La Tela di Carlotta
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Ciò che sento su Parigi

nov 15, 2015

Non so cosa sento su Parigi. Sugli attacchi che inondano il web, la televisione, la radio, le nostre menti. Non so nemmeno se voglio dire qualcosa e unirmi al turbinio di pensieri che ognuno si sente in dovere di condividere.

Quindi dirò qualcosa di estremamente ingenuo — senza dubbio alcuno — ma onesto. Che non rispecchia una visione politica o una corrente di pensiero. E lo condivido non perché penso sia rilevante, ma perché ci penso da venerdì e scrivere è l’unica maniera che ho di liberarmene, almeno temporaneamente.

Penso che Homeland, The Americans, House of Cards e altre centinaia di serie e film di cospirazione abbiamo intorpidito qualsiasi effetto sorpresa, paura, preoccupazione, shock. Ogni volta che ascolto notizie del genere, non ho paura, non sono sorpresa, preoccupata o scioccata. Forse dovrei esserlo, perché nella vita reale non arriva nessun Carrie Mathison o Presidente Underwood a salvare la situazione.

Ciò che sento, è confusione.

Riempiamo i nostri Facebook con parole sugli attacchi, copriamo le nostre foto profilo con il tricolore francese, condividiamo citazioni sullo sfondo della Torre Eiffel e preghiere per il popolo francese. Alcuni scrivono le loro paure, le loro preoccupazioni, la loro sorpresa. Altri dicono, lo sapevo, stanno arrivando, questo è solo l’inizio. Altri pensano a quanto si debbano sentire indifesi e terrorizzati i francesi in questo momento.

Io, invece, mi sento confusa.

Che differenza c’è tra venerdì e ogni altro giorno in cui NOI bombardiamo, attacchiamo, spariamo a LORO? Quando qualcuno da qualche parte schiaccia un bottone per attivare un drone che ucciderà decine di innocenti, importa il dove? Sarà che è l’Europa nel mirino? Sarà che siamo noi? Vicino a noi? Sarà che ci sembra normali , ma non qui? I loro innocenti sono forse meno innocenti dei nostri? Sarà forse che noi abbiamo il diritto di sentirci sicuri a casa nostra e loro no? La loro paura è forse meno straziante della nostra? E cos’è tutto questo puntare il dito? Chi è responsabile. Chi ha la colpa. Chi ha attaccato chi. È davvero importante? E se il vero problema fosse che esiste ancora un LORO e un NOI?

Non ho risposte, non so se qualcuno ne ha e se alcune sono più intelligenti di altre.

So solo che siamo probabilmente tutti responsabili per ciò che sta succedendo nel mondo e che la mia generazione in Europa è stata davvero fortunata. Fino ad ora?

Commenti

Matteo Pesci • nov 17, 2015

condivido il tuo pensiero Carlotta!
un saluto. a presto!

Carlotta • nov 23, 2015

Ciao Matteo, grazie. La verità è che forse non è un pensiero molto popolare (sicuramente ingenuo) e magari esternarlo alza sopracciglia, ma penso che sia bello poter condividere liberamente ciò che si sente. Grazie per leggermi sempre :-)

Lilli • nov 23, 2015

Sarebbe stato meglio tacere

Carlotta • nov 23, 2015

Ciao Lilli, potrei dire lo stesso del tuo commento ;-) Ovviamente, se ho deciso di pubblicare il mio pensiero, è perché non sono d'accordo con te, ma se hai voglia di spiegarmi le ragioni del tuo commento, mi fa sempre piacere confrontarmi sulle mie riflessioni (in questo caso sul perché le tragedie nel nostro occidente facciano le prime pagine di tutti i periodici, mentre quelle poco più lontano da noi — più frequenti e spesso più tragiche — passino quasi inosservate qui da noi/sui periodici italiani. Ma ripeto, è un pensiero forse ingenuo sulla nostra società, che non ha nulla a che vedere con storia e politica.

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Scrivo soprattutto di genitorialità consapevole, Montessori e multilinguismo. Dai un’occhiata agli ultimi post.

Montessori
Un giorno, io incinta di Oliver, mio marito mi disse: "Perché non mettiamo un materasso a terra nella camera del bimbo?". "Mai e poi mai" fu la mia risposta. È proprio così, con un rifiuto, che iniziò il mio viaggio Montessori e da allora respiro, vivo e applico la filosofia in casa ogni giorno, iniziando da me. Educare i bambini inizia da noi genitori. Per questo ho creato corsi apposta per i genitori che vogliono intraprendere un'educazione alternativa.
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La Tela di Carlotta l’ho sognato. Una mattina mi sono svegliata e nei miei sogni avevo creato un blog chiamato proprio come il romanzo. E niente, l’ho fatto! Molti anni e infiniti alti e bassi dopo, questa ragnatela di pensieri e storie è il mio lavoro. Ci ho messo molto tempo a capire che tipo di presenza online volevo essere e oggi lo so: sono trasparente, mostro vita vera, non pubblicizzo, consiglio solo marchi sostenibili (e non perché mi pagano) e credo nel valore del mio blog e dei miei corsi — perché se non crediamo noi nel valore del nostro lavoro, nessuno ci crederà per noi.
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