La Tela di Carlotta

Un nome *non* è solo un nome

dic 18, 2008

Lo chiamano Adolf Hitler e si indignano se il pasticciere non “tollera” la loro decisione e si rifiuta si scrivere il nome sulla torta di compleanno – gesto, se vogliamo dirla tutta, altrettanto discutibile.

La definiscono “intolleranza”, che per me è amica di “rispetto”. Io mi chiedo: come fanno a chiedere rispetto a degli sconosciuti, quando loro per primi lo negano ai propri stessi figli?

Non si tratta nemmeno più di essere nazisti, negazionisti o non esserlo. La verità è che è solo una questione di amore per delle creature che metti al mondo e per le quali sei responsabile.

E se i nomi dati alle prime due figlie – JoyceLynn Aryan Nation in onore dell’organizzazione neonazista Aryan Nation, e Honszlynn Hinler Jeannie, molto simili in pronuncia all’Himmler capo delle SS e organizzatore dell’Olocausto – sono passati pressoché inosservati, salvati dall’ignoranza della gente, con l’ultimo questi due nostalgici – patetici? – genitori hanno superato il limite del buon senso, restituendo al mondo un Adolf Hitler.

E sì, è vero, un nome è solo un nome come un colore è solo un colore. E mi piace pensare che questo bambino sarà il futuro Premio Nobel per la Pace, ma suvvia… viviamo nel mondo reale. Adolf Hitler non è solo un nome, è storia. Storia di morte e distruzione, di malvagità e terrore, di lacrime e sofferenza infinita. È un nome che porta con sé un bagaglio di violenze impossibile da riscattare.

E penso.

Penso a cosa succederà quando a scuola il piccolo Adolf Hitler studierà la storia, quando si ritroverà davanti le scene di un film sull’olocausto e ne conoscerà le atrocità, quando le fosse di cadaveri nudi e ammucchiati gli entreranno in mente e non lo faranno dormire la notte.

Cosa succederà quando anche i suoi compagni studieranno la storia, vedranno quelle immagini e assoceranno i nomi, faranno domande, vorranno risposte e magari Adolf Hitler si ritroverà solo, emarginato, perché questo nome non è solo un nome.

Cosa succederà quando invece che il nome su una torta di compleanno, gli verrà negata la firma in un progetto lavorativo. O, nel caso più estremo e spero inverosimile, quando si ritroverà sanguinante, picchiato da chi quelle associazioni le avrà trasformate in violenza.

A me piace credere nella bontà delle persone, ma non sfidare la loro cattiveria. Perché la cattiveria è ovunque e basta un gesto per scatenarla.

Sì, è forse sbagliato giudicare, ma io questi genitori non solo li giudico, li condanno. Per non amare abbastanza i propri figli. Per non avere rispetto per loro. Per metterli in balia di pericoli in un mondo in cui i pericoli non bisogna cercarli a lungo per trovarli.

E tutto per un’ideologia e una patetica nostalgia.

Commenti

Baby • dic 20, 2008

Mi viene la pelle d’oca al solo pensiero che due genitori possano aver dato un nome del genere al proprio figlio. E penso che queste due persone lo educheranno all’intolleranza e alla violenza perché se dai nomi del genere, un motivo c’è! E quando questo bambino studierò la storia a scuola, magari i genitori lo avranno già “istruito” a modo loro, insegnandogli che ciò che il nazismo ha provocato è giusto… ma sono solamente ipotesi. Devo essere sincera, queste cose mi spaventano non poco, soprattutto vedendo ogni giorno di più come queste nuove gnerazioni siano vicine a ideologie che nemmeno conoscono.

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Perché la Tela di Carlotta?
La Tela di Carlotta l’ho sognato. Una mattina mi sono svegliata e nei miei sogni avevo creato un blog chiamato proprio come il romanzo. E niente, l’ho fatto! Molti anni e infiniti alti e bassi dopo, questa ragnatela di pensieri e storie è il mio lavoro. Ci ho messo molto tempo a capire che tipo di presenza online volevo essere e oggi lo so: sono trasparente, mostro vita vera, non pubblicizzo, consiglio solo marchi sostenibili (e non perché mi pagano) e credo nel valore del mio blog e dei miei corsi — perché se non crediamo noi nel valore del nostro lavoro, nessuno ci crederà per noi.
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