Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Quello che non ci piace dell’autosvezzamento

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La settimana scorsa ti ho raccontato tutte le cose meravigliose che ci piacciono dell’auto svezzamento, e ci tengo a ripeterlo: è un metodo alternativo meraviglioso per introdurre cibi solidi nella dieta del bebè e lo sceglierei altre mille volte.

Ma. C’è sempre un ma, no? Ci sono alcune cose che non mi piacciono e che devo semplicemente accettare. Eccole qui.

Può far paura!

Specialmente i primi giorni, aspettati scene da soffocamento, facce rosse e grandi spaventi! Secondo gli esperti (e se vuoi iniziare questo metodo ti consiglio di informarti bene, leggere un buon libro o fare un corso) bisogna lasciare che il bambino impari da solo (molto Montessori, no?). Può sembrare che stia soffocando, ma non è così: i bambini hanno il riflesso di reflusso sulla parte più anteriore della lingua, quindi mentre noi adulti capiamo che il cibo ci sta andando di traverso quando ormai è già quasi in gola, i bimbi iniziano a fare i classici gesti di reflusso appena il cibo tocca la lingua un po’ più indietro.

Il primo istinto è soccorrerli, ma bisogna aspettare: la cosa migliore che i genitori possono fare è stare attenti, sorridere (sempre!) e lasciare che il bambino risolva il problema da solo (senza aiutarlo, sedendosi sulle mani se è necessario). Noi lo abbiamo fatto e Oliver ha imparato in pochi giorni (non senza vari spaventi che vi racconterò).

È leeeeento!

L’inizio è davvero a passo di lumaca. Per i primi tre o quattro mesi, Oliver non mangiava molto, non provava quasi niente e voleva solo giocare e sperimentare con il cibo (che è proprio quello che deve fare). Ci sono stati giorni che ho pensato che non stesse funzionando e ho iniziato a preoccuparmi che Oliver non stesse ricevendo abbastanza nutrienti.

Ho dovuto prendere un respiro profondo e ricordarmi ciò che avevo imparato dal libro: il latte materno (o artificiale) è la base della sua alimentazione, quindi non importa se mangia o meno cibo solido. Mangerà quando sarà pronto. E così è stato.

“Non so se mi piace, non lo mangio!”

In quei primi mesi, Oliver non era molto avventuriero. Tutto ciò che non era familiare, non voleva nemmeno toccarlo. A volte era frustrante, specialmente quelle poche volte in cui per farlo mangiare gli cucinavo qualcosa di speciale e nemmeno lo provava—lo toccava con il ditino e lo spingeva fino al bordo del vassoio del seggiolone per vederlo cadere.

Un giorno, però, ho notato che spesso non rifiutava il cibo perché non gli piacesse, ma perché non lo conosceva. Quindi ho iniziato a mettergli il cibo nuovo direttamente in bocca (che non si dovrebbe fare, ma io l’ho fatto): molte volte lo sputava, altre lo mangiava e ne chiedeva ancora.

Non è molto ambientalista 😉

Sfortunatamente, si spreca parecchio cibo! Quando a un bambino non piace qualcosa, molto probabilmente lo tira a terra. Noi siamo fortunati perché non dobbiamo buttarlo: Colbie, il nostro cane aspirapolvere, pulisce tutto! Ma mi rendo conto di quanto debba essere difficile senza un cane ogni volta che andiamo al ristorante e con il conto devo chiedere anche scopa e moccio.

La situazione è migliorata da quando ho insegnato a Oliver a darlo “a mamma”: ora quando mi rendo conto che sta per buttare qualcosa a terra, gli chiedo di darmelo e la maggior parte delle volte lo fa.

A volte è troppo AUTO

L’autosvezzamento si basa sull’autonomia, la libertà e l’indipendenza del bambino a tavola, che bisogna rispettare anche quando non è facile. Qualche settimana fa, Oliver ha passato una settimana senza mangiare. Quasi niente. L’ho lasciato scegliere, certo, tentandolo con ciò che gli piaceva più allora (i mandarini), ma dentro di me ero preoccupata.

L’unica cosa che ho potuto fare è ripetermi che Oliver si conosce. Che se ha fame mi chiede cibo e latte. E ricordarmi che anche noi a volte non ci sentiamo bene—mal di gola, denti, stomaco—e non abbiamo fame. Per lui è lo stesso. Quindi, segui il bambino, sempre.

Se ti è piaciuto, non perderti come iniziare l’autosvezzamento, ovvero il nostro primo giorno con il cibo solido ai sei mesi.


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  1. Carlotta, ho scoperto del tuo blog mentre,in fila dal medico, cercavo esperienze sul metodntessori. Ora, al 5 mese di gravidanza, seguo i progressi di Oliver con emozione.
    Sto cercando di farmi un’idea su tutto ciò che mi attrae, ho visto chr l’autosvezzamento (o complementare) è fortunatamente molto seguito.. Mi piace pensare all’idea della naturalità del processo, un po’ meno dei finti soffocamenti.
    Racconti in modo molto interessante ciò che accade, è sempre un piacere leggerTI! A presto.

    • Ciao Claudia, grazie per le tue belle parole! Ah, i tre mesi intermedi della gravidanza sono i più belli! Ormai avrai già fatto la morfologica, che emozione!

      Il metodo Montessori ti piacerà, ne sono sicura, e anche l’autosvezzamento, come dici tu, è molto naturale, ne scriverò molto di più. Se non vuoi perderti i post, puoi iscriverti alla mia newsletter e li riceverai direttamente per mail una volta a settimana. E se ce l’hai, mi faresti un favore se dessi Mi Piace alla mia pagina Facebook per aiutarmi a crescere anche lì (sono un po’ indietro sui social 😉 Un abbraccio a te e alla tua pancia! 🌸


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