La Tela di Carlotta

«Sia questo sia quello» o «sia questo che quello»?

ott 14, 2009

Onestamente non mi dispiace né «sia questo sia quello» né «sia questo che quello». Non riesco a decidermi su quale forma preferisco. Entrambe mi suonano corrette — sì, perfino ad una puntigliosa perfezionista ossessionata dalle grammatiche come me — e nessuna delle due è una tromba in un orecchio.

Quindi qual è la forma corretta grammaticalmente e quella che ho deciso di usare d’ora in avanti, facendo uno sforzo in onore della coerenza?

Questa volta, la decisione l’hanno presa per me Valeria Della Valle e Giuseppe Patota nel loro Il Salvaitaliano (Sperling & Kupfer Editori, 2000) in cui mi illuminano scrivendo che la forma tradizionale, per questo tipo di correlazioni, è sempre stata «sia… sia».

Addirittura, nel passato — continuano — quando la gente ancora coglieva che quel sia era forma del verbo essere (e io aggiungerei, per chi vuole rispolverare la grammatica, che è il congiuntivo presente del verbo essere, usato con valore concessivo) si potevano trovare anche altre coppie di voci verbali, come «siano... siano» o «fosse... fosse».

La forma «sia... che» ha fatto la sua comparsa per la prima volta nell'Ottocento e oggi è diffusissima — e si sa, l'uso sempre corrompe la lingua — per cui considerata corretta e perfino tollerata (pur non completamente accettata) dai grammatici.

Ma ammoniscono:

“Noi, comunque, vi suggeriamo di non usarla, sia per amor di tradizione, sia perché, in frasi lunghe e complesse, potrebbe generare confusione con altri tipi di che. Pensate a una frase come questa: «La mostra è adatta SIA agli adulti, che apprezzeranno l’equilibrio delle linee e dei colori, CHE ai bambini, che potranno divertirsi nello “spazio disegni” creato apposta per loro».Se, al posto di «sia... che», userete «sia... sia», eviterete quella gran folla di «che», e tutto diventerà più chiaro: «La mostra è adatta SIA agli adulti, che apprezzeranno l’equilibrio delle linee e dei colori, SIA ai bambini, che potranno divertirsi nello “spazio disegni” creato apposta per loro».”

E ancora Aldo Gabrielli, che è stato linguista, glottologo e lessicografo italiano, ci consiglia:

“Oggi è comunissima la correlazione «sia... che», anziché «sia... sia», che è quella raccomandata dalle grammatiche; un «sia... sia», ripetuto costantemente quante volte occorra.È un costrutto che si richiama al latino «sive... sive», o «seu... seu», che negli antichi testi classici troviamo ripetuto fino a tre e quattro volte. Inoltre anche i più antichi esempi italiani lo confermano.In un commento alla Commedia d’un contemporaneo di Dante, troviamo: «Racconta gli effetti delle sue opere, e ciascuna pare che voglia fama, sia di bene sia di male»; e sentite questo periodo di Daniello Bartoli, politissimo prosatore del Seicento: «A voi solitario e romito, sia per natura, sia per professione, sia perché la qualità e la condizion degli studi vi tiene in astrazione di pensieri...». [...] se un consiglio dovessi dare, raccomanderei di attenersi alla vecchia classica forma del «sia... sia», ripetuto anche dieci volte.”

E io accetto il consiglio, sia perché amo la tradizione, sia perché in questo modo la mia coscienza grammaticale si sente più a suo agio, sia perché in fondo è quella che intimamente preferisco, sia perché – ammettiamolo – al giorno d’oggi il congiuntivo è il primo della fila nella schiera dei disoccupati italiani.


Ricapitoliamo:

"Sia questo sia quello" o "Sia questo che quello"?

Le forme sono entrambe accettate dalle grammatiche italiane, ma io mi schiero con la tradizione (derivante dal latino «sive... sive» o «seu... seu») e uso «sia... sia».

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Commenti

Roberto • nov 30, 2020

Molto interessante e, soprattutto, utile.
Grazie.

🌸 Carlotta • dic 13, 2020

Grazie mille, Roberto! Sono felice ti sia stato d'aiuto! 🌸

Paola Riboldi • mag 5, 2012

Grazie Carlotta e Aldo Gabrielli, mi avete chiarito un dubbio che avevo da anni. Traduco testi medici dall'inglese e detesto inserire errori di questo tipo nelle mie traduzioni!Buon lavoro!

Adriano • feb 14, 2010

Sempre relativamente al "che". Scrivendo "questo al posto che quello" mi è stato obiettato che si dice "questo al posto di quello" oppure "questo piuttosto che quello". Ho effettivamente usato una forma non grammaticale?

Lo so! Anche io sono triste che sia già finito!