno dopo. Che a volte regole, principi, metodi e valori semplicemente non vanno più d’accordo con la tua nuova realtà. A allora noi genitori ci adattiamo e continuiamo ad evolvere.

Perché questo è davvero il mestiere più difficile, stancante e impegnativo del mondo. È difficile credere che sia, allo stesso tempo, il più gratificante.