Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Siamo tutte nella stessa barca, noi mamme — Team Mama

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Qualche mese fa, Isabella, una lettrice affezionata (e io a lei) con la quale ho scoperto condividere tante idee sulla maternità, mi ha scritto qualcosa che mi ha fatta sorridere. Le sue parole sono così oneste, dolci e familiari che mi hanno fatta pensare, una volta di più, “Certo che siamo tutte nella stessa barca, noi mamme, con gli stessi problemi, le stesse preoccupazioni e gli stessi sensi di colpa. Tutte alla continua ricerca della chiave di volta per essere madri e persone migliori”.

Per questo oggi, con il suo permesso, ci tengo a condividere quelle parole con te per la rubrica Team Mama e se come me, anche tu ritrovi un po’ di te in lei, scrivicelo, condividilo con noi. Perché l’unione fa la forza—che a questo punto non può che diventare il motto di Tema Mama. 💪🏻


Lettera di Isabella, mamma di Enea (14 mesi)

Cara Carlotta,

mi chiamo Isabella, mamma di Enea nato il 18 marzo 2015. Sono approdata qui una decina di giorni fa, cercando tutorial sulle giostrine montessoriane da preparare per l’Open Day dei bambini nell’impresa in cui lavoro.

Cosa ho trovato, oltre ai tutorial? Una sconosciuta così familiare che provo tenerezza anche solo nello scriverlo. Nei tuoi post ogni volta trovo qualcosa che stavo cercando, un confronto che mi mancava, un punto di vista che non avevo scoperto, o avuto abbastanza coraggio, forza, determinazione per seguire (perché sto imparando che non è quasi mai questione di “tempo” o “momento giusto”, ma solo di voglia e motivazione).

Tre lingue che mi appartengono, una per nascita, le altre per sogni non realizzati (e oggi posso ammettere che è solo per “colpa” mia).

Ammirazione per quello che fai, e che scrivi, fosse anche solo per il modo in cui lo racconti, che comunque fa la differenza. Tra il “fare” e il “dire di voler fare”: differenza in cui spesso sono inciampata.

Tante affinità, tante differenze. Affinità che avvicinano, differenze che arricchiscono.

Ho passato l’ultimo anno della mia vita a cercare di informarmi e trovare il modo per essere una madre migliore, non solo una buona madre. Metodo Montessori, allattamento prolungato, amore incondizionato, educazione all’autonomia, autosvezzamento, la consapevolezza che ogni momento, per quanto duro, è una fase che passerà (e spesso troppo velocemente). Stamattina ho trovato la motivazione per scriverti, leggendo il tuo post sul lasciare piangere tuo figlio. Una mattina in scrivania con le lacrime a “fior d’occhi”, per una notte più difficile delle altre.

È bravo Enea, bravissimo. All’asilo lo chiamano “Felicetto”, perché sorride sempre. Anche la notte, sebbene regolare nelle sue sveglie ogni 4/5 ore. Raramente capita che non si riaddormenti subito. Come ieri. Reduce dalla festa in azienda, ero stremata, ma appena entravo nel pieno del sonno, eccolo sveglio urlante, nel letto di fianco al mio (è in corso il processo di spostamento alla sua camera, che forse rimando con la scusa di creare l’ambiente adatto, ma in realtà per la difficoltà nel “lasciarlo andare” :-). Non si riaddormenta, cerca il seno, ma non basta.

E poi quel vizio fastidiosissimo di pizzicare la pelle, tra le unghiette delle sue lunghissime dita. In continuazione. Ho petto e collo come un campo minato, non so come farlo desistere, lo scanso, con gentilezza, baciandogli le mani, ma niente, torna sempre lì, e per non farmi graffiare tutta, passo il tempo ad allontanare la sua mano, invece che accarezzarlo e abbracciarlo.

E quando come ieri mi capita di perdere la pazienza, di non essere la madre amorevole che vorrei, di lasciarlo calmare dal padre (che ci riesce in pochi minuti e poi dorme tranquillo), passo il giorno dopo in preda ai sensi di colpa e alla ricerca di soluzioni.

Mi terrorizza l’idea di lasciarlo piangere. Ancor più mi terrorizza l’idea che possa non funzionare. Ho già tentato, nei primi mesi, vittima del frastuono di quelle maledette sentenze “se lo tieni in braccio lo vizi”. Per quanto sapessi che un bimbo di pochi mesi ha bisogno solo di amore e latte, il mio mettermi sempre (troppo?) in discussione mi ha portato a tentare, sopraffatta da critiche e stanchezza. Ma non funzionava. E chissà se funzionerà adesso. Proprio ieri mi chiedevo “Ma come si toglie il seno di notte? Ed è giusto farlo?”.

Cerco di ascoltare Enea. Quando è ora di dormire e sono nelle vicinanze, mi cerca, per calmarsi. Poi, da qualche settimana, una volta rilassato e quasi addormentato vuole che lo metta nel suo letto.

Quindi qualcosa cambia, anche se seguo il suo istinto, senza forzarlo, ma non è sempre facile. E quando accade che non sono all’altezza della situazione (o in debito di pazienza) succede questo: mille righe scritte per metabolizzare e razionalizzare lo sconforto. Abbi pazienza, stavolta è toccato a te vestirti da quell’amica che vorrei vicino in momenti come questi e che nel mio cerchio di conoscenze non trovo facilmente, così vicina al mio modo di concepire maternità ed educazione.

Grazie Carlotta, per percorrere il tuo cammino con il coraggio che serve, per anticipare la propria vita anziché osservarla accadere. Io sto iniziando adesso, con la consapevolezza dei miei limiti, che voglio arrivare a sfiorare per accorgermi che posso anche superarli, come già è riuscito a fare Enea, facendomi scoprire il mio valore, che è più di quello che credevo.

Contributi come i tuoi danno la consapevolezza che “si può fare, ce la posso fare”. Come quando durante il travaglio è venuta a sorpresa la mamma del mio compagno, madre di sei figli. Non volevo vedere nessuno, ma in quel momento di “sconforto” è stata una manna dal cielo: “se lei ne ha fatti sei, io posso sicuramente farne almeno uno!” 😂


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  1. Ma che bella bellissima lettera!! condivido ogni riga!
    Anch’io sono approdata a “la tela” per cercare info sull’educazione Montessori, anzi, è stato mio marito a trovarti, Carlotta! (cercava tutorial per costruire le giostrine, e una sera mi dice “ho trovato il blog di una ragazza che ti piacerà”. mi conosce bene!).
    Quando mamme leggono di altre mamme ci si ritrova in affinità di pensieri e azioni, ma è proprio vero che le differenze arricchiscono, fanno pensare, ci si mette un po’ in discussione (in senso buono). E’ difficile trovare persone con cui parlare di certe cose, non sempre ci si sente allineate, spesso arrivano voci e consigli quando non ne hai bisogno, e creano confusione e condizionamenti.
    Il mio bimbo ha solo 5 mesi e il mio percorso da mamma si può dire sia appena cominciato, ma in questo spazio di lettura trovo risposte a tante domande che mi faccio, consigli e metodi che vi ringrazio perchè li condividete con estrema facilità. Qui si parla di “problemi” della vita quotidiana di una mamma, dei pensieri che ciascuna può avere e che non sempre si ammette a se stesse di avere. Personalmente, non ho ancora affrontato il momento “lo lascio piangere”, sono ferma a “come si fa l’autosvezzamento??”, ma sono convinta che le vostre parole mi torneranno in mente quando sarà il mio turno di affrontare certi pensieri.
    un abbraccio

    • Stefania, esatto, quello è il nocciolo del problema: non sempre ci si sente allineate con le persone che ci circondano. È anche per questo che ho iniziato La Tela, perché sapevo che sparse un po’ in giro per il mondo, ci sono mamme come voi che fanno le mie stesse scelte e io le loro… ed è bello riunirsi, seppur lontane e dietro ad uno schermo!

      A proposito di autosvezzamento, presto pubblicherò un post sul nostro primo giorno e su come abbiamo iniziato noi. Tu stai leggendo qualche libro in particolare o ti stai documentando con il pediatra? In ogni caso, ci tengo a rassicurarti: ci sono stati momenti e ci sono momenti difficili, ma è sicuramente il metodo più facile per introdurre cibi solidi ed è bello perché basta seguire il bambino, il resto vien da sé 🌸

      • E’ vero, molte mamme non seguono il “verbo” dei pediatri/parenti/amici in merito ad allattamento e svezzamento e, prese nella singolarità, ci sentiamo come mosche bianche. ma nel tuo blog non lo siamo!!
        Nel mio caso, ho amiche che hanno accolto con entusiasmo l’idea di proseguire con l’autosvezzamento, ma poi al momento di iniziare hanno preferito seguire le tappe proposte dal pediatra. Per carità, nulla da dire, credo che questa sia una scelta talmente personale che nessuno dovrebbe dirti che è giusto o sbagliato un metodo piuttosto che un altro, ciascuna famiglia sceglie il metodo che trova più “fittante” con il proprio essere.
        Per quanto mi riguarda, la cosa che trovo difficile (e che mi scoccia anche un po’) è dover giustificare le proprie scelte ai parenti/amici che, carichi di buoni consigli, storcono il naso appena ti discosti dalla linea guida. Con pazienza ho spiegato ai nonni di mio figlio cosa volesse dire “fare autosvezzamento” e mi hanno guardata come una pazza scriteriata; persino mia madre non capisce, lei che quando ero piccola mi dava carote crude fredde di frigo per lenire il male da dentizione e mi ha allattato fino ad un anno, sconvolgendo i criteri del tempo che prevedevano latte artificiale e svezzamento già a tre mesi. Ecco, come si gestisce questo continuo giudizio? fino ad ora ho gestito le critiche con il sorriso ma so già che avrò da spendere parecchie energie per difendere le mie idee e capiterà di non essere così sorridente. A te è successo? forse la distanza fisica permette di sfumare questi effetti?
        Per la preparazione a questa fase, mi hanno consigliato un sito molto interessante (autosvezzamento.it) e poi ho letto il libro di Piermarini, che credo sia l’unico in italiano; mi hanno consigliato di guardare tra la letteratura americana e inglese, lì c’è parecchio, ma non so orientarmi.
        La pediatra di mio figlio mi ha proposto il classico svezzamento, quando le ho detto quale fosse la mia idea, ha risposto di fare come preferivo senza darmi indicazioni in merito, ma per me è già una buona cosa (ho sentito racconti assurde di altre mamme).
        Tu hai qualche consiglio in merito a letture? i tuoi racconti sulla vostra esperienza sono tutti utilissimi e lo sarà anche leggere del primo approccio del vostro bimbo con il cibo! a chi è ancora profano, come me, sembra tutto chiarissimo nella teoria, ma poi pensi alla pratica e dici ” e mo come si fa??”.
        grazie Carlotta!!
        un abbraccio

      • Stefania, io ti consiglierei senza dubbio il libro che ho letto io (l’unico, tra l’altro, perché l’ho trovato talmente completo ed esauriente che non ho avuto bisogno d’altro). Si chiama proprio Baby Led Weaning (che è il nome inglese di questo tipo di svezzamento). Ti piacerà, ha anche tantissime testimonianze di mamme che l’hanno fatto con tutti i figli, solo con il secondo ecc.

        Per rispondere alle tue domande. Devo ammettere che non avere famiglia vicina, ci ha aiutati nel prendere le nostre decisioni senza interferenze. Non che non apprezzi l’esperienza e i consigli dei miei genitori, ma per farti capire come la penso ti cito una frase che ho letto proprio l’altro giorno in un articolo (e su cui sto scrivendo un post): i consigli sono come la frutta, meglio se fresca.

        Insomma, quando è successo che mi abbiano dato consigli con i quali non ero d’accordo, mi sono difesa dicendo che noi preferiamo seguire questo o quel metodo, più recente, più attuale, perché in fondo 30 anni da quando loro ci sono passati non sono pochi e le cose, che piaccia o no, sono cambiate. E certo, è capitato anche a me di arrabbiarmi o rispondere con sufficienza, specialmente nelle giornate di stanchezza e ovviamente mi dispiace, ma devo anche ammettere che finora mai mi sono pentita di aver seguito il mio istinto e non i loro consigli (anche su piccole cose come la crema per il cubetto, gli antibiotici, dare o meno medicine per la febbre a 40…). Può suonare presuntuoso, ma è la vera verità. E prima o poi anche loro se ne sono fatti una ragione.

        Il pediatra? Io ne ho cambiati quattro prima di trovarne uno che accettasse le nostre scelte e comunque ha continuato a consigliarmi, inutilmente, il metodo tradizionale. Insomma, andare contro corrente non è mai facile, ma se ne siamo convinti e sappiamo il fatto nostro, è tutto più facile! Dopo che avrai letto quel libro, ti sentirai un guru dell’autosvezzamento! A proposito, ho in programma più post sull’autosvezzamento, oltre a quello del primo giorno, che risponderanno a più domande… ora devo solo trovare il tempo per scriverli 😉

        Un abbraccio 🌸

  2. Cerco affannosamente conforto nelle parole ed esperienze di altre mamme che come me vivono la crescita del proprio figlio con gioia infinita alternata a momenti di sconforto, paura, inadeguatezza, stanchezza. Ho bisogno di sapere che non sono sola. Pensavo che la spalla di mio marito mi bastasse, in fondo lui vive con me e come me questi sbalzi e invece…è un continuo scontro anche con lui, discutiamo come non abbiamo mai fatto prima (Carlotta il tuo post sul rapporto di coppia dopo un figlio è stato illuminante, pensavo parlassi di me!) e anche questo contribuisce a rendere tutto così difficile a volte. Abbiamo aspettato 10 anni un figlio che non arrivava, abbiamo fatto di tutto, sofferto e pianto insieme e quando ormai non ci speravamo più è arrivato il nostro tesoro e immaginavamo che tutto sarebbe stato perfetto. Per lui, per noi. Non è stato così ovviamente. Spesso mi sento in colpa ma quando mi confronto con altre mamme mi consolo perchè capisco che le difficoltà sono comuni e non sempre il frutto di mie mancanze! Un abbraccio compagne di viaggio!

    • Pasquina, se c’è una cosa che ho imparato in questo anno da mamma (che devo ammettere che prima facevo molta più fatica) è a chiedere aiuto, che può anche essere solo un semplice confronto, ascoltare un’altra mamma che mi racconta delle sue notti insonni, raccontare le piccole conquiste e le sconfitte. Non sei sola, a volte sembra davvero di inciampare tutte negli stessi problemi, ma così deve essere: se non si vivono sulla propria pelle, le lezioni non si imparano.

      Spero che, come me, anche tu possa usare questo momento più difficile con tuo marito per imparare la vostra forza di coppia e dimostrare (a te e a lui) che siete fatti di ben altra pasta! In queste ultime settimane dopo aver scritto quel post, io e Alex ci siamo ritagliati un paio di sere sfruttando il fatto che mia madre fosse qui, mi sono ritagliata anche io un po’ di tempo solo mio e ho notato che alla fine è solo questione di fare uno sforzo e di lasciare andare un po’ di più (entrambi, non solo uno). In bocca al lupo!


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