Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Le crisi evolutive dei primi 3 anni

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Photo Credit: Montessori en Casa

Questo è uno dei tanti articoli che ho letto (e forse il più completo) prima di decidere di iscrivere Oliver a una scuola Montessori già a 18 mesi. Non è stata una decisione facile, soprattutto perché questa scuola è più cara di qualsiasi altro asilo privato a Marbella, ma credo che sia stata la decisione giusta—e sicuramente la migliore per noi.

Se sei curiosa di leggere quello che ci ha convinti, ti lascio qui un post che ho scritto giusto un mese prima che Oliver iniziasse la scuola Montessori Casa del Mar a Marbella: Perché abbiamo scelto una scuola Montessori (e così presto).

E ora lascio la parola a Cristina Tebar di montessoriencasa.es che ci racconta delle crisi evolutive dei primi 3 anni.


I primi tre anni di vita sono un periodo di massima importanza nello sviluppo fisico e psicologico del bambino. Durante questi 3 anni compaiono le cosiddette crisi evolutive, che sono periodi di transizione tra tappe con caratteristiche concrete che dobbiamo conoscere e capire per poter offrire al bambino il nostro migliore appoggio a seconda delle sue necessità mutevoli.

La parola crisi ha normalmente una connotazione negativa, ma il suo significato reale è “giudizio”, ovvero, non dobbiamo interpretare queste crisi come periodi problematici che bisogna attraversare senza se e senza ma, bensì come periodi che mettono a prova tanto il bambino quanto noi stessi, e che porteranno il bambino a un passo più in là nel suo percorso evolutivo.

Crisi della nascita

Alla nascita si produce la separazione fisica dal corpo della madre. Il bebè si prepara per questa prova da 9 mesi e in questo momento deve dimostrare che è capace di respirare, di cercare il seno della mamma, di mettere in funzione il suo sistema digestivo…

Durante le prime 6-8 settimane di vita, il periodo simbiotico, il bebè deve sviluppare un forte legame con sua madre, bisogna evitare eccessivi stimoli e favorire l’intimità del nucleo famigliare durante queste prime settimane.

Durante questo periodo il bebè si adatta alla vita fuori dall’utero e inizia a sviluppare la sua fiducia nell’ambiente circostante nella sicurezza delle braccia della mamma.

Alla fine di questo periodo il bebè è pronto per iniziare a interagire con il resto del mondo.

Crisi dell’introduzione dell’autosvezzamento

Intorno ai 6 mesi il bebè è pronto per iniziare a complementare l’allattamento con altri alimenti. IN questa crisi si mette a prova la capacità del bambino di masticare e digerire nuovi cibi, e di imparare ad alimentarsi solo.

Alcuni dei segnali che ci indicano che è pronto sono:

  • Capacità di sedersi solo
  • Comparsa dei denti
  • Interesse per il cibo

L’introduzione di alimenti deve avvenire sempre rispettando il bambino, senza obbligarlo a mangiare ne introdurre cibo in bocca, bensì mettendogli davanti il cibo e lasciando che sia lui ad avvicinarsi al cucchiaio. Il metodo Baby Led Weaning è un’ottima opzione.

Crisi del movimento

Intorno ai 9 mesi il bebè inizia a potersi muovere autonomamente, allontanarsi dalla madre e poi tornare, prima gattonando e poi camminando. Con questa crisi si mettono a prova le capacità motorie che il bebè ha sviluppato fin dalla nascita (specialmente se non lo abbiamo limitato).

In questo periodo è importante trasmettere la nostra fiducia con gesti ed espressioni, e non frenare né forzare i suoi progressi.

Normalmente questo periodo coincide anche con le prime manifestazioni di “ansia di fronte agli estranei”, perché adesso il bebè è già consapevole del suo corpo e del suo spazio e non tollera che uno sconosciuto lo invada.

Crisi dell’auto affermazione

Inizia intorno ai 18 mesi, quando il bambino inizia ad utilizzare l parola “no” e finisce quando il bambino inizia ad utilizzare la parola “io”. Normalmente si parla di questo periodo come la crisi dei due anni.

È un periodo in cui il bebè sta smettendo di essere bebè per trasformarsi in un bambino, quindi in alcuni momenti si comporta come un bebè e in altri come un bambino, cosa che può confondere i genitori e far pensare loro che il bambino “fa i capricci”.

Quando il bambino dice “no” sta cercando di riaffermare la sua opinione, dire chiaramente che non è più un bebè che ha bisogno che tutte le decisioni siano prese per lui, bensì che è capace di decidere solo alcune cose. Un esempio molto chiaro è l’abbigliamento: in questo periodo è molto utile lasciare che il bimbo decida tra due magliette invece di prendere la decisione per lui. Per noi genitori non è una grande sforzo e per il bambino fa una grande differenza perché si sente ascoltato, capace e soddisfatto.

È importante capire e accompagnare il bambino in questo periodo, perché è il momento in cui si sviluppa la sua fiducia in se stesso (a differenza delle fasi precedenti in cui sviluppava la fiducia nell’ambiente).

Nel momento in cui il bambino inizia ad utilizzare la parola “io” finisce la crisi di auto affermazione perché significa che è finalmente consapevole di essere un essere umano individuale e unico.


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