La Tela di Carlotta
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Bambini al ristorante: ricalibriamo le aspettative

ago 9, 2020

Parliamo ancora dei no che diciamo ai nostri figli. Parliamo delle loro reazioni isteriche quando li diciamo.

Molti dei NO e delle minacce che diciamo ai nostri figli sono il prodotto dell’educazione che abbiamo ricevuto e li diciamo perché crediamo che i bambini debbano essere in grado di attenersi a regole comportamentali decise da una società che premia l’immobilità: più un bambino sta fermo e zitto, più è bravo, più si “comporta bene”. Più si muove e non sa controllare i suoi istinti (più fa il bambino normale, insomma) più i genitori sono alla mercé di giudizi e dita puntate. Questa mentalità è un grandissimo fallimento della nostra società. Io mi ribello.

L’altro giorno eravamo al ristorante e due signore mi hanno detto che ho fatto un ottimo lavoro come madre, perché Oliver ed Emily sono stati seduti a tavola, hanno mangiato e poi si sono messi a disegnare tranquilli sulle loro tablet. Ho sorriso, ma mi ha dato fastidio, perché la stessa velocità con cui pensano ed esprimono un giudizio positivo, penserebbero e non esprimerebbero un giudizio negativo. Ho detto grazie, ma se non fossi stata stanca e la musica fosse stata più bassa, avrei detto quello che dico di solito.

Che non è sempre così e non sempre lo è stato. Che i miei figli hanno passato migliaia di ore nei ristoranti: non è più la novità e quindi l’eccitazione non impedisce loro di comportarsi come a casa. Che la società dovrebbe riconsiderare gli indicatori di buon comportamento dei bambini, che stare zitto e fermo sicuramente non è uno di quelli. Ma soprattutto che gli indicatori del mio successo di madre sono ben altri: che i miei figli si sentano tranquilli, ascoltati, rispettati, sicura della nostra fiducia — questo dovrebbe fare sentire una madre orgogliosa.

Possiamo evitare la lotta di potere al ristorante?

Pensiamo ad una scena comunque al ristorante. Un bambino di 2,5 anni corre in mezzo ai tavoli al ristorante, il genitore dice no, il bambino insiste, il genitore lo siede, il bambino piange. Si poteva evitare la lotta di potere e il pianto? Sì.

Scegliendo un ristorante adatto, con un’area giochi, portando dei colori, un gioco da tavola. In un posto così, il genitore non sente la pressione ed è più probabile che riesca a mantenere la calma.

Ricordandosi che è normale che il bambino non voglia stare seduto al tavolo, la sua natura è l’attività non l’immobilità (come vorrebbe farci credere la società).

Cominciando dal nostro esempio in casa: se quanto mangiamo ci alziamo in continuazione per andare a prendere il cibo in cucina, come possiamo chiedere ai nostri figli che stiano seduti?

Offrendo opportunità di praticare questa abilità: se non portiamo mai i bambini al ristorante, non possiamo pensare che quando lo facciamo sappiano come comportarsi (nemmeno se lo sanno a casa).

Fregandocene dell’opinione di una società che non capisce il bambino, pensando prima ai bisogni di nostro figlio e offrendogli alternative: “puoi correre intorno al NOSTRO tavolo. Puoi passare sotto al tavolo come se fosse un tunnel”…

Dedicandogli tempo a tavola, leggendo un libro e giocando con lui invece di parlare con gli amici: se non abbiamo scelto un ristorante kid-friendly con un’area giochi o un piccolo parco dove possa correre libero non è colpa di nostro figlio.

Uscendo con amici che capiscono tutto questo, che ci appoggiano e ci aiutino: gli amici che "alla sua età dovrebbe stare seduto a tavola" alla loro età dovrebbero sapere che giudicare qualsiasi persona (specialmente un bambino) sulla base di un'occasione singola è sbagliato e poco rispettoso.

Se nulla funziona, capendo che è arrivato il momento di alzarsi e fare una passeggiata, senza rancore, senza rabbia, senza “ecco, non posso mai godermi un pranzo”: se ci aspettiamo che nostro figlio stia seduto a tavola, siamo destinati a fallire tutti e a rovinarci il pranzo.

In un ristorante con area giochi, i genitori si possono godere il pasto

Come aiutare i bambini ad avere successo al ristorante?

Con tutto questo non voglio dire che i bambini non siano capaci di stare seduti a tavola, anzi: Oliver ed Emily da tempo sanno stare seduti per tutto il pasto con rare eccezioni. Ma finché fanno fatica dobbiamo dare loro gli strumenti per avere successo:

  • Permettiamo ai bambini di imparare con i loro tempi e con naturalezza, senza NO non necessari, senza castighi e senza minacce: è un processo, perché non renderlo più piacevole per tutti?
  • Ricalibriamo le aspettative: in una situazione in cui sappiamo che i bambini fanno fatica, l’unica aspettativa che possiamo avere è che avranno ancora più bisogno di aiuto, amore e comprensione.
  • Scegliamo un ristorante adatto, con dei giochi, dei libri per bambini o sulla spiaggia, dove anche le aspettative degli altri clienti siano ben calibrate;
  • All’inizio scegliamo sempre lo stesso ristorante, che crea famigliarità sia con il cibo sia con l’ambiente: e ricordiamoci che in ogni posto nuovo, un bambino piccolo impara da zero.
  • Mamma e papà fanno a turno: il papà si prende la responsabilità del figlio per metà pranzo e la mamma per l'altra metà. Oppure la mamma si prende la responsabilità un giorno e il papà l'altro: in questo modo, uno dei due genitori è sempre 100% presente per gli amici e l’altro 100% presente per i bambini.
  • Abbassiamo il volume della vocina interiore che ci dice “ci stanno guardando tutti”. Chi giudica i genitori di un due-enne che corre intorno ai tavoli non ha la più pallida idea dello sviluppo dei bambini.
  • Lasciare che i bambini imparino con naturalezza è giusto e più efficace, ma il rispetto per gli altri è fondamentale: anche gli altri clienti hanno il diritto di godersi il loro pasto. Se abbiamo portato i nostri bimbi in un posto non adatto a loro, è nostra responsabilità assicurarci che non disturbino, giocando con loro e intrattenendoli finché sapranno farlo da soli.

Se ti interessa approfondire questo tipo di approccio e un tipo di educazione diversa da quella con cui, forse, sei stato cresciuto tu, ti invito a dare un'occhiata al mio corso online Diventa un genitore Montessori ed educa nel rispetto.

Commenti

🌸 Rossella • ago 8, 2020

Ciao Carlotta sono perfettamente d'accordo, da te mi sento capita, la mia piccola non riesce a stare molto tempo seduta, ma io comprendo la sua esigenza di movimento.
Mio marito dice che non si comporta bene perché lei si alza, caspita ha solo 4 anni, come può rimanere tutto il tempo seduta?
Un abbraccio grande e grazie per tutto.. Ho iniziato il tuo corso, voglio farlo piano piano senza fretta.. 😘

🌸 Carlotta • ago 11, 2020

Sono d'accordo con te! Credo che le frasi di tuo marito siano dettate dall'educazione che ha ricevuto, sono automatiche. Se gli va di seguire il mio corso, scrivimi una mail con la sua mail (e nome e cognome) e gli do volentieri l'accesso al corso, più lottiamo per cambiare la mentalità meglio è 💕

🌸 Alessandra • ago 8, 2020

Noi non siamo amanti dei ristoranti, non lo eravamo nemmeno prima quando eravamo senza figli. Ci piace andarci tipo una volta l’anno ed é l’unica occasione in cui siamo soli. Per questo posso dire che i miei figli non sono abituati e che continueranno a non esserlo per molto. Le rare volte che siamo “costretti” ad andare... mi metto l’anima in pace che sarà faticoso, che io e mio marito non ci “godremo” la cena e che faremo solo presenza nei confronti degli amici. In ogni caso, per fare un discorso più generale, quando non avevo figli a me i figli degli altri non hanno mai disturbato. Temevo di disturbare io o la mia comitiva. Ricordo occasioni d’estate in ristoranti all’aperto e magari fra di noi c’era chi aveva bevuto troppo e se c.’era un tavolo con bambini moderavo i toni di tutti, per non disturbare, mentre un bimbo che corre, a me cliente, non disturbava affatto (diverso il discorso per il cameriere che rischia di cadere o far cadere ciò che porta). Detto questo il mio punto debole saranno sempre gli altri: in presenza di altri io reagisco o mamma zen o mamma isterica. Non ho vie di mezzo, che invece sono a casa (ma grazie al tuo corse sempre più zen 😎)! Ci sto lavorando. 😅

🌸 Carlotta • ago 11, 2020

Grazie per il tuo commento! E grazie anche per aver parlato dal punto di vista di persone senza figli, molto interessante: anche a me, a dire il vero, non hanno mai dato fastidio i bambini che giocano (il pianto sì, lo ammetto, è sempre stato un mio limite).

E poi trovo che sia anche molto importante ricordare che questo discorso deve adattarsi alle preferenze di ogni famiglia, che se non si ama andare al ristorante, perché forzare la situazione? Noi adoriamo da sempre mangiare fuori casa, quindi per noi è stato naturale includere i bambini.

Grazie davvero per il tempo che hai dedicato a scrivere questo commento, punti di vista molto interessanti!

🌸 Gab • ago 9, 2020

Ciao, sono molto d’accordo con quello che scrivi, mi sono sempre vergognata tantissimo per i miei figli incapaci più di altri a stare tranquilli al tavolo, pur cercando dj mettere in pratica tt i tuoi consigli. La verità è che soprattutto in Italia ormai i bambini vengono considerati come degli alieni e si fa molta fatica accettare che esistano anche famiglie a cui fa piacere andare al ristorante!

🌸 Carlotta • ago 12, 2020

Ciao carissima! Mi spiace leggere in molti vostri commenti che in Italia c'è davvero poca comprensione verso i bambini.

Io credo sia importante rispettare gli altri e gli spazi comuni e da sempre sia io che mio marito chiediamo ai bambini di parlare più piano e camminare se siamo in posti non adatti a famiglie: credo che sia nostro dovere come membri di una comunità ed è lo stesso rispetto che vogliamo trasmettere ai nostri figli. Ma credo che il livello di sopportazione spesso sia troppo basso, un bambino è pur sempre un bambino e per lui non esistono spazi adatti o meno, esiste solo esprimere la propria natura: per questo, quando erano più piccoli sceglievamo sempre ristoranti con aree giochi o comunque frequentati da famiglie, ma mi dicono in tanti che ci sono poche realtà così in Italia. È un peccato, sono anni che dico alle mie amiche in Italia di crearli perché avrebbero tantissimo successo! 😉

🌸 Alessia Secci • ago 9, 2020

Ciao Carlotta, da un po’ di tempo ti seguo su Instagram, oggi ero davvero curiosa di leggere questo tuo pezzo e appena ho trovato il tempo l’ho letto. Condivido tutto quello che scrivi, noi abbiamo abituato Benedetta ad uscire con noi da subito, quando aveva 1/2 anni per poter mangiare tranquilli le facevamo vedere i video musicali su YouTube. Poi durante una vacanza in Toscana, in un ristorante la proprietaria ci ha portato un contenitore pieno zeppo di giochi di tutti i tipi. Benedetta ha giocato serena durante tutta la cena. Da quella sera ogni volta che andiamo al ristorante portiamo la sua valigetta dei giochi che comprende anche album, libri e pennarelli. Abbiamo detto addio al telefono con YouTube. Io personalmente da quando sono mamma noto di più una certa insofferenza nei confronti dei bambini al ristorante o altrove , questa cosa mi crea molta difficoltà perché spesso vedo più tolleranza nei confronti dei cani. E noi abbiamo anche il cane! Quello che faccio fatica a mettere in atto è il fregarmene di ciò che la società pretende dai bambini, sento spesso la pressione di dover essere in un determinato modo, vorrei sentirmi più libera e vorrei che mia figlia potesse sentirsi libera. Ce la mettiamo tutta ma non è sempre facile.
Grazie per i tuoi preziosi spunti.
Un abbraccio Alessia

🌸 Carlotta • ago 12, 2020

Grazie per il tuo commento, Alessia. Credo che tu abbia toccato molti punti importanti: 1. grazie per aver condiviso la tua esperienza riguardo ai video, anche io penso che i bimbi non abbiano bisogno di schermi a tavola, rovina anche l'esperienza sensoriale del pasto; 2. che bello leggere che anche in Italia ci sono ristoranti che pensano ai piccoli e preparano una cesta di giochi (spesso basta quella, è un dettaglio minuscolo, non capisco perché non lo facciano tutti!); 3. credo che non esista libertà senza limiti e i limiti sono importanti per rispettare la comunità, quindi non voglio che il messaggio che passa sia di fregarsene della società. Per esempio, non sono d'accordo con quei genitori che lasciano fare ai bambini tutto ciò che vogliono, non credo sia né sano né rispettoso. Ma sono d'accordo con te sul fatto che la società pretenda troppo dai bambini o almeno lo pretenda in modo sbagliato: i bambini sono capaci di molto più di quanto pensiamo, ma dobbiamo dare loro fiducia affinché ce lo dimostrino. E comunque no, facile proprio non lo è 😅

🌸 Anonimo • ago 25, 2020

Ciao Carlotta, leggo e ascolto spesso quello che scrivi e dici e, anche in qs caso, bambino al ristorante, mi hai dato nuove chiavi di lettura e ti ringrazio. Al ristorante sto molto attenta che il bambino non infastidisca le altre persone perché io ricordo perfettamente cosa pensavo dei genitori che non lo facevano quando io nn ne avevo...
Ricordo anche una sera in un ristorante la faccia della coppia accanto a noi quando hanno visto il passeggino...e nemmeno lo avessimo fatto apposta...quella sera il nostro piccolo era indemoniato... abbiamo mangiato a turno passeggiando del parcheggio per calmarlo, evidentemente nn era una buon serata, pazienza...

🌸 Carlotta • set 7, 2020

Eh, quelle serate capitano a tutti, se no non ci potremmo dire genitori! Quando capita, non possiamo fare altro che adattarci, ma anche io in generale credo che il rispetto degli altri sia tanto importante quanto il rispetto del bambino. Preferisco non portarli se penso che non avranno successo 💕

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Arriva a breve!

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Scrivo soprattutto di genitorialità consapevole, Montessori e multilinguismo. Dai un’occhiata agli ultimi post.

Montessori
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