Lifestyle blog di Carlotta Cerri
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Un Natale e una vita senza aspettative

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Voglio dedicare questo Venerdì dal Mondo al Natale.

L’anno scorso scrissi questo post triste, che rispecchiava appieno il mio umore nel periodo natalizio degli ultimi anni — una tristezza che cercavo di mascherare prima con regali e cene con amici, poi dicendo frasi del tipo “non mi interessa il Natale”. La verità è che ero ancora schiava del Natale.

Quest’anno qualcosa è cambiato e ieri mi sono finalmente resa conto di essermi liberata dalla schiavitù di questa festa imposta da una religione che ho abbandonato ormai da anni. Non so spiegare perché — forse è il lavoro su me stessa che ho fatto durante l’anno e specialmente negli ultimi sette mesi di gravidanza; forse sono cresciuta; o forse, semplicemente, nella mia mente il Natale ha perso finalmente quel fascino che mi portava ogni anno a rimpiangere la felicità passata.

Quest’anno, ho passato il più bel Natale da anni. Niente regali sotto l’albero — ma sì all’albero e alle candele profumate che mi rendono felice. Niente corsa ai regali, se non per uno che avevo in mente da un mese e che è andato a Bella, la mia prima nipotina adottiva. Niente pranzi da cui riprendersi per i tre giorni successivi. Niente compromessi. Niente obbligazioni. Niente desideri. Niente aspettative.

Solo io, Alex, Colbie, il sole, il mare e il più bel regalo che potessimo mai desiderare: la nostra scimmietta che cresce sana e a vista d’occhio nella pancia.

Il nostro Natale

Ieri ci siamo svegliati dopo la bella cena della sera prima a casa di amici, abbiamo fatto colazione — uova strapazzate e bacon — ci siamo mangiati il Babbo Natale a testa che avevo appeso all’albero e abbiamo dato a Colbie il suo regalo speciale: una passeggiata di tre ore in spiaggia, con i piedi —Colbie tutta — nell’acqua cristallina e un sole primaverile a scaldarci i cuori già caldi. Un pranzo leggero,  FaceTime con papà in Sicilia e con le donne della famiglia (sorella, mamma, zia e nonna) a Torino, le stelle di Natale di Alex, un film e un tè con Niko, Marisa e la piccola Bella.

Bellissimo.

Quando mi sono svegliata al mattino, non avevo idea di cosa avremmo fatto, di come sarebbe stata la giornata, se mi sarei sentita triste all’idea di non partecipare alla riunione di famiglia in Italia. Non avevo obbligazioni, desideri. Non avevo aspettative.

Le aspettative sono il vero nemico

Ho passato tutto l’ultimo anno a combatterci all’ultimo sangue e, dopo l’ultima delusione e sofferenza che mi hanno causato ad Ottobre — mannaggia a me, avrei dovuto essere più saggia dopo un anno di lotte — credo di star vincendo finalmente le mie prime battaglie. E ho finalmente capito una cosa a cui ieri non riuscivo a smettere di pensare.

Sono le aspettative a rovinare tutti i più bei momenti — e i programmi in generale. Senza aspettative, non possiamo rimanere delusi o arrabbiarci se una persona non ci chiama o non viene a trovarci; se non riceviamo il regalo che volevamo; se una riunione tra amici è noiosa; se la giornata lavorativa si rivela un disastro; se la sveglia non suona e siamo in ritardo; se u programma non funziona e un’ora di lavoro scompare nel nulla; se un nuovo progetto non prende piede…

Perché la verità è che siamo noi stessi a creare le situazioni mentali che porteranno poi a delusioni e rabbia. Siamo noi stessi che ci dimentichiamo di vivere nel presente, nell’ora, senza proiettare la nostra mente al futuro e a quello che potrebbe/dovrebbe riservarci. Sono le nostre menti i nostri più acerrimi nemici.

Almeno qualcuno si sta divertendo… Almeno qualcuno si sta divertendo… Ce l'ho fatta… dorme! Ce l’ho fatta… dorme!

Vivere senza le piccole aspettative

Ci sono aspettative dalle quali forse non riuscirei a liberarmi nemmeno se ci provassi — quei piccoli “desideri” inconsci che diventano come una realtà in itinere. Che mio figlio nasca in salute a marzo — anche se preferisco continuare a leggere tutto ciò che può andare storto. Che mio marito mi sia fedele sempre — ma so bene che la carne è debole e che tutto è possibile. Che domani uno tsunami non sommerga Marbella — sebbene l’imprevedibilità della natura sia, come la morte, una delle poche certezze della vita.

Ma sono le piccole aspettative di tutti i giorni quelle da cui dobbiamo liberarci. E vivere senza aspettative significa essere più felici. Significa vivere consapevolmente nel qui e nell’ora. Significa arrabbiarsi di meno e ridere di più in situazioni spiacevoli.

Un augurio per il 2015

Per l’anno nuovo normalmente si augura che tutti i desideri e progetti si realizzino. Che si trovi la felicità e l’amore che stiamo cercando. Che ci riservi quanto di più meraviglioso esista.

Ma questo prevede creare ed avere aspettative nocive.

Quest’anno, io auguro a me stessa, a chi amo e a chi mi ama, di imparare a liberarsi dalle piccole aspettative. Che alla fine, è come augurare la felicità, con l’unica differenza che prevede un lavoro personale non indifferente, prendere in mano la propria vita e la propria mente invece di lasciarle alla mercé di destino, dio, karma o qualsiasi cosa in cui si creda.

In quanto a me, come ricordo tutti i giorni nella mia sessione di meditazione, io ho scelto di credere nella mia mente, nel suo potere e nella mia capacità di modellarla e controllarla per diventare sempre più la persona decente che voglio essere — e libera da aspettative. Per me stessa e per chi mi sta vicino.


E visto che oggi è pur sempre Venerdì dal Mondo, vi lascio con un questo link che mi ha fatta ridere. Buone feste a tutti!


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  1. Approvo quanto scrivi. Perche’ da quando mio papa’ e’ morto, ed io avevo 17 anni, ho capito di non potermele piu’ permettere. Forse non ne ho mai avute, in generale mai verso giorni e persone….
    L’unico retaggio sopravvissuto e’ quanto concerne i figli e il bene che mi auguro per loro. Ma questo e’ un discorso lungo.
    Un sorriso

  2. Sono d’accordo, perchè il tuo esempio di passare il Natale con spontaneità, assoluta normalità e quindi felicità dovrebbe aprire gli occhi a tante persone che ancora cercano disperatamente la magia della festa, aggrappandosi a una tradizione puntualmente alimentata fin troppo bene da film, media e quant’altro. Nelle tue foto invece non c’è quasi nulla di natalizio, però c’è apertura, calore, gioia. Ma è la seconda parte dell’articolo che più mi colpisce. E’ proprio vero e questo me l’ha confermato tempo fa un’amica, psicologa: spesso il lavoro con il paziente in difficoltà e a rischio di problemi quali ansia e depressione verte proprio sull’allontanamento e sulla cancellazione delle aspettative. Tutto il resto l’hai già spiegato tu, efficace e impeccabile come sempre. Buon Anno!


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