La Tela di Carlotta
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Suicidio? Io giudico

mag 14, 2010

Oggi, surfando tra i blog dei miei amici, un post mi ha colpita. Barbara lo ha intitolato Scelte di non-vita. Suicidio. Il suicidio è un argomento che mi regala emozioni contraddittorie. Una realtà per la quale a mio tempo ho segretamente pensato di studiare psicologia. Un mondo su cui mi sono sempre interrogata. Affascinante, intrigante e allo stesso tempo distruttivo, temibile. Un tabù che ho sempre voluto svelare e, forse – in qualche modo – giustificare, come se questo fosse l’unico modo per capirlo.

Fino a quando l’ho vissuta da vicino.

Un numero nella mia mente indefinito di anni fa, ho conosciuto una ragazza, in una chat che frequentavo. Ex-fidanzata di un caro amico. Avevamo iniziato a scriverci per un motivo che ora mi pare ridicolo: lei era gelosa di me e del mio rapporto con il suo ex-fidanzato. E poi qualcosa di imprevedibile è accaduto: in pochi minuti di conversazione – scritta – le parole di astio e accusa si sono trasformate in presagi di una potenziale amicizia.

Scopro in lei una diciottenne (io allora avevo qualche anno più di lei) dolce, ma allo stesso tempo determinata ed acuta, forse un po’ ribelle. Parliamo di amore, di perdita, di dolore.

Un giorno ricevo un messaggio: “voglio suicidarmi”. I miei occhi lucidi svelano immediatamente una sensazione tanto profonda, quanto scomoda: percepire che non solo non è uno scherzo, ma una vera e propria confessione.

Le scrivo, le parlo con la stessa serietà con la quale lei ha parlato a me. Non ho mai salvato quel messaggio, ma lo ricordo come un inno alla vita. Sincero, spontaneo, a tratti banale, perché le parole della felicità – o della razionalità – che contratta con il dolore sono spesso banali. Non ricordo cosa le scrissi, ma ho conservato cosa lei scrisse a me.

Mi ha fatto piacere il tuo messaggio. Sei una ragazza molto saggia e le cose che hai detto sono giuste. Col dolore bisogna conviverci civilmente, lo so, è solo che sono sempre stata troppo "anarchica" per accettare regole civili. E se il mondo non mi piace, non lo accetto e non lo accetto. E il mondo non mi piace. Voglio morire dall'eta di 14 anni, che tu ci creda o no, ed è l'unica cosa che desidero con tutta me stessa.Finora solo una cosa mi ha fermata. Il terrore di buttarmi e non morire sul colpo. Di essere cosciente quando la morte arriverà, di toccare l'asfalto e capire ancora tutto.So che ti sembrerò pazza e il mio discorso non è intelligente come il tuo. Voglio suicidarmi, ma dentro sono già morta da tempo perché in me è morta la speranza nelle persone, nell'amore, in me stessa. E anche se dicono che la speranza è l'ultima a morire, ti dirò che in questo caso lei è morta prima di me, io prima di lei e il mio corpo, se avrò le palle, morirà con loro.

Un romanzo, stava scrivendo il suo personale romanzo. Con tanto di finale. Quello stesso giorno, scomparve. La trovarono tre giorni dopo, morta. Quella stessa morte che aveva figurato per se stessa: si era buttata. E non è morta sul colpo, come ha poi rivelato l’autopsia.

Fu notizia da telegiornale, una come le altre, tra le altre. Non per me. Piansi per giorni e ancora adesso, quando il pensiero ritorna si porta sempre via un po’ della mia serenità.

Ho pensato tanto in questi anni al suicidio, a lei. A una ragazza di diciotto anni che il giorno prima passa l’esame di guida e il giorno dopo si suicida. C’è chi sostiene che sia una questione genetica: qualcuno nasce con il gene del suicidio e prima o poi, non importa quanto tenti di ignorare l’istinto, troverà il modo di suicidarsi.

Questa teoria non è ancora stata provata e forse rimarrà per sempre nel laboratorio delle non-scoperte. Fondata o meno che sia, io a lungo ho voluto crederci. Dà sollievo giustificare razionalmente qualcosa che di razionale non ha nulla. Eppure, nemmeno appellarmi a tutta la mia razionalità riesce a giustificarlo.

Barbara ha riportato una bellissima frase di Coelho:

In un mondo in cui si tenta disperatamente di sopravvivere, come si possono giudicare le persone che decidono di morire?

La mia conclusione è una – per quanto scomoda, estremista e crudele possa sembrare. Io giudico.

Giudico i casi singoli. Giudico lei che ha deciso di morire e non la approvo. Giudico perché è stata vigliacca. Perché credo che nel suo caso sia più semplice morire che tentare disperatamente di sopravvivere, specialmente quando la vita ti delude. Giudico perché è stata egoista. Perché ha messo fine alla propria sofferenza e delusione, e costretto amici e familiari ad entrare nelle proprie e restarci per il resto della loro vita. Giudico perché è stata ingrata. Lei, bella, giovane, sana e intelligente. Non su una sedia a rotelle, paralizzata dalla testa ai piedi, dipendente da altri esseri umani anche solo per andare in bagno. Ma ha deciso comunque di morire.

È vero, non tutti siamo gladiatori e combattenti. E non tutti siamo felici. E non tutti troviamo motivi per uscire dalla nostra infelicità. Ma tutti – tutti – possiamo trovare aiuto. In noi stessi, in una persona, in un’immagine, in una parola, in una melodia, in un luogo. Qualsiasi aiuto.

Ci vogliono le palle per morire, ma ce ne vogliono molte di più per vivere.

Lei cercava le palle di morire e quello che non ho mai potuto dirle è che ci vogliono molte più palle per vivere. Per amare – un amore, un amico, un genitore. Perché vivere è un atto d’amore. E credo che questo lei lo sapesse. E allora, io giudico.

Commenti

Baby • mag 17, 2009

Sono d'accordo con te quando dici che ci voglioni le palle soprattutto per vivere. Dico che non giudico, perché semplicemente ognuno di noi ha il diritto di decidere per sè, giusto o sbagliato che sia (e secondo me è sbagliato decidere di non vivere più). Purtroppo sono cose che mi mettono una tristezza profonda e mi chiedo sempre cosa possa spingere una persona a compiere un atto del genere. Ma credo che in certi casi non ci siano risposte.

Carlotta • mag 20, 2009

"Ognuno ha diritto di decidere per sé". È una verità assoluta che non posso contestare. Ammiro molto la tua capacità di non giudicare. Credo sia un grande gesto di tolleranza verso il prossimo. Io, per quanto mi sforzi, ammetto di non poterne fare a meno: essere critica e prendere posizione fa parte di me e, più spesso che non, mi piace.
In questo mondo in cui sembra non ci siano mai risposte, io voglio lottare per trovarle, affidarmi alla razionalità e ascoltare quello che dice la mia mente.


Se un uomo in salute improvvisamente si accascia al suolo e muore d'infarto lasciando moglie e figli, allora sì, sono d'accordo con te, c'è risposta, non c'è spiegazione – se non medica. Solo tristezza.


Ma se una persona circondata da amici e familiari che la amano odia a tal punto la vita da decidere di non vivere più, la mia spiegazione è una: egoismo, ingratitudine e vigliaccheria. Lacrime sì, ma molto più di rabbia che di tristezza.


Estremista? Lo so, a volte sì. Dovrò lavorarci. E per farlo, non c'è nulla di meglio di uno scambio di idee. Grazie.

Baby • mag 20, 2009

Grazie a te :)

Francesca • mag 27, 2009

Sono d'accordo con te Carlotta. La vita potrà andare quasi sempre male ma scegliere di morire per mano propria non ha senso. La vita è un dono, è l'unica chance che ci è stata concessa. Non possiamo permetterci di bruciarla in un solo istante di follia.A tutti coloro che almeno una volta hanno avuto lo stupido pensiero del suicidio ricordo di scegliere la vita, perchè in un futuro non troppo lontano, si capirà di aver fatto la scelta giusta. La scelta più giusta dell'intera esistenza!

Lucifer • nov 3, 2009

egoismo e immaturità. non aveva capito che la sua corrente emozionale era solo un periodo che sarebbe prima o poi passato, causa : gli ormoni. ci siamo passati quasi tutti, da questa sensazione e non si è accorta di avere una famiglia.

Manuela • mag 5, 2016

Ciao Carlotta,complimenti x il tuo blog... sai sempre cosa dire nel modo giusto.ti seguo da un pò ma non ti ho mai scritto...questo argomento mi tocca xchè ho vissuto da vicino il suicidio della sorella di una mia carissima amica e anch'io come te non riesco a concepirlo. Ho visto cos'hanno passato le persone che sono rimaste, i genitori, la sorella e ho capito che chi se ne va si toglie un problema ma sicuramente ne lascia molti a coloro che restano con il dubbio di non essere mai riusciti a fare e a capire abbastanza...potrei concepirlo nel caso di un problema grave di salute ma così da parte di una ragazza di poco più di 20 anni che ancora non ha vissuto il meglio che può riservarti la vita (ora sarebbe zia di 2 splendide nipoti) non lo capisco...mio Padrino a soli 50 anni è stato stroncato da un terribile tumore e ha fatto di tutto x poter continuare a vivere...

🌸 Carlotta • mag 5, 2016

Manuela, grazie per il tuo commento su un argomento così complicato e per condividere la tua esperienza. A dire il vero da quando scrissi questo post nel 2010, ho dovuto ricredermi un minimo in luce delle nuove scoperte scientifiche che collegano sempre di più il suicidio alla genetica. In un certo senso dà sollievo spiegare razionalmente qualcosa che è così difficile da capire e concepire, non trovi?

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