La Tela di Carlotta

Sarò mamma e mai più sola

ott 15, 2014

È buffo come e quando ti sorprendono i pensieri. Ieri ero ferma al semaforo quando improvvisamente mi sono resa conto che sarò mamma. Ho dato uno sguardo al sedile posteriore per assicurarmi di avere la mia borsa di ballo ed eccolo lì, il pensiero: a marzo sarò mamma.

Spesso me ne dimentico. Sembra brutto a dirsi, ma è proprio così. Dopo i primi tre mesi di nausee moribonde che mi hanno forzata a pensarci ogni secondo delle mie giornate, ho cominciato a stare bene e a dimenticarmene (complice anche la quasi totale mancanza di pancia).

So bene che a marzo la nostra vita verrà centrifugata e appesa a testa in giù e con mio marito pensiamo ogni giorno a nomi, passeggini, culle e rivoluzioni di vita. Spesso diciamo, “Quando arriva scimmietta…” e continuiamo con le supposizioni più strampalate.

Eppure sembra ancora solo un evento come un altro, forse più radicale come cambiare lavoro o trasferirsi in un’altra città. Qualcosa che sai che succederà, che cambierà la tua vita, ma che poi rientrerà nella normalità, come tutto.

Be’, ieri mi sono resa conto che non è proprio così. Ho guardato il sedile posteriore, ho pensato ad Alex in ufficio, e me ne sono improvvisamente resa conto, “In questo momento, il prossimo marzo, non sarei sola”. Ovunque stessi andando, a qualsiasi ora fosse e per qualsiasi impegno, il prossimo marzo “non sarei sola”.

Quando sai di essere genitore?

È un pensiero potente, che mi ha percorso tutto il corpo con un brivido freddo e piacevole, visto che qui a Marbella stiamo ancora boccheggiando.

E ho cominciato a pensare… quando sai di essere genitore? Posso immaginare un milione di risposte.

Quando senti il primo calcetto in pancia. Quando lo prendi in braccio per la prima volta. Quando cominci a parlare a chiunque con le vocine da cartone animato. Quando cominci a parlare di te stessa in terza persona, “Mamma ti ama tanto”. Quando per strada noti tutti gli animali, i palloncini, i cagnolini, le giostrine e converti il viaggio in una radiocronaca.

Quando batti le mani e gridi “Yay!” per aver finalmente chiuso un contratto di lavoro. Quando batti le mani e dici “Yay!” per qualsiasi cosa, anche per un pannolino pieno di cacca. Quando parole come cacca, vagina, pene vengono sostituite da pupù, patatina, pisellino (sì, sono cresciuta con il tema ortalizio).

E ancora quando prima di prendere qualsiasi impegno adulto pensi a “con chi lasciare il bimbo”. Quando non vuoi lasciarlo il primo giorno d’asilo. Quando sai tutto il libro di scienze a memoria e meglio dell’insegnante. Quando non riesci a chiudere occhio fino a che non torna a casa alle 5 del mattino. Quando esce di casa per andare a vivere da solo e piangi ogni volta che passi davanti alla sua camera da letto.

Non sarei sola…

Tutte cose che non ho ancora vissuto sulla mia pelle, ma che non vedo l’ora di vivere e poterne scrivere.

Per ora, posso solo dire che per me è iniziato molto prima, a 18 settimane, in macchina, ferma ad un semaforo, quando ho guardato il sedile posteriore e mi sono resa conto che “non sarei sola”. Da marzo in avanti, anche quando sarò sola con i miei pensieri, senza mio marito, senza i miei amici, senza i miei studenti, non sarò più sola.

E, per un qualcosa dentro di me che va contro ogni briciola di egoismo e indipendenza, mi sono ritrovata a sorridere. Non sarò mai più sola.


Ricordi ancora quando ti sei reso conto di essere genitore? Era prima o dopo la nascita? Fatti avanti, perché alcuni momenti sono talmente belli che vanno condivisi :-)

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