La Tela di Carlotta
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Una nota personale sulla famiglia

ott 10, 2017

Di recente, alcuni eventi un po’ tristi mi hanno fatto pensare al significato della famiglia.

Sono cresciuta in Italia, un Paese con una cultura molto orientata alla famiglia, e mi è stato insegnato—direttamente o indirettamente—a pensare alla famiglia come a qualcosa di sacro, a partecipare alle riunioni di famiglia passi quel che passi—l’esserci, il partecipare, sembrava essere la vera dimostrazione d’amore.

Una volta mi sono arrabbiata con mia zia per non venire a trovarmi nel mio unico viaggio in Italia durante la mia prima gravidanza, continuavo a dirmi “non sono nemmeno ad un volo di distanza, sono solo 5 ore in macchina, lo sa da mesi, avrebbe potuto organizzarsi e fare uno sforzo per venire a salutarmi. Cosa può essere più importante di vedere e abbracciare tua nipote dopo un anno, specialmente ora che è incinta per la prima volta?”. Non mi sono nemmeno fermata a pensare alle sue ragioni, mi sentivo delusa e non le ho parlato per mesi. Oggi, mentre condivido questo con te, mi fa sentire sciocca, infantile, egoista.

Potrebbe essere perché sono diventata madre e le mie priorità sono cambiate. O forse semplicemente perché sono evoluta come essere umano, e sono diventata una persona più empatica.

Oggi so che la famiglia non si vede nei grandi eventi, nelle riunioni, nei regali di compleanno, negli auguri di Natale. Non è chi si è presentato al mio matrimonio, o chi è venuto a conoscere Oliver ed Emily quando sono nati (anche se mi ha fatto piacere avere qui i nonni e mia sorella). Non è nemmeno avere una buona scusa per non venire—perché non c’è proprio bisogno di una scusa.

La famiglia vera è altro.

È mio marito che cambia i suoi piani all’ultimo minuto per rimanere con me e i bambini quando ho bisogno di aiuto. È mia sorella che è saltata sul primo aereo ed è rimasta con noi per settimane quando ero a riposo durante la mia seconda gravidanza.

Ma non è nemmeno così tanto, a dirla tutta.

Famiglia—soprattutto la famiglia a lunga distanza, come la mia—è una telefonata, un’email, un messaggio una volta ogni tanto. La famiglia è chi mantiene i contatti. È chi si rispetta spontaneamente—non perché dettato da un’etichetta—è chi si dà il beneficio del dubbio, chi capisce l’altro invece di puntare il dito.

E soprattutto: famiglia per me significa non aspettarsi NULLA di quanto sopra.

Le aspettative di qualsiasi tipo—finanziarie, affettive, sociali, professionali—avvelenano i rapporti. Spesso mi sembra che le persone si aspettino qualsiasi cosa dai membri della famiglia per via di questa etichetta sopravvalutata e legittimata dalla società—”sono famiglia”—e perché pensano che sia loro dovere essere lì, appoggiare, rispettare, perdersi cura dell’altro, parlare e condividere dolori e gioie, partecipare alle riunioni (o avere una buona scusa per non farlo), voler stare insieme, mostrare la migliore versione di sé o accettarsi quando invece viene fuori il peggio.

La famiglia non è questo.

Credo che dovremmo rivedere il vero significato della famiglia, smettere di avere aspettative e imparare a riconoscerle—anche quelle più profonde e nascoste di cui non siamo pienamente coscienti. Solo allora potremo avere rapporti familiari sani e spontanei e insegnare ai nostri figli il valore della famiglia—non quello sociale, ma quello reale, quello che a lungo andare farà davvero la differenza per la tua famiglia stretta ed estesa.

E un paio di altri pensieri a ragnatela—ognuno potrebbe essere un blog post a sé stante che non avrò mai tempo di scrivere, quindi eccoli qui:

  • Il rispetto per la famiglia è sopravvalutato. Il rispetto è una cosa bidirezionale, non va mai dato per scontato in base all’età, all’esperienza e alla gerarchia familiare—il rispetto va sempre guadagnato.
  • I figli non devono nulla ai genitori nulla. Ora che sono una madre questo pensiero è ancora più forte. Noi genitori scegliamo di portare al mondo nuove persone che non hanno alcun poter decisionale in questa scelta—se qualcuno deve qualcosa all’altro, siamo noi genitori a loro.
  • Mai mischiare denaro e famiglia. Non importa quanto sia buona la tua relazione con la tua famiglia, il denaro a lungo andare troverà sempre il modo di rovinarla, anche solo un pochino. Non ne vale al pena.

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Abbiamo anche implementato con Oliver ed Emily i laboratori degli ultimi 15 volumi della collezione.

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Perché la Tela di Carlotta?
La Tela di Carlotta l’ho sognato. Una mattina mi sono svegliata e nei miei sogni avevo creato un blog chiamato proprio come il romanzo. E niente, l’ho fatto! Molti anni e infiniti alti e bassi dopo, questa ragnatela di pensieri e storie è il mio lavoro. Ci ho messo molto tempo a capire che tipo di presenza online volevo essere e oggi lo so: sono trasparente, mostro vita vera, non pubblicizzo, consiglio solo marchi sostenibili (e non perché mi pagano) e credo nel valore del mio blog e dei miei corsi — perché se non crediamo noi nel valore del nostro lavoro, nessuno ci crederà per noi.
Carlotta
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