La Tela di Carlotta
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Le 9 minacce al matrimonio più sottovalutate

dic 30, 2014

Il mattino, dopo la colazione, è il nostro momento di lettura o di meditazione. Quando leggo, non leggo le notizie — a cui siamo entrambi un po’ avversi in questo mondo inquinato. Raramente leggo libri — ma è una di quelle abitudini che voglio creare nel 2015.

Leggo di vita vera, di persone vere, di eroi quotidiani come me e te. Leggo i loro consigli, le loro esperienze, i loro pensieri. Mi motiva e mi ispira.

Oggi sono capitata su questo articolo scritto da un terapeuta di coppia, Kelly M. Flanagan, che mi ha incuriosita e mi ha fatta pensare al mio matrimonio e a quello delle persone che conosco. E sull’onda della modalità anno nuovo, lo condivido con tutti voi. Per pensare, per capire, per correggersi, per annuire o scuotere la testa, per un punto di vista diverso.

Le 9 minacce al matrimonio più sottovalutate

Povera comunicazione matrimoniale! Le diamo sempre la colpa di tutto. Per generazioni, sondaggio dopo sondaggio, le coppie hanno classificato la comunicazione matrimoniale come problema numero uno nel matrimonio. Non è così.

La comunicazione matrimoniale sta acquistando una cattiva reputazione. È come il bambino che si difende al parco giochi. La maestra sente il trambusto, si gira e lo vede difendersi. Lui non ha causato il problema, stava semplicemente reagendo al problema. Eppure, è lui che viene inviato dal direttore.

O, nel caso della comunicazione matrimoniale, all’ufficio del terapeuta.

La comunicazione matrimoniale mi fa pena: l’accusiamo sempre di tutti i nostri problemi di coppia, ma la verità è che, nel parco giochi della matrimonio, sta semplicemente reagendo a chi ha iniziato la lotta. E quindi parliamo delle vere minacce al matrimonio, quelle a cui pochi pensano.

1. Sposiamo una persona perché ci piace com’è.

Le persone cambiano. Mettilo in preventivo. Non sposare qualcuno per com’è o per come vuoi che diventi. Sposalo per chi lui/lei vuole diventare. E poi passa il resto della tua vita a unirti alla sua evoluzione, come lui si unisce alla tua. [E, a volte, specialmente quando ci si conosce più avanti nella vita, credo sia vero anche l’esatto contrario: le persone non cambiano. Sarai tu a dover cambiare per entrambi].

2. Il matrimonio non allontana la solitudine.

Essere vivi significa essere soli. È la condizione umana. Il matrimonio non cambia questa condizione, non può renderci completamente non-soli. E quando ce ne rendiamo conto, accusiamo il nostro partner di aver detto qualcosa di sbagliato o cerchiamo la vicinanza in un altro partner. Il matrimonio è un posto in cui due esseri umani condividono la loro esperienza di solitudine e, nella condivisione, creano un momento in cui la solitudine sparisce. Temporaneamente.

3. Il bagaglio di vergogna. Sì, ce lo portiamo dietro tutti.

Passiamo la maggior parte della nostra adolescenza e l’inizio della vita adulta a fingere che la vergogna [che credo sia qualsiasi passato di cui non andiamo fieri, ma anche qualsiasi ferita mai rimarginata] non esiste e quindi, quando il nostro partner ce lo tira fuori, lo accusiamo di averlo creato lui stesso. E poi gli chiediamo di risolverlo. Ma la verità è: non lo ha creato lui/lei e per questo non può risolverlo. A volte, la migliore terapia di coppia è quella individuale, in cui lavoriamo per guarire le nostre vergogne/ferite più profonde. In questo modo, possiamo smettere di trasferirle su coloro che amiamo, anche quando vengono usate contro di noi.

4. L’ego vince.

Tutti ce l’abbiamo. Lo sviluppiamo spontaneamente. Magari quando alle elementari ci prendevano in giro. Magari ancora prima, se in famiglia ci prendevano in giro. Allora, l’ego era positivo: ci salvava da catapulte e frecce emotive. Ma ora che siamo adulti e sposati, l’ego è una parete che separa. È ora che la buttiamo giù. Praticando l’apertura mentale invece della difesa, il perdono invece della vendetta, le scuse invece del gioco di colpe, la vulnerabilità invece della forza e il garbo invece del potere.

5. La vita è caotica e il matrimonio è vita.

Quindi il matrimonio è caotico. Ma quando le cose smettono di funzionare alla perfezione, accusiamo l’altro. Aggiungiamo caos inutile a quello già ben consolidato della vita e dell’amore. Dobbiamo smettere di puntare il dito e iniziare invece a darci la mano. Così possiamo camminare — e attraversare — il caos della vita insieme. Senza colpe e senza vergogna.

6. L’empatia è difficile.

Per sua propria natura, l’empatia non può avvenire allo stesso tempo, reciprocamente, tra due persone. Uno dei due deve sempre iniziare per primo e non c’è alcuna garanzia di reciprocità. È un rischio. È un sacrificio. Quindi la maggior parte di noi aspetta che l’altro inizi. È uno stallo d’empatia che dura una vita intera. E quando finalmente uno dei due fa il primo passo, è quasi sempre un tuffo di pancia. La verità è che la persona che amiamo è un essere umano fallibile, come noi, e non sarà mai il perfetto specchio che desideriamo. La domanda è: siamo in grado di amarlo comunque e pronti a fare noi il primo passo una volta e un’altra e un’altra ancora?

7. Non possiamo amare i nostri figli più della persona che ci ha aiutato a crearli.

I nostri figli non dovrebbero mai essere più importanti del matrimonio, né dovrebbero mai essere meno importanti. La famiglia è una continua e costante ricerca d’equilibrio.

8. La lotta di potere nascosta.

La maggior parte dei conflitti è almeno in parte una negoziazione del livello di interconnessione della coppia [che credo sia qualsiasi livello di affetto, di intimità, di vicinanza… a cui la coppia aspira]. Normalmente, i mariti vogliono di meno, le mogli di più. A volte, i ruoli sono inversi. Quando si legge tra le righe di una discussione, la domanda che si trova sempre è: Chi decide quanta distanza debba esserci tra noi? Se non si fa mai questa domanda esplicitamente, si continuerà a discuterne implicitamente. Per sempre.

9. Non sappiamo come mantenere vivo l’interesse in un sola cosa o persona.

Viviamo in un mondo in cui la nostra attenzione è attirata in mille direzioni diverse. La pratica della meditazione — concentrarsi su una cosa e riportare continuamente la nostra attenzione su quella cosa se veniamo distratti — è un’arte essenziale. Poiché siamo costantemente inclini a rimanere sulla superficie delle cose e spostare la nostra attenzione appena ci stufiamo, rendere la nostra vita una meditazione sulla persona che amiamo è un atto rivoluzionario. Ma è assolutamente essenziale se vogliamo che il nostro matrimonio sopravviva.

Un buon terapeuta ci mette un’ora ad insegnare ad una coppia come comunicare. Non è difficile. Ma imparare come gestire chi crea il problema richiede una vita intera.

Eppure.

È una vita che ci trasforma in persone che sanno diventare versioni più amabili di se stessi, che sanno reggere il peso della solitudine, che hanno abbandonato il bagaglio della vergogna, che hanno costruito ponti dove prima c’erano pareti, che hanno accettato il caos che è la vita, che sanno rischiare di rimanere delusi dall’empatia e il perdono altrui, che sanno dare, ricevere e fare compromessi, e che hanno dedicato se stesse ad una vita di presenza, consapevolezza e attenzione.

Una vita per la quale vale la pena vivere.


Il post originale è stato pubblicato su Dr.KellyFlanagan.com.

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